do ut des

Tra febbraio e Marzo 2009 una inviata di Report, la trasmissione di Rai3, aveva girato per diversi giorni nel rione intervistando alcune famiglie che avevano parenti con una grave malattia mentale. L’inchiesta, che poi era andata in onda alcuni mesi dopo, metteva in luce le gravi ingiustizie che subiscono gli ammalati e i loro familiari. Report, però, si sa, è un programma che combatte le disuguaglianze, un programma non proprio leghista, un programma giusto e democratico. L’inviata, che per diversi giorni aveva visitato il quartiere, si era avvalsa per la sua inchiesta di un insider cittadino del rione che aveva lavorato con lei aiutandola, insieme ad un medico psichiatra dell’Asl. Il sanitanese professionista e disoccupato aveva svolto sia un ruolo di informatore che di cameraman. La giornalista dopo aver analizzato e studiato il caso, senza una parola, un ringraziamento e soprattutto senza aver detto all’insider se avesse avuto bisogno di un compenso per il suo impegno, aveva lasciato il rione nella smodata e comoda indifferenza.
Adesso, senza voler condannare un programma di inchiesta o una categoria lavorativa bisogna però individuare le circostanze e il perché di quest’assurdo comportamento. Sarebbe stato lecito non aver voluto la collaborazione perché troppo principiante o perché il lavoro non è soddisfacente, ma nella correttezza almeno un accenno e un compenso per il disturbo. D’altronde il lavoro è sacro, non è questo che spiega la trasmissione di rai3? La nostra tesi (non troppo originale), è diversa e, senza nasconderci, la esponiamo qui di seguito.
In tv l’opposizione è la logica conseguenza di un potere che deve chiamarsi democrazia. Senza la critica la staticità, o meglio ancora, l’establischment non avrebbe campo d’azione. Se così non fosse sarebbe come condannarsi per usurpazione o vilipendio. I giochi di potere devono relazionarsi ad una serie di compromessi che indicano la giusta frequenza tra l’autonomia e il diritto. In effetti chi ha potere sa che ha la possibilità di gestire una massa “informe” tramite la comunicazione. Ma allo stesso tempo crea l’azione per il suo opposto tramite i “dissidenti”. In questo caso i dissidenti sono i programmi che criticano esasperatamente chi sta al potere. Questa è la democrazia. Chi viene attaccato si difende e crea l’occasione per legittimare l’azione. L’azione così cammina all’infinito; essa può essere buona, cattiva, perversa o illuminante, nessuna la ferma; chi attacca sa che deve farlo, chi si difende mostra le sue tesi. Così da una parte siamo tolleranti e autonomi, dell’altra democratici e liberali.
In effetti il sistema si produce, legittima e riproduce da solo. Nell’insieme deve esserci assolutamente la destra e la sinistra. La logica del potere si inceppa nel momento in cui le regole organizzative vengono disattese. Al pari della burocrazia weberiana dove la complessità della macchina organizzativa crea l’imperfezione, il potere deve essere criticato per funzionare lodevolmente creando uno status ideale per le ricompense finali. In parole povere, tutti hanno gli stessi interessi, l’intenzione è quella di non lasciare la comodità, il diritto è il privilegio che attraverso la logica do ut des finisce con una frase tratta dal film, Totò, Peppino e la Dolce Vita: “L’importante è sapere le cose, la verità non fa male… il dubbio, l’incertezza tormenta l’anima; nella vita e nella morte ci sono le cose vere e le cose supposte; le cose vere mettiamole da parte, ma le supposte, le supposte dove le mettiamo?”. [+Blogger]

11 commenti Aggiungi il tuo

  1. Leanyse ha detto:

    Scusa ma perché non la denunci sta giornalista?

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  2. leanyse ha detto:

    Cioé , non tu voglio dire, ma l'insider del quartiere… ha lavorato gratis??

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  3. Anonimo ha detto:

    Il rispetto del lavoro e la coscienza di classe sono completamente scomparsi.
    Fino a quando gli operai non torneranno a ribellarsi come facevano fino a pochi anni fa, le furberie e le angherie degli pseudo imprenditori continueranno a essere legittimati

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  4. Leanyse ha detto:

    Sono d'accordissimo!! Da dove si dovrebbe cominciare secondo te in questo caso specifico??

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  5. +Blogger ha detto:

    in effetti ha lavorato diversi giorni… naturalmente senza specificare il compenso o altro. la furba di report le aveva detto di fare alcune cose, come da post. poi, nel disprezzo del lavoro altrui, è andata via senza nemmeno dirgli grazie: almeno un avviso, un telefonata… Allora mi chiedo: anche se non ti piace il lavoro che ha svolto, lecito per il buon vivere, almeno l'attività fisica che ha impegnato per produrre determinate cose, deve essere ricompensata?! e, se pure non ti sembra opportuno farlo, ma almeno comportati civilmente e avverti delle tue intenzioni. invece niente, come una scostumata che entra in casa senza salutare né rispettare gli altri. la giornalista non ha neanche tanta paura perché l'insider ha tutta la documentazione: email inviate, sms, riprese in HD e testimoni. se pur vero che il contratto non esiste perché stipulato a voce, è altrettanto vero che questo si chiama, LAVORO NERO! “…divertente”, una del nord che fotte uno del sud “sommergendolo” di civiltà.

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  6. Leanyse ha detto:

    Ma allora l'insider non dovrebbe denunciarla? Voglio dire, questa fara' la stessa cosa alla prossima occasione!! E perche' l'insider non ha discusso di soldi PRIMA di iniziare il lavoro? Perche' a \Napoli discutere di soldi prima di iniziare un lavoro e' spesso tabu'? E perche; l'insider non ha chiesto nulla di scritto prima di iniziare la collaborazione? Esistono dei mezzi legali per tutelarsi dalle truffe come questa!

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  7. +Blogger ha detto:

    cosa posso dirti cara Leanyse, quando una giornalista di report contatta un ragazzo che ha voglia di fare questo mestiere, d'altronde in una città dove è quasi impossibile poter lavorare soprattutto questo tipo di lavoro, è chiaro che l'entusiasmo lascia il posto alla razionalità. poi questo è un lavoro che molti prima ti chiedono di fare e poi ti pagano, soprattutto perché sfruttano le competenze e le aspirazioni. L'articolo vuole denunciare sopratutto chi dice di combattere le ingiustizie a forza di immagini e denunce… invece si ritrova a giocare il ruolo del più forte contro il più debole.

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  8. Anonimo ha detto:

    quante ingiustizie!!!!!!

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  9. Anonimo ha detto:

    Ciao a tutti.
    Non è la prima volte che la presunta paladina della giustizia commette vigliaccherie degne di un vile mercenario.
    Paolo Barnard, giornalista che ha collaborato con report, è un'altra delle vittime di report.
    L’11 ottobre del 2001 va in onda, all’interno della puntata di Report, l’inchiesta di Barnard dal titolo “Little Pharma & Big Pharma“. Nel suo lavoro il giornalista raccontava la diffusione della pratica del comparaggio, un reato punito dalla legge, che sarebbe stato commesso da alcune case farmaceutiche allo scopo di ottenere un numero maggiore di prescrizioni dei loro farmaci attraverso la corruzione dei medici di base.

    Il giornalista continua la sua collaborazione con Report fino al 2003 ed in quel periodo realizza altre inchieste che andranno regolarmente in onda.
    diffondere il più possibile il testo di una “lettera/appello” nella quale accusa la trasmissione, la Rai e segnatamente Milena Gabanelli di averlo abbandonato di fronte ad una causa civile che sta affrontando come conseguenza diretta di un’inchiesta da lui realizzata per il programma di Raitre nel 2001.
    Per ulteriori informazioni:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Barnard

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  10. Anonimo ha detto:

    Paolo Barnard, ex collaboratore di Report, in questi giorni è impegnato in una personale battaglia per diffondere il più possibile il testo di una “lettera/appello” nella quale accusa la trasmissione, la Rai e segnatamente Milena Gabanelli di averlo abbandonato di fronte ad una causa civile che sta affrontando come conseguenza diretta di un’inchiesta da lui realizzata per il programma di Raitre nel 2001. La vicenda di cui vi parliamo è particolarmente complessa, cerchiamo di andare con ordine.

    L’11 ottobre del 2001 va in onda all’interno della puntata di Report l’inchiesta di Barnard dal titolo “Little Pharma & Big Pharma“. Nel suo lavoro il giornalista raccontava la diffusione della pratica del comparaggio, un reato punito dalla legge, che sarebbe stato commesso da alcune case farmaceutiche allo scopo di ottenere un numero maggiore di prescrizioni dei loro farmaci attraverso la corruzione dei medici di base.

    Il giornalista continua la sua collaborazione con Report fino al 2003 ed in quel periodo realizza altre inchieste che andranno regolarmente in onda. A quel punto il rapporto si interrompe per ragioni “personali” sulle quali è impossibile indagare, fatto sta che il freelance alcuni anni dopo sarà protagonista di alcune prese di posizione nelle quali contesterà apertamente tutto quel “movimento” animato da Beppe Grillo e che vede fra i suoi più illustri esponenti Marco Travaglio e in qualche modo la stessa Milena Gabanelli.
    http://www.tvblog.it/post/8141/paolo-barnard-mette-report-sotto-accusa

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  11. Anonimo ha detto:

    molto intiresno, grazie

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