radio miracoli – romanzo

Quando un pezzo di una bellissima canzone italiana, viene tradotto in napoletano (in questo caso lo slang è il lessico del rione Sanità), l’effettoè quello di m’brulià ‘è lengue; in questo caso non si crea confusione, come indica il significato dei termini in napoletano, ma bensì si plasma una nuova lingua, un nuovo modo di parlare, così come un nuovo dialetto. I significati prendono corpo, a volte reinventandosi completamente. Il napoletano è diverso da quartiere a quartiere e, in provincia, ha musicalità e espressioni distinte. Abito in un paese vesuviano da diversi anni e vi assicuro che faccio molta fatica a comprendere il dialetto.

La premessa, che può sembrare superflua, è indicativa per comprendere come Addolorata, la protagonista del romanzo Radio Miracoli, tradisce suo marito Michele. Travolta dalle circostanze, la donna vende il suo corpo per soldi, mentre Michele è costretto ad uccidere l’amante della moglie per onore. Sembra una tipica tragedia meroliana (isso, essa, chillato), tutta raccontata in radio. Invece la storia dei significati andrà in un’altra direzione.

È giusto che in radio si indichi il plurale, come altre dirette raccontano concludendo con l’abbraccio circolare o ciento ‘e sti juorne. Più storie da raccontare, più significati da comprendere, più neomelodie da ascoltare. Ai margini di una esistenza c’è l’abisso, e con essa una diversa comprensione; ai margini di una esistenza c’è sempre la storia: uguale, identica, analoga e corrispondente alle altre. [+blogger]    

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