commedia all’italiana

Mi piacerebbe che in tutte le scuole i professori di storia e di letteratura avessero nei loro programmi un film alla settimana. So che spesso non sono gli insegnanti a decidere, ma è incredibile che la commedia all’Italiana sia esclusa dalle attività educative. Gli anni d’oro del cinema hanno rappresentato le guerre, l’arte, la politica, la religione, la burocrazia, la povertà, la giustizia, il matrimonio, ecc. temi attuali che se visti in chiave comica hanno un effetto travolgente sulla società. Così è stato, e così credo sia ancora.  Premetto che sono un appassionato di cinema, ma non un esperto. Quindi la critica dei tempi andati e del superamento di un’epoca in questo momento non mi interessa; se nelle classi si insegna, come giusto che sia il latino, il teorema dei carabinieri, Pirandello, e l’evoluzionismo, non vedo perché i film che hanno raccontato la storia d’Italia, debbano essere esclusi senza ripensamenti. Un esempio su tutti. Per scrivere la sceneggiatura del film “L’armata Brancaleone”, gli autori studiarono i classici, le lingue antiche, i dialetti e gli idiomi, inventando termini, proposizioni, scheck; gli sceneggiatori erano uomini di cultura che avevano una profonda conoscenza del Bel Paese.

Ma andiamo oltre. Faccio qualche esempio più vicino alla rione Sanità. Se qualcuno si fosse preso la briga di vedere meglio il film di Pasquale Festa Campanile, “Gegè Bellavita”, girato negli anni Settanta nel palazzo Sanfelice, avrebbe scoperto che la donna può sottomettere l’uomo nelle sue più ambite virtù: il sesso. Forse la letteratura avrebbe considerato il quartiere in modo differente.

Gli adolescenti hanno che imparare dall’Arte di arrangiarsi di Luigi Zampa, con uno straordinario Alberto Sordi. Il titolo del film è stato affibbiato soprattutto al sud, e in special modo a Napoli, mentre nel 1954 il regista raccontò bene i difetti della nostra penisola. Ma dal neorealismo rosa alla commedia vera e propria, gli esempi si moltiplicano in una variegata ed eccezionale sequela di film d’autore senza precedenti.

La scuola non avrebbe certo problemi a cercare nella filmografia; i tempi sono stati raccontati tutti come ho già spiegato sopra, basterebbe solo un po’ di buona volontà e molta passione. Ma allora perché non è mai stato fatto? Eppure c’è stato un periodo in qui gli italiani sono stati i più grandi fruitori di cinema del mondo. Il cinema non è solo per gli appassionati, e chi l’afferma compie un grave errore. Il cinema è sì una passione, ma la commedia all’Italiana è stata qualcosa in più che intrattenimento e/o fiction . Essa è nata per insegnare che dalle tragedie si può ridere e riflettere, è nata per studiare un popolo stremato dopo la Seconda Guerra Mondiale, è nata per smentire, gustare, criticare, imparare, mostrare senza retorica i vizi e le virtù, così come le assurdità di una comunità che non si è mai sentita unita.

Altro esempio eccellente, oggi più che mai può essere preso in considerazione, è il film “Un borghese piccolo, piccolo”. Il protagonista, Giovanni Vivaldi, è un impiegato ministeriale piccolo, i colleghi che lo circondano sono biechi e senza umanità. Straordinario ed esilarate la scena del rito d’iniziazione della massoneria, per contro tragica e  grottesca il deposito delle bare dei morti che non hanno degna sepoltura. L’aiuto reciproco è scaduto così come sono scaduti gli aumenti in busta paga; è scaduto il termine per una naturale considerazione sostituita dalla politica burocratica; è scaduta la povertà, temine pronunciato solo da un attillato borghese di sinistra. [+blogger]     

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