Le cinque del pomeriggio di un giorno d’estate. La videro passare in molti per le strade del quartiere. Si chiamava Ornella. Era la figlia illegittima di un noto commerciante. Aveva l’aria trasognata e sorrideva sempre con umorismo. Quel giorno, però, era ancora più splendida. La sua era una bellezza antica che si plasmava con il mondo moderno. Ornella era raffinata e seducente, malinconica e spregiudicata. Gli occhi tirati di verde, le labbra carnose e denti bianchissimi, la sua era una bellezza regale, come la Madonna disegnata da Raffaello. Delicata nel voltarsi e salutare, si accorgeva che la guardavano in molti quel pomeriggio. Gli uomini la seguivano con lo sguardo maliziosi e intriganti.
La donna più bella della Sanità ad un certo punto si fece un po’ scuro in volto. Contrasse leggermente le labbra e chiuse per un attimo i suoi occhi splendidi. Iniziò leggermente a sudare e si fermò per diverse volte urtando, distratta, contro le persone che camminavano in senso opposto. Ornella aveva “le mosse di cuorpo”, ossia doveva cacare. Per fortuna un bagno privato, inauguratosi pochi giorni prima, accolse la ragazza con eleganti rifiniture, carta igienica profumata, musica rilassante per eventuali blocchi intestinali e climatizzatore inverter. Il cesso era riservato a pagamento, ma pur sempre un cesso*. [+blogger]
*L’idea di scrivere quest’articolo è nata dopo avere letto il libro bellissimo di Fabrizia Ramondino, “Althènopis” – Fazi Editore – e dall’invenzione stravagante di un cesso privato napoletano che ha smosso gli intestini di parecchie persone.