Amo il calcio e il tennis ma non riesco più a guardare una partita. La domanda è semplice, la riposta no: ma perché rincorrendo una pallina e una palla si guadagna così tanto? Giocando divento ricchissimo, mentre lavorando come operaio, rischiando la vita e la famiglia, al massimo con il salario riesco a pagare le spese di casa. Sì è vero, è stato già detto e ridetto, e la domanda più stupida che ti fanno quelli che giustificano queste differenze è: “se ti danno tanti soldi, non li prendi?”. La domanda è sciocca, mentre la risposta più sensata è tragica.
Filosofia, trascendenza, religione, esistenzialismo niente stermina il potere e la morte. Il signor Frankenstein cercando l’immortalità riesce solo a creare la sua giustificazione. Tema ricorrente per chi crede ancora in questi termini è la frase che sembra metter fine alle questioni sulla povertà: “La lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi”. Questo significa che la ricchezza mette tutti d’accordo (in parte). E se per caso nasce una nuova Stella della Senna? Niente da fare, anche quest’ultima si trova a un bivio, così come è successo nella serie animata. Lo stesso Robin Hood alla fine è uscito stravolto dalla foresta di Sherwood. Un mio amico parlando del lusso ha detto che ci vuole equità: nel senso che la ricchezza può essere messa in discussione solo dalla “giustizia”.
Bene, ritorno alla domanda stupida e alla riposta tragica, facendo gli esempi dei miei due supereroi. La Stella della Senna dopo aver difeso e rischiato la vita per il popolo, quando scopre che la Regina è sua sorella, fa di tutto per salvarla mettendosi contro i suoi amici. Robin Hood ruba ai ricchi per dare ai poveri che a loro volta diventano ricchi; ma proprio perché ricchi, vengono derubati; e così i poveri che prima erano ricchi diventano di nuovo ricchi mentre i ricchi che erano poveri diventano di nuovo poveri. Cosa c’è di strano in questi discorsi? Niente, assolutamente niente.
Sempre quel mio amico dice che il lusso crea esclusione, giusto! Ma mentre la ricchezza ha le sue giustificazioni, l’esclusione non è mai stata considerata legittima. Dobbiamo iniziare a pensare che la povertà è normale e indispensabile per la nostra società. E i primi che devono rendersi conto di questo sono i poveri. Devo incominciare a pensare che esiste davvero la disuguaglianza, non devo solo leggerla o vederla, deve essere uno stato normale del mio corpo, dei miei pensieri, delle mie azioni. Così come sono entrati a far parte della normalità la ricchezza, il lusso, l’abbondanza, allo stesso modo, deve essere legittimata l’esclusione. Nel momento in cui garantisco dieci milioni di euro all’anno per spingere un pallone in rete, allo stesso modo non garantisco per le mani di un bambino che quel pallone lo ha fabbricato. Non garantire significa non riconoscere e non riconoscere significa non esistere: non esistono gli operai, quelli che guadagnano una miseria al mese; non esistono i lavoratori a nero; non esistono i rider sporchi e fetenti che girano la città per tre euro all’ora; non esistono i morti sul lavoro, non esistono le donne che vendono il loro corpo per fame; non esiste quello che non può pagare l’affitto, oppure quello che non può permettersi di spendere dieci euro per caricare il cellulare.
Ecco perché Sinner un minuto dopo aver vinto contro Shelton, indossa il suo prezioso Rolex pubblicitario, mentre i giocatori di calcio sono “costretti” a parlare seguendo un copione prestabilito. In passato i poveri si vergognavano della loro povertà, tuttora c’è chi si vergogna, anche io mi vergogno di chiedere quanto costa una pizza. Ma la vergogna non è più un sostantivo, la vergogna semplicemente non esiste più. [+blogger]