la mia IA

Ho abbandonato la scuola a undici anni e l’ho ripresa a diciotto. Ho seguito le scuole serali, promosso con la sufficienza di un operaio che lavorava dalle otto di mattina alle diciassette di sera. Successivamente mi sono diplomato, dopo cinque lunghi e bellissimi anni, con cinquantaquattro/sessantesimi. Subito dopo, a quasi ventinove anni, mi sono iscritto alla facoltà di Sociologia: era l’anno 2000. Ho avuto alcuni insegnanti molto bravi: una docente di letteratura, un professore di matematica, una professoressa di francese. All’Università ho seguito i corsi con Amalia Signorelli e la storica Gabriella Gribaudi. Non sono stato un ottimo studente, ma ero appassionato di storia orale e antropologia. Successivamente sono diventato pubblicista (anche se poi ho rinunciato alla qualifica), filmmaker e blogger per passione. Sono diciotto anni che scrivo e pubblico su quartieresanita.com

Leggo e scrivo. La lettura mi appassiona, meglio la narrativa; faccio ancora fatica a conoscere bene la lingua italiana, alcuni vocaboli non li comprendo, a volte ne dimentico il significato. Parlo malissimo l’inglese, mi piace pronunciare le lettere e le parole così come le leggo in italiano. Ma, a dire il vero, la lingua inglese mi è antipatica. Sono affatturato dai new media, credo nel bene e, se ci riesco, scopro il male (le fake news). L’IA ha dei pregi e dei difetti. Posso leggere molto e più velocemente. Ma posso scrivere? Ecco il dilemma!

L’IA scrive al posto mio, ma cosa?, le cose degli altri e a volte inventa di sana pianta. Male! Se un giorno scrivo qualcosa, ma a scrivere è un altro, e come se qualcuno facesse l’amore al posto mio. Come se qualcun altro amasse la mia compagna, godesse dei suoi orgasmi, dicendomi: “guarda, sei bravo, ma resta inerte”. Finisco per pensare che ho veramente provato il piacere di accarezzare, di baciare, di godere di un amore fittizio. Se lascio, come testamento, ciò che scrivono gli altri, cosa penserà di me mio figlio quando si farà grande?, quando leggerà le poesie che dedicavo a sua madre, quando cercherà di comprendere meglio suo padre? Oppure quando vorrà parlare di me ai suoi cari ? L’IA può fare tante cose, può aiutarci e distruggerci contemporaneamente. Ma essa è comunque una invenzione straordinaria, una rottura dei metodi del sapere tradizionale, essa è magica e nella magia c’è sempre la novità che non conosciamo.

Se dieci anni fa avessi detto che il quartiere Sanità sarebbe diventato il rione più cool del mondo, mi avrebbero sicuramente risposto che solo la fata turchina avrebbe realizzato una cosa del genere. In effetti il quartiere è rimasto uguale, ha solo seguito le tendenze, si è rimesso al passo dell’innovazione e della tecnologia. Niente di più facile quando si seguono le tendenze, come quelle dei paninari negli anni Ottanta o quella dei giubbotti frangiati e delle scarpe chiodate.

Ma per non uscire fuori tema, digressione quasi obbligatoria quando scrivo su questo blog, concludo pensando che se l’IA può ingannare anche i più esperti, la scrittura invece (quella che esce dal cervello mediante il movimento della mano (o delle mani), è la forma più innovativa che l’uomo abbia mai inventato. E se per caso dovessi scrivere un racconto zeppo di errori e/o sgrammaticato, se per caso mi dovesse uscire una frase strana, quando nel giustificarmi oserei scrivere: “perdonatemi, ma mi trovavo in uno stato di indolenza sonnacchiosa”, allora quegli stessi errori, quelle stesse ripetizioni, quelle stesse frasi abbozzata o cancellata sarebbe oro, argento, mirra, poesia pura, conoscenza, amore: sì, giusto!, solo così i miei figli mi comprenderanno e m’ameranno! [+blogger]    

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