Idiozie con precedenti  

Hiroshima, duecentomila morti in un istante, per opera di un solo uomo, Eatherly. Sei milioni di ebrei assassinati secondo un piano amministrativo, di cui Eichmann era il ragioniere. 

Günther Anders dice che eventi simili “sono inimmaginabili, e non consentono perciò il pentimento, la riparazione morale”. Infatti Eichmann continua i suoi compiti, come allora, anche se adesso per difendersi in un tribunale; e Eatherly ne è uscito con la mente sconvolta. Una volta nella storia fu possibile immaginare il dolore non di duecentomila o di sei milioni di persone, ma di tutti gli uomini nel passato, nel presente e nel futuro, e questa immagine si chiamò Cristo: patì per tutti e rigenerò tutti sulla croce, ma come Uomo-Dio, non come solo uomo. Ora c’è da chiedersi se occorre proprio l’immagine del Dio-Uomo per immaginare in modo adeguato la condizione umana e le tentazioni subumane che la travagliano, e se non è giunta l’epoca in cui basta l’immagine reale di un solo volto umano in sofferenza, non di duecentomila o di sei milioni di volti umani, per illuminare il senso preciso del nostro semplice dovere e per arrestare il dito che preme il bottone.

Quando la tentazione vi prende di premere quel bottone – e si cade nella tentazione anche ammettendo che qualche altro un giorno dovrà premerlo se necessario – quando siete vittima di questa tentazione ricordate non i duecentomila di Hiroshima o i sei milioni di ebrei, ma un solo volto umano in dolore, qualche volto concreto di persona che avete amato e avete visto soffrire, qualche bambina lacera e piangente che avete incontrato per via, una volta, il tal mese, il tal giorno della vostra vita: ricordate non immaginate questo episodio minuto, irrilevante, che altre volte vi è sembrato sentimentale, e di cui avete magari provato vergogna come di una debolezza; e se non vedete in quel volto tutti i volti, e il vostro stesso, o se avete bisogno ancora di Cristo per questo ricordo, o se addirittura non ricorderete nulla, o se direte che è segno di virilità non ricordare in questo momento, allora qualcuno oggi o domani, forse voi stessi, premerà il bottone. [Ernesto De Martino – tratto da libro La fine del mondo – Contributo all’analisi delle apocalissi culturali – a cura di Charuty, Febre, Massenzio. Piccola biblioteca Einaudi ] 

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