Donna Geltrude, ricca signora di via Posillipo. Donna “Giuvannina”, con otto figli, costretta a mendicare. In un “basso” napoletano, fra le buste per l’immondizia in plastica nera sparse ovunque perché adoperate come sacchi, lavoravano decine di operaie. In una cantina della via Fontanelle, dove tanti guantai e “scarpari” bevevano e mangiavano nell’ora di spacco, iniziavano a delinearsi i diritti e i doveri dei lavoratori. Una ragazza con la sola licenza elementare capace di descrivere in dettaglio uno dei mestieri più complessi del mondo. I “cazunari” negli anni Settanta, grazie alla loro creatività, inventano la raccolta differenziata. Un bambino che vende le sigarette ai semafori, scopre che Cristo è un uomo qualunque. Il terremoto del Novembre dell’Ottanta che sconvolse il rione e una parte della regione. Queste ed altre storie s’intrecciano in un romanzo che parla di una famiglia di maestri guantai, in un quartiere di Napoli tra i più difficili d’Italia. Sullo sfondo di vicende umane alterne e talora assurde, l’incuria, la povertà, la miseria; per contro, l’arte delle cucitrici e quella dei tagliatori di pelle.

Qualcosa in più
Nel tufo si può leggere la storia dei lavoratori di Napoli. Il romanzo prende spunto da una storia vera. Il libro racconta di una famiglia di guantai, sottraendo l’arte di arrangiarsi alla sua definizione classica: nulla di più falso è “l’economia del vicolo”. Se affrontare il tema del lavoro a Napoli è stata cosa disdicevole, parlare di lavoratrici e lavoratori non ha mai entusiasmato la platea di giornalisti e intellettuali, considerando le poche eccezioni. Trascurare un intero comparto che ha esportato guanti e scarpe in tutto il mondo è anomalo sia sotto il profilo storico che economico. Le perplessità non hanno ancora una risposta. Il libro parla del lavoro e dei lavoratori. I guantai, attraverso la loro straordinaria passione, riescono a diventare i più bravi artigiani del mondo. Le donne hanno avuto un ruolo importantissimo in questo mestiere, tanto da “trasformare” il quartiere in un piccolo distretto industriale della pelle. I personaggi che si susseguono nel libro, e che fanno da sfondo al romanzo, sono anch’essi veri: Jamal (Rascid) detto il turco, Hulk l’antiscippo, il negozio di Sputazzella in piazza Sanità, i venditori di sigarette, Mario Valentino, lotto clandestino, le famiglie che hanno vissuto nei containers di san Gennaro dei Poveri.


Dacia Maraini
“Leggendo le pagine di Antonio Caiafa ho avuto l’impressione di assistere a un concerto. Le tante voci che compongono una orchestra cittadina si sono intrecciate, hanno fatto corpo e ne è uscita una sinfonia tutta umana e festosa, nonostante i toni cupi e amari di certi momenti. Piano piano ho imparato a distinguere gli archi, gli ottoni, le trombe, i flauti, il pianoforte, i piatti, ascoltandoli nel loro andare a venire, nel loro affacciarsi e sparire, con il piacere che procura una sinfonia ben fatta e piena di echi e significati nascosti. Ogni scrittura è anche in parte una operazione musicale. Qui le voci umane si moltiplicano, ciascuna con la sua verità e il suo dolore. Ma anche con la sua gioia di vivere e di raccontare”.
Alex Zanotelli
“Pochi, a mio parere, hanno diritto di narrare il Rione Sanità come Antonio Caiafa. Non solo perché vi è nato e cresciuto, ma soprattutto perché ha dovuto sudarsi tutto, date le sue umili origini. Questo gli permette di leggere la realtà partendo dal basso, con occhio critico: infatti è solo così che si può avere una visione che si avvicina più alla realtà. Trovo estremamente significativo il quadro storico che Antonio fa del Rione Sanità, soprattutto se confrontato con l’oggi di questo quartiere. Caiafa utilizza la forma letteraria del romanzo, ma alla base c’è una seria ricerca storica”.
Brevissima biografia Antonio Caiafa
Antonio Caiafa è nato a Napoli dove vive attualmente, è un sociologo e un filmaker. Fondatore del blog del rione Sanità (quartieresanita.com), è tra i curatori del libro di Francesco Mastriani “Il Muratore della Sanità”. Ha girato diversi documentari e cortometraggi, tra cui “Mani di Pelle”, film che descrive il complesso lavoro dei guantai napoletani. Ha partecipato all’XI Festival dei Diritti Umani di Buenos Aires organizzato dall’Associazione Cinema e Diritti, presentando il mediometraggio “I Moti Spontanei“. Ha girato diverse pubblicità progresso (WebTV). Ha curato realizzando una mostra fotografica sui borghi marinari Campani, presentata nel dipartimento di Economia all’Università Monte Sant’Angelo di Napoli.
L’editore Dante & Descartes
A partire dagli anni Novanta alle librerie ha affiancato l’attività editoriale. La collana memorie e letteratura è diventata nel tempo “la specialità della casa”, pubblicando testi di Louise Glück, Caproni, Consolo, Dolci, Domenico Rea, Borges ed Erri De Luca.
Recenzioni:
Il Manifesto [In calce]
Finalista Premio Letterario “Giuseppe Di Vittorio”
Il Rievocatore [Fonte pagg. 42/43]
Giornale Avanti online [Fonte]
Il Rievocatore [Fonte pagg.26/27]
Centro studi sul teatro napoletano, meridionale ed europeo (Segnalazione)