Radio Miracoli

Negli anni Settanta a Napoli nacquero molte radio libere: negli appartamenti, nei bassi, nelle stanzette, nei soffitti e sui soppalchi traballanti. Il toponimo dichiarava la provenienza: Radio Forcella, Radio Casanova, Radio Duchesca, Radio Foria. A volte invece il predicato scaturiva dalla fantasia: Radio Pulcinella, Radio Bella Napoli, Radio Orion, Radio Gamma…  Una di queste si chiamava Radio Materdei (nel romanzo Radio Miracoli) che, successivamente, prese il nome di radio Sanità International. I conduttori erano appassionati non professionisti, operai, lavoratori, casalinghe e disoccupati. L’emittente fece un salto di qualità quando la sede fu trasferita a Piazza Cavour cambiando ancora nome: radio “Zeta sud Italia”, trasmetteva in quasi tutto il mezzogiorno e nel basso Lazio.

Con la nuova sede, e per più di venti anni, questa emittente trasmise canzoni popolari e neomelodiche, la più gettonata delle quali era Ciento ‘e sti juorne pe chisto nome bello. La trasmissione iniziava alle ore 21,00 e finiva alle ore 06,00 del giorno dopo. Il palinsesto prevedeva telefonate in diretta e la libertà di poter esprimere un parere o una preoccupazione per un determinato evento.

Nel tempo nacque una singolare trasmissione che rese unica la radio: sempre più spesso i parenti dei carcerati con dediche, con versi, con detti e improvvisandosi scrittori o poeti (a volte lasciando trasparire i loro sentimenti o le loro indignazioni), contribuirono a creare una particolare comunicazione “totale”. Chi interveniva in diretta, in un modo o nell’altro, diventò “testimone di possibilità”, contribuendo a trasformare la semplice notizia in una vera informazione politica. [A Settembre in tutte le librerie]

Radio Miracoli: m’bruglià ‘e lengue