Qualche giorno fa è stato pubblicato un articolo sull’Internazionale scritto da Omer Bartov studioso di genocidi. L’autore è cresciuto in una famiglia sionista ed è stato militare nell’esercito israeliano. Ha dichiarato: “Sono uno studioso del genocidio, ne riconosco uno quando lo vedo”. E spiega che non ha più senso studiare l’olocausto perché i sei milioni di ebrei morti durante la seconda quella mondiale hanno riscattato, con il genocidio a Gaza, la loro tragica storia.
Come fa un ebreo ad andare in una scuola e dire che Ottant’anni fa il suo popolo è stato sterminato e che oggi il Governo israeliano sta facendo la stessa cosa con i palestinesi? La riposta potrebbe essere sempre la stessa: Siamo stati attaccati e ci stiamo difendendo. Perfetto, ma subito dopo nasce un’altra domanda: che fai se un ladro viene a casa e vuole uccidere la tua famiglia? E la seconda risposta potrebbe essere ancora scontata: mi difendo. Quello che non è scontato è il fatto che dopo che mi sono difeso, vado a casa del ladro e ammazzo il padre, la madre, le sorelle, i fratelli, gli zii, le zie, i nipoti, le nipote, gli amici, le amiche, gli affini, i collaterali ecc.
E’ possibile che solo dopo che hanno trucidato ventimila bambini indifesi si parli di strage? Ma in verità ancora nessuno parla di sterminio sistematico di un popolo. Il 25 Luglio scorso il direttore dell’Ansa nel suo podcast ha dichiarato: “Oggi, purtroppo, queste immagini (quelle che arrivano da Gaza), non sembrano scalfire la coscienza di Netanyahu e del suo Governo; sembra anzi che nessuno si renda conto del danno che ciò sta procurando alla storia dell’umanità e alla storia del popolo Israeliano…”.
Antonio Spadaro e Marcelo Figueroa, in un articolo pubblicato su La Civiltà Cattolica del 15 Luglio 2017, in un passaggio dove spiegano il modo di intendere l’American way of life, scrivono: “Dentro questa narrativa, ciò che spinge al conflitto non è bandito. Non si considera il legame esistente tra capitale e profitti e la vendita di armi. Al contrario: spesso la guerra stessa è assimilata alle eroiche imprese di conquista del Dio degli eserciti di Gedeone e di Davide. In questa visione manichea, le armi possono dunque assumere una giustificazione di carattere teologico, e non mancano anche oggi pastori che cercano per questo un fondamento biblico, usando brani della Sacra Scrittura come pretesti fuori contesto”.
Nel suo ultimo articolo dal titolo Il suicidio di Israele e dell’Occidente, padre Alex Zanotelli, scrive: “Sono inorridito per il genocidio del popolo palestinese, perpetrato dal governo d’Israele sia a Gaza, come in Cisgiordania. Basta leggere il documento della relatrice speciale dell’Onu, Francesca Albanese, dal titolo “Da economia di occupazione a economia di genocidio” per rendersene conto. È ora di incominciare con coraggio a usare questa parola che ci fa paura: genocidio. Ma sono altrettanto inorridito per la totale indifferenza dell’Occidente che si proclama cristiano, ma a piene mani sostiene Israele che sta massacrando il popolo palestinese. […]Stiamo assistendo impassibili e muti al suicidio di Israele e al suicidio dell’Occidente. Trovo incredibile che un popolo, come quello ebraico, che ha sofferto la Shoah (un orribile genocidio), possa ora ripetere lo stesso annientamento (Nakba) contro un altro popolo”.
La legittimità di un evento sta nella storia che l’ha preceduta, così come la crisi dell’Umanità nei confronti della tecnologia. Creare una pistola di precisione, una bomba programmata, un missile invisibile, un caccia bombardiere sviluppato, un carro armato superiore, un drone moderno è la massima aspirazione di una essere in crisi, superando la tragicità dell’esistenza. Annientare, uccidere, distruggere, attraverso la legittima difesa, è superare un vissuto drammatico senza definire la follia. E infatti è proprio questo il punto focale: la follia del nostro tempo. I tedeschi nascondevano gli ebrei quando li uccidevano, e facevano filmati falsi per depistare eventuali accuse; il video pubblicato dalla ministra israeliana Gila Gamliel con il commento “Ecco come sarà Gaza nel futuro. O noi o loro”, ha chiaramente superato la visione del nostri valori portandoli alla disperazione. Questa disperazione è l’atto di un massacro con eschaton (ossia il giorno del giudizio), che in parte stanno aspettando. Un giudizio inventato per sottarsi alla crudeltà della storia. Insomma una crisi della presenza di cui parlava Ernesto De Martino, crisi dell’Umanesimo e della modernità.
PS. È SEMPRE una STRAGE se muore un solo bambino israeliano o palestinese, russo o ucraino, uthu o tuitzi, armeno o cinese, australiano o brasiliano … [+blogger]