È indubbio che quest’anno è stato particolarmente difficile: il caffè è buono, ma nessuno più dovrebbe comprarlo, così come l’acqua in bottiglia. Le partire di calcio dovrebbero essere sospese, e quelli che hanno trasformato i giochi in attività economica, essere condannati per peculato.
Per quanto riguarda i lavoratori morti, è ormai solo una questione di numeri. Ho il vecchiume nel sangue, stantio, quasi imbalsamato. Parlo sempre della tristezza e a fine anno scribacchio spesso di cose patetiche, dette e ridette, buone solo per chi ha le lacrime cascante per ogni occasione. Zia Maria prega per i morti mentre ‘e mbechere ridacchiano con lei: “la sagrestana ha tradito suo marito”.
Delle guerre è inutile parlare, tanto è solo fiato sprecato: sarebbe bello se fosse vero il detto Dio vere ‘e pruvvere! Capisco, è scoraggiante, ma quando muoiono ventimila bambini vittime innocenti, ingiustizia perpetuata e “legittimata”, è uno schifo agghiacciante che non può essere definito in nessuna lingua del mondo.
Ecco, adesso vorrei continuare ma visto che non posso più andare avanti, perché bisognerebbe inventare un’altra scrittura, termino questo breve post augurandomi, si fa per dire, l’indeterminatezza che ha caratterizzato il duemila venti cinque. [+blogger]