villa literno e cimitile

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Rilanciare l’impegno in tempi di cinismo e indifferenza. Sabato 26 settembre mi sono recato a Villa Literno (Ce). L’occasione era il ventennale della morte di Jerry E. Maslo, un esule sudafricano che lavorava come bracciante in un campo di pomodori sotto caporale e che, una sera del 1988 fu ucciso e derubato del suo misero stipendio da alcuni delinquenti. La morte di Jerry fu subito archiviata dai giornali locali come “un delitto commesso da balordi”, ma a livello nazionale gettò una luce sulla coscienza dell’ Italia addormentata che permise finalmente al paese di accorgersi del problema immigrati, come dimostrarono le due manifestazioni di Pianura, all’indomani del delitto e di Roma, ancora oggi ricordata come la più grande manifestazione antirazzista mai registrata in Italia. Oggi le cose sono diverse: non solo l’approvazione del cosiddetto “pacchetto sicurezza” (o sarebbe meglio chiamarlo “decreto sicurezza”?), e la sua conseguente trasformazione in legge mette in pericolo alcuni dei più inalienabili diritti umani come il diritto all’istruzione dei figli degli immigrati o il diritto alla salute, anche se irregolari, ma è in gioco la libertà degli italiani stessi. Ma forse siamo talmente abituati all’onnipresente dittatura mediatica, che ci è passata perfino la voglia di pensare, perché tanto non cambia nulla, sono problemi di altri, basta che non colpiscano noi e va tutto bene! La televisione ci bombarda quotidianamente di notizie che parlano di omicidi efferati, stupri, rapine, dove i protagonisti sono quasi e sempre romeni, rom, marocchini ecc. Di tante violenze consumate tra le sacre mura domestiche commesse da persone italianissime, o di tanti distinti professionisti “cattolicissimi” ed irreprensibili mariti e padri di famiglia che vanno in giro per il mondo a sfruttare la miseria materiale ed umana nel modo più ignobile con il turismo sessuale, quelli no, o meglio, di questa gente si parla solo in occasione di fatti clamorosi o nei talk show per alzare lo share. E la mafia? Non dimentichiamo che siamo stati noi ad inventarla e ad esportarla! Tornando al forum, che è stato ospitato nella palestra della scuola media “L. Da Vinci” oltre all’emergenza xenofoba sempre più strisciante, si è affrontato anche lo spinoso problema delle responsabilità italiane nel sud del mondo, come l’avvelenamento del delta del Niger da parte dell’Eni o gli affari della ‘Ndrangheta nell’Africa subshariana. Aggiungo di mio alcuni episodi di cronaca recente: domenica a Bergamo un marocchino quattordicenne passeggiava tranquillamente mano nella mano con un’amica italiana quando, mentre erano seduti al tavolino di un bar sono stati importunati da un altro giovane, un tunisino: ne nasce una lite che per poco non finisce in tragedia: il quattordicenne, ferito da una coltellata alla schiena se la caverà, ma è stato denunciato in quanto clandestino. Oltre al danno, la beffa! Lunedì a Roma, una nigeriana viene insultata verbalmente e picchiata da alcune ragazze, semplicemente per averle invitate a rispettare un’elementare regola di civiltà, cioè, non fumare sull’autobus. Sono solo due degli episodi più emblematici, ma potremo soffermarci sulle aggressioni ai gay di agosto, sulle minacce di un esponente leghista del Friuli ai medici che non denunciano i clandestini in ossequio al “pacchetto sicurezza”, e mille altri episodi simili. Nel pomeriggio, e fino a notte tarda, sono stato alla Basiliche Paleocristiane di Cimitile per la veglia missionaria, sulle orme di Felice e Paolino. La veglia, che apre in qualche modo l’anno di lavori del SUAM (Segretariato Unitario degli Istituti Missionari), non ha visto, da parte degli istituti una numerosa partecipazione, c’è stata invece una folta rappresentanza del laicato in particolare dalla Parrocchia del Sacro Cuore di Portici, guidata da p. Giorgio Pisano, di cui il Governo ha chiesto la scomunica alla Santa Sede (ma credo che si risolverà tutto in una bolla di sapone, almeno spero), il tutto per aver definito i caduti di Kabul “vittime”, non “eroi”! Dalla visione del documentario “Una montagna di Balle” e dai cinque gruppi di studio, è emersa durante la Celebrazione Eucaristica, con ancora più chiarezza l’urgenza dell’impegno per la Verità e la Vita, in questo momento così tragico per la nostra democrazia e per il pianeta intero. Chiudo citando un aforisma di un testimone particolarmente caro a tanti cristiani impegnati e ai laici di buona volontà, dom Helder Pessoa Camara, arcivescovo di Olinda e Recife nel Nordeste del Brasile fino al 1986 e morto nel 1998: “Se sei solo a sognare, allora il tuo resterà un sogno, ma se sono in molti a sognare allora il sogno diventerà realtà”. Che don Helder, Felice, Paolino e tanti altri testimoni che ci hanno preceduto ci aiutino a “liberare la Parola”, come recita il motto della Carovana della Pace. [Vincenzo Minei]

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. agata, rione materdei ha detto:

    penso solo che questo governo nn fa quello che realmente dovrebbe fare. ormai non mi stupisco più delle incoerenze e delle malefatte. siamo pronti a voltare pagina a guardarci indietro con la punta dell'occhio mai come in questo periodo siamo scesi così in basso. la colpa è della strafottenza, dell'individualismo e della nostra falsa serenità.

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  2. Anonimo ha detto:

    ho attraversato con la CAROVANA DELLA PACE l'italia, ho visto la gente e l'umiltà. ho incontrato e dialogato. presto un altro paese un'altra speranza, un altro tempo. Paolo

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  3. Anonimo ha detto:

    seguire sempre la pace, il bene comune e l'amore reciproco. queste le parole di un grande prete che per anni è vissuto nella sanità PAM

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  4. Anonimo ha detto:

    imparato molto

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  5. Anonimo ha detto:

    quello che stavo cercando, grazie

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  6. Anonimo ha detto:

    molto intiresno, grazie

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  7. Anonimo ha detto:

    La ringrazio per Blog intiresny

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