chiariscono anche gli altri

il
L’articolo di Mastandrea mi ha fatto pensare a un problema centrale degli intellettuali italiani, almeno dal mio punto di vista: l‘incapacità di entrare in contatto reciproco con l’uomo comune. Ovviamente l’autore aveva delle buone intenzioni, e altrettanto ovviamente si è servito piuttosto degli esperti dotti che delle persone su cui voleva scrivere. Ha attraversato il quartiere assieme a Ermanno Rea, ha discusso con Padre Alex Zanotelli, e infine ha tratto le sue conclusioni secondo uno schema abbastanza “provato”, cioè secondo quella alleanza di sentimentalismo e denuncia che io, come straniero, trovo spesso nei confronti del giornalismo sul popolo. 
Come ha menzionato Stefano de Matteis, autore del celebre libro sull’ “antropologia della città del teatro”, l’autocoscienza della borghesia napoletana non si è mai realizzata a pieno. Invece di rispecchiarsi nei comportamenti e nelle strategie del popolo la borghesia ha preferito il compromesso (le canzoni dolci, le cronache) , come dice de Matteis, evitando così allo stesso tempo di riconoscere se stessa e di autocriticarsi. In questa linea di un assistenzialismo “rosa”, privo di autocoscienza e altresì lontano dal prendere atto delle risorse del ceto basso, vedo anche l’articolo recentemente apparso sul “Manifesto”. E’ da diversi mesi che abito e studio nel rione Sanità. [Ulrich Van Loyen]

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  1. leanyse ha detto:

    Ciao Ulrich,
    mio piace il tuo intervento e credo che tu abbia centrato in pieno il problema. “L'incapacità di entrare in contatto reciproco con l'uomo comune”. Quelle che potrebbe essere interessanti “ricerche sul campo” ed analisi sociali, si basano alla fine solo ed esclusivamente su di un dato ed un'unica fonte : la visione di “intellettuali” e giammai su di un contatto o osservazione diretta dei soggetti /oggetti dell'analisi. Il risultato é che spesso e volentieri questo approccio non é per niente corrispondente alla realtà ma per motivi di prestigio e potere ( influenza mediatica/ supporto economico ) la loro visione é diffusa su larga scala veicolando questa immagine paternalista assistenzialista dei quartieri “difficili” ( o peggio ancora un'immagine tendente alla “colpevolizzazione” con messaggi subdoli del tipo – “se sono cosi' é anche un po' colpa loro”-) . Qualche anno fa con Antonio Caiafa ed un altro amico sociologo, intervistammo un gruppo di ragazzi e ragazze (una quindicina, random), tutti residenti nel rione Sanità e studenti della scuola professionale “Caracciolo”. Questi ultimi descritti dal direttore didattico, come massa isolata dal resto della città, priva di ambizioni e prospettive, ispirati a modelli cammorristici e maschilisti … Dalle interviste risulto' pero' ben altro. La totalità degli adolescenti espresse la speranza di riuscire a trovare un lavoro alla fine degli studi , di sposarsi,viaggiare, fare figli e – udite udite!!- nessun riferimento a veline o carriere nel mondo dello spettacolo. Alla domanda, ” Che timori hai per il tuo futuro?” la risposta fu prevalente fu “la paura di restare disoccupato”. Ma come? La massa descritta come incolta e decadente esprime in realtà, (se la si ascolta con un “orecchio acerbo” come direbbe Rodari) , dei dubbi e delle paure ragionavoli e comuni? Delle aspirazioni tutt'affatto degne di essere appoggiate e sostenute? Il problema é che purtroppo questo tipo di analisi approfondite e basate su interviste in profondità ,sfociano automaticamente su riflessioni e critiche piu' ampie della società e della politica del nostro paese: (mancanza di volontà politica, assenza di risorse economiche e di progetti educativi che sono oramai tutti affidati a enti privati- ,assenza dello Stato e crisi del modello socialdemocratico e laico a scapito di quello apertamente neoliberista e paternalista) tutti temi ben attuali e che vanno ben al di là della “critica berlusconiana”o della visione “rosa” dietro la quale molti giornalisti,non so se per abitudine o per disonestà intellettuale, si rifugiano(per essere chiari ed evitare critiche non ho mai votato Berlusconi, non lo sostengo politicamente, ho sempre criticato il suo operato e credo che debba essere giudicato per i reati commessi senza nessuno sconto). Ma mi chiedo allora: perché nessun giornalista focalizza la sua attenzione sulla mancanza di progetti pubblici o finanziamento pubblico di azioni collettive che vengono dal basso? Vi sembra normale che una buona parte della gestione delle attività nel sociale non sia laica? O che gli operatori sociali di questo e di altri quartieri considerati “difficili” ricevano uno stipendio ogni X mesi/anni?Cosa ne é della sperimentazione del reddito minimo e dei progetti di inserzione? Ma su questi temi ovviamente…. Silenzio! Perché l'analisi é spesso preconfezionata e retorica : la colpa é della camorra , del debito pubblico, della gente che é incivile e disonesta, dei cattivi modelli televisivi ecc ecc) come se queste problematiche sorgessero dal nulla- una sorta di Leviatano- che fa comodo al neoliberista di destra e a quello di sinistra.

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  2. Anonimo ha detto:

    Leanyse sei fenomenale, analisi lucida, critica e straordinari, mettendo a tacere tutti gli preduo e intellettuali.

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  3. Anonimo ha detto:

    ????????????

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