I regimi totalitari del passato hanno sempre nascosto i genocidi, al massimo hanno negato. Il processo di Norimberga è stato spiegato attraverso la “banalità del male”. Oggi queste “giustificazione” non hanno più senso. Guardare bambini morti è come guardare una partita di basket o di calcio o l’inizio della formila1. È cambiato il paradigma della guerra che non è più quello di difendersi ma di spettacolarizzare (vecchia questione morale). L’evento, così come ogni altro rito, della nascita o della morte, non è più spiegato/negato ma solo “visualizzato”. In questo modo, prima la radio, poi la tv e adesso i video da tutto il mondo, in un gioco innocuo e perverso, ristabiliscono le coscienze nell’“indifferenza necessaria”.
L’umanità più si “umanizza” è più si distacca dalla realtà. Sebbene quest’ultima affermazione è esagerate, priviamo a pensare che nostro/a figlio/a di sette otto nove anni muore affogato/a; e proviamo a immaginare quei pochi minuti o secondi di vita che gli/le restano con l’affanno, gli occhi fuori dalle orbite, la bava che gli esce dalla bocca; immaginiamo la nostra impotenza di fronte all’impossibilità di salvarlo/la: questa impotenza è la nuova “Banalità del male”. L’impotenza che vede soccombere dietro la luce di uno schermo milioni di esseri umani, è la stessa che ci fa arrabbiare quando un arbitrio di calcio non sanziona un rigore evidentissimo nonostante la moviola. [+blogger]