la sfida mondiale dell’acqua

“Un potere immorale e mafioso si sta impossessando dell’acqua del Pianeta. Per partecipare ad un altro potere che, a mani nude, sta cercando di impedirglielo. Bisogna sapere. Sapere che è in corso l’ultima guerra per il possesso finale dell’ultima merce: l’acqua. Una guerra culturale, politica, sociale dal cui esito dipende la nostra democrazia”. Roberto Lessio nel suo libro “All’ombra dell’acqua” descrive in poche graffianti parole, la grande sfida che ci attende. Un bene fondamentale, quello dell’acqua, che purtroppo, per i cambiamenti climatici, sarà sempre più scarso. Il World Resources Institute afferma che entro il 2040 “L’Italia sarà in stress idrico molto critico” e prevede meno del 50% di disponibilità idrica. Mentre l’Onu afferma che nel 2030 la popolazione mondiale potrà usufruire solo del 60% dell’acqua di cui avrà bisogno. Non solo, ma entro il 2050 ben 5,7 miliardi di persone vivranno in zone con carenza idrica per almeno un mese all’anno.

In questo scenario è criminale il tentativo di privatizzare l’acqua messo in atto dai governi italiani, da Berlusconi a Meloni, di centrosinistra, centrodestra e l’attuale ultradestra. I comitati per l’acqua pubblica hanno tentato di resistervi soprattutto con il Referendum del 12-13 giugno 2011, quando 26 milioni di italiani sancirono che l’acqua deve uscire dal mercato e non si può fare profitto su questo bene così prezioso. Ma tutti i governi hanno snobbato questa volontà popolare, portando avanti politiche di privatizzazione. E ora il governo Meloni ha deciso che non è più possibile affidare le gestioni dell’acqua a un ente di diritto pubblico come l’Azienda speciale di Napoli, nonostante che, in tutta Europa, sia ancora una forma gestionale normativamente prevista. Napoli è invece l’unica grande città italiana dove funziona molto bene l’Azienda speciale! Non solo, il governo Meloni continua la politica della gestione idrica di Draghi, che riteneva il Meridione incapace di amministrare bene il proprio servizio idrico. Per questo Draghi voleva affidare la gestione dell’acqua alle multiservizi del Nord (Hera, Acea, A2A). E oggi il governo Meloni lo affida (con il Dl 44/2023) a una nuova società, “Acque del Sud Spa”, con un capitale di 5 miliardi di euro.

Questa società sostituirà l’Eipli (Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania, Irpinia), soppresso nel 2011, ma tuttora attivo come fornitore all’ingrosso dell’acqua per usi irrigui agli acquedotti pugliese e lucano. “Acque del Sud Spa”, destinata a diventare una grande società di adduzione, partirà con un capitale di cinque milioni di euro e le azioni sono attribuite al Mef che le trasferisce nel limite del 5% a soggetti pubblici e del 30% a soggetti privati. Da questo è chiaro che l’obiettivo del governo è di imboccare la strada che porta dritto alla privatizzazione delle acque che arrivano dalla Basilicata e dalla Campania. Per di più con la nuova “Acque del Sud Spa” le Regioni del Sud non avranno più voce in capitolo e, nonostante abbiano grandi quantità di risorsa idrica, dovranno chiedere “permesso” e pagare per poterne usufruire. La costituzione di questa società realizza un vero e proprio esproprio da parte del governo che priva il Meridione di una delle sue principali ricchezze, trasferendola in buona parte a soci privati.

Con questa nuova gestione, le necessità potabili, irrigue ed industriali dovranno sottostare al soddisfacimento degli interessi economici delle multinazionali che si aggiudicheranno la gara per l’acquisizione del 30% della quota. Per di più, il cda di “Acque del Sud Spa” sarà composto da sette membri, dei quali cinque scelti dai vari ministeri governativi interessati e solo due dall’assemblea dei soci. Le decisioni di questa Società impatteranno necessariamente sulle tariffe dell’acqua, sia dei cittadini, sia degli agricoltori di Puglia, Basilicata e Campania. Per riflettere su tutto questo il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica ha indetto un incontro di tutti i comitati a Napoli (città dell’acqua pubblica) il 20 e il 21 aprile, con un particolare invito a quelli della Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia. È in ballo il bene più prezioso del Meridione. Dobbiamo mobilitarci tutti/e a difendere questo bene, come afferma papa Francesco: ”L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano, essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza delle persone: Il diritto alla Vita”?

Vi aspettiamo a Napoli il 20-21 aprile presso il Centro missionario Diocesano in via Mezzoccannone, 101. Questo è il momento di scendere in campo in difesa di questo bene fondamentale. [Alex Zanotelli]

Lascia un commento