preti, femmenielli, benvivere…

Nel rione Sanità la presenza ecclesiastica ha sempre avuto un gran successo, come del resto un po’ in tutta Italia. Pochi giorni fa è stata inaugurata una nuova statua alla madonna donata per gentile concessione da una cittadina devota. Del resto è stato inaugurato anche un bigliardo nuovo di zecca nella via s.m. Antesaecula: nome scontato: “Orgoglio Azzurro”. Feticci, totem o quant’altro, la “religione” assume importanza fondamentale per la vita così come per la morte. La religione è così importante che la sua invenzione ha plasmato l’uomo a sua immagine e somiglianza. La differenza sottile e ambigua sta nel fatto che le giustificazioni dell’uomo terreno hanno portato a tutta una serie di giustificazioni “celestiali”. Ad esempio, l’omofobia, concetto terreno ed umano, ha imposto alla chiesa di non accettare i gay come sacerdoti nonostante nei testi sacri non c’è alcun riferimento scritto che affermi il contrario. Peggio ancora anche lo Stato Italiano laico nonostante le “incongruenze” dell’articolo 3 della Costituzione non permette il matrimonio tra omosessuali. Quest’ultima affermazione è ancora più incongruente, perché mentre la chiesa ignora i testi scritti o li interpreta a suo piacimento, lo stato italiano si dice garante della Costituzione che poi viola senza mediazione. La chiesa potrebbe pure non accettare la Costituzione, anche se dovrebbe confutare che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali o sociali. Confutando questi principi allora avrebbe la “possibilità” di screditare i gay, ma mi chiedo? Quanti preti dovrebbe scomunicare? E lo Stato: quanti politici o legislatori dovrebbe incarcerare? D’altronde una sentenza del 3 aprile scorso del tribunale di Venezia afferma proprio questo diritto: il matrimonio gay è previsto dalla nostra legge!
A Napoli c’erano, e ci sono ancora, ma nel rione non se ne vedono più, i cosiddetti femminielli, non giudicati né etichettati come perversi o pederasti. Il femminiello era, ed è ancora, una “immagine sacra”, simbolo della letteratura napoletana, iconoclasta di un quartiere che è anche altro, che si differenzia e che tollera. La tolleranza nasce dalla fragilità che si attribuiva, e che si attribuisce tutt’ora, al ruolo del femminiello. Visto come una [iper]donna, fragile e indifesa, l’omofobia tollera il rispetto per il più forte, filtrando immagini paternalistiche al di sopra delle congruenze. Anche i parroci che si sono succeduti hanno tollerato i dogati, i mariuoli, le puttane del rione, come l’incarnazione di un luogo perduto e povero, pronto per essere salvato e vivificato. In realtà non si è mai realmente capito che un popolo deve camminare da solo, non ha bisogno di essere “indottrinato” né “alfabetizzato”. Se ci sono presupposti per il benvivere, come la definizione di Francesco Gesualdi, allora bisogna che gli uomini superino l’insieme anarchico delle norme incongruenti, perché se stabilito che la legge delle leggi è la Costituzione, la confutazione di quest’ultima non può essere che l’anarchia legislativa. Un parroco che viene, semina da solo, poi lascia tutto e va via, la sua presenza non ha ragion d’essere, così come non ha ragion d’essere il divieto del matrimonio gay o del sacerdozio. La sottile differenza sta nel tollerare un nuovo bigliardo alla via s. m. Antesaecula e nell’osteggiare invece un asilo nido o un centro per i senza fissa dimora. [+Blogger].

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mimmo ha detto:

    comunque il parroco della Sanità è una brava persona. vuole solo il bene dei giovani e della gente. Mimmo

    Mi piace

  2. Anonimo ha detto:

    se la differenza c'è tra stato e chiesa è che quest'ultima almeno sforna preti onesti. Nogaro per esempio e molti del “basso” bassissimo clero. gli uomini di stato devono scendere a compromessi anche i preti fanno questo ma se dovessis scegliere preferirei la chiesa, almeno molti ti dicono le cose in faccia. Palermo

    Mi piace

  3. Ausilia Riggi Pignata ha detto:

    Può creare subito sospetto il fatto che a scrivere della vita religiosa sia una donna che è stata in Istituto da suora per quindici anni e ne è uscita: voglia di rimescolare il passato?
    Il mio proposito non è quello di guardare indietro, ma nasce da un progetto che mi accomuna ad altre donne.
    C’è una sfida lanciata da un gruppo formatosi attorno ad un sito1 che si definisce in maniera allusiva Donne contro il silenzio: combattere l’ipocrisia che impedisce a tante nostre simili di esprimersi per aver avuto un difficile rapporto col sacro (il nostro specifico ambito è cattolico), creando per loro uno spazio di comunicazione e di vicendevole aiuto. Il gruppo non incoraggia sfoghi o rabbie, ma accoglie gli uni e le altre in attento ascolto ed empatia. Intanto cerca contatti con gli ambienti dove il sacro è di casa, con la speranza di aprire un dialogo: cosa che richiederebbe uno sforzo da ambo le parti, ma che quasi sempre risulta una chimera.
    Il libro nasce da questa sfida, che si fa proposta: perché non confrontarci insieme, suore ed ex-suore, nonché laiche, perfino non credenti? Perché questi steccati tra categorie, inventate da un qualche genio maligno, che si insinua anche (o soprattutto) negli ambienti clericali?

    Mi piace

  4. Anonimo ha detto:

    un bigliardo, ma sì è giusto la sanità vive ai margini della legalità quindi un luogo di cultura è visto solo come momento per liberare la gente meglio che tutti siano schiavi del sistema che pretendere i loro diritti un buon consiglio: urlate urlate urlate. Pippo

    Mi piace

  5. Anonimo ha detto:

    per me e' sempre meglio amare le donne, gli uomini facciano un po' come gli pare

    Mi piace

  6. susy ha detto:

    anche le donne possono fare come vogliono, possono amarsi, amere se stresse e amare gli uomini… l'importanza è rispettarsi Susy

    Mi piace

  7. Anonimo ha detto:

    COMPLIMENTI PER IL BLOG – CIRO CELLINI

    Mi piace

  8. Anonimo ha detto:

    chi ha voglia di fare qualcosa per questo quartiere deve avere il coraggio di lottare per le giuste cause. anche la gente ha voglia di dire di fare di cantare. lottare e respirare per un mondo possibile, migliore, vissuto con intenso amore e generosità: utopia, io ci provo.

    Mi piace

  9. Anonimo ha detto:

    uno scritto delirante. Fatti curare
    antonio

    Mi piace

  10. AnnaRita ha detto:

    e tu firmati se hai il coraggio

    Mi piace

  11. Anonimo ha detto:

    necessita di verificare:)

    Mi piace

  12. Anonimo ha detto:

    Si, probabilmente lo e

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...