Festa grande venerdì sera dopo il triplice fischio dell’arbitro. Sono andato con mio figlio di otto anni in via Sanità dove avevano istallato, per l’occasione, un maxischermo. C’era tantissima gente, tutti sventolavano la bandiera del Napoli e tutti facevano festa. Ho visto famiglie con neonati, turisti che indossavano la maglietta di Maradona, donne anziane e giovani entusiasmati dall’evento. Tutti ballavano così come si fa in un luogo privato, solo che in piazza nessuno si conosceva: erano migliaia. Senza dire nulla mi sono unito al coro è ho intonato “Forza Napoli”. C’è legame tra le masse e il filo che congiunge tutti è il calcio. Per strada mi hanno sventolato la bandiera in testa, mio figlio rideva e io guardavo con simpatia chi lo faceva.
Venerdì sera più di trecento mila persone hanno festeggiato pacificamente. Mi chiedo se è possibile che queste stesse persone si uniscano per difendere gli operai che muoiono ogni giorno, si uniscano per combattere l’aumento stratosferico del caffè o del pane, dei detersivi o dell’olio. Se c’è qualcosa che unisce pacificamente, allora questo vuol dire che non tutto è scontato, che non c’è assuefazione, che si può ancora sperare nell’azione comunitaria.
Ma c’è un’altra cosa ancora più importante: se i governanti e gli intellettuali parlassero la lingua del popolo, forse quest’ultimo seguirebbe con più attenzione i risvolti politici. Le masse sono tacciate di menefreghismo e di individualismo, dedite più al familismo che all’unione. Se il “modello” egoismo è parte della ricchezza, la povertà segue questo modello per sopravvivere. Ma questo seguito ha radici nel bisogno e non nella consuetudine. Dovremmo chiederci come mai il calcio unisce e la politica divide. Un briciolo di onestà intellettuale aiuterebbe. Ma se del buono c’è nel festeggiare la propria squadra del cuore, allora bisogna “TIRARE” in questo divertimento chi crede che sia inutile far valere i propri diritti, chi crede che protestare non serve a nulla, chi crede che solo con la raccomandazione il lavoro diventa certo; e se privatizzare l’acqua o le spiagge è diventata una consuetudine, basterà un gol del Napoli a far protestare la casalinga, il disoccupato, l’operaio, il rider, la farmacista, il pizzaiolo, il tassista, la professoressa. Protesta pacifica, divertimento, bandiere sventolate sotto i palazzi governativi. Anche per una sola volta basterà, perché la paura fa NOVANTA. [+blogger]