digitale liquido

E così anche in Campania, entro la fine del dicembre ’09, avverrà lo switch off, ovvero il tanto atteso e decantato passaggio dalla trasmissione analogica del segnale tv a quella digitale, cioè molto più “contratto”, in grado di occupare “meno spazio”. Ciò comporterà la moltiplicazione dei segnali, perché per ogni “banda”, ovvero frequenza, se prima ne passava uno solo, ora ne passano diversi. Solo che… gli stessi soggetti che prima possedevano le frequenze analogiche, cioè Rai e Mediaset, si sono impossessate di un numero esorbitante di frequenze digitali: continuando a condizionare il mercato. Quindi, sotto quest’aspetto le cose non sono cambiate di molto. Tuttavia, col digitale è proprio cambiato lo scenario generale della comunicazione tv in Italia. Il digitale, in testa ai politici che avrebbero voluto regolamentare in senso pluralistico l’offerta televisiva in Italia, avrebbe potuto aprire il mercato ad altri competitors, in grado di misurarsi con i giganti presenti già sul mercato. Ciò sarebbe avvenuto moltiplicando le frequenze, permettendo ad altri gruppi di comprarle. Anche perché c’era un precisa sentenza della Corte Europea dell’Aia, che recepiva un’istanza del Parlamento Europeo, anti monopolio, che ingiungeva a Rai e Mediaset di liberare ciascuno un canale. C’era inoltre l’annosa questione di Tele Elefante, le cui frequenze, legittimamente acquistate, nonostante i ripetuti pronunciamenti dei vari Tribunali italiani e in sede UE, erano occupate abusivamente da Rete 4: la quale, con la protervia pari solo alla sfacciataggine, di che se ne può strafregare della legge, le ha mantenute tutti questi anni. In Italia, com’è noto, è venuto un altro operatore tv: è il Murdoch di Sky, la pay tv. Questo signore, chiamato comunemente Jaws (fauci, ovvero pescecane), si è preso il Tele+ di proprietà della finanziaria francese Vivendi, già fusa con la fallita Stream Tv, e, d’accordo con Silvio Nostro, vi si è dedicato, facendole raggiungere risultati eclatanti: fino al 2008 con 4 mln di abbonati. L’accordo tra questi due imprenditori prevedeva una non interferenza tra la tv cosiddetta generalista, che trae profitti dalla sola pubblicità, e quella on demand, cioè a pagamento. Non è quindi un operatore che lavora sull’”orticello” di Berlusconi: del resto questi non gliel’avrebbe mai permesso, come fece con Mondadori allora proprietario di Rete 4 e l’altro editore Rusconi fondatore di Italia 1, facendoli fallire e ricomprandole con il fondamentale appoggio finanziario della BNL craxiana, presso cui godeva di un credito illimitato. Ma la tv generalista è “morta”.

Oggi, con la moltiplicazione degli strumenti di comunicazione, le domande del pubblico che “consuma” intrattenimento si sta velocemente orientando su forme non più precostituite di offerta, cioè statiche, “vecchie”, come sono quelle della tv generalista: ovvero varietà, reality, talk show, talent show (tipo X Factor o Amici ), tv del pianto, film, sport, ecc.; ma sono estremamente mirate e specializzate. Ecco quindi che è proprio la pay tv, la più appetibile. Ed è sulla base di questa considerazione che i rapporti tra Murdoch e Brlsk sono fortemente cambiati. Dalla “pace perpetua” sono passati alla guerra senza esclusione di colpi. Perché anche Silvio Nostro ha messo su la sua pay tv, la Premium. Però aveva davanti a sé un gap non indifferente, perché ha iniziato in ritardo. Allora che ha fatto? Ha mobilitato il “suo” Governo, quello da lui presieduto, e che dovrebbe essere al servizio della generalità degli italiani, a combattere Sky, in nome e per conto di Mediaset. Il Governo, nella persona del sottosegretario Paolo Romano, di provenienza Fininvest, che ne ha coordinato la politica, ha portato avanti una serie di misure anti Sky: ha più che raddoppiato la tassa sul porno, che rappresenta il 10% dell’intero fatturato Sky; ha raddoppiato l’Iva sull’abbonamento base; sta creando il TivuSat, una struttura satellitare che irradia il segnale delle generaliste in modo da farle “uscire” dal bouquet di Sky; ha dato indicazioni alla Rai di uscire da Sky, in modo da costringere anche chi è abbonato a Sky, a comprare il Decoder Digitale. E perché? Perché è il Decoder che permette l’accesso a Premium Tv di Mediaset. Cioè: anche chi già potrebbe, via satellite, vedere i programmi Rai, che non sono solo quelli delle tre Reti, ma altri e talvolta più interessanti palinsesti, è costretto ad un aggravio di spesa, per mettersi in condizione di acquisire Premium. Più in generale, mentre Mediaset, attentissima al dato profittuale, sta sperimentando altre forme di comunicazione, come quella della IPTV, cioè la tv tramite internet, la Rai, ha bloccato quel po’ di sperimentazione che aveva pur incominciato, limitando gli investimenti nel settore. Mediaset perciò è interessatissima alla Telecom. Romani dice che per difenderne l’italianità, vorrebbe limitare il potere della spagnola, Telefonica, il vero proprietario di Telecom: in realtà solo dallo scorporo della Rete degli impianti di ricezione Telecom (ovviamente osteggiato da Telefonica e dall’attuale management) dalla telefonia, Mediaset potrebbe comprare ciò che le serve senza la massa proibitiva di debiti della società nel suo complesso. Rete fissa su cui farebbe passare la tv di Internet; ovviamente targata Mediaset. Non solo. Tutte queste operazioni di Rai non sono a costo zero per l’Azienda di stato: l’uscita da Sky dei canali Rai in chiaro ha portato una perdita secca, per mancata audience, di circa 300mila€. E l’AD di Rai, di nomina politica, Mauro Masi, interrogato a più riprese sulla non economicità dell’operazione sia d’uscita che di TivuSat, ha risposto solo di “avere l’appoggio del Presidente Berlusconi”. Più chiaro di così… [francesco capozzi]

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    Doveva essere “il futuro” sceso sulla terra grazie al magnanimo Maurizio Gasparri. Ma fra lungaggini, problemi e soldi buttati, di “nuovo” nell’affaire “digitale terrestre” non si è visto proprio niente. Anzi, il caso Sardegna insegna che…

    http://www.giornalettismo.com/archives/9969/la-grande-truffa-del-digitale-terrestre/

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  2. Anonimo ha detto:

    insomma come dire…la Tv di stato è diventata Tv dello Stato!

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  3. Anonimo ha detto:

    digitale terrestre una truffa… pensate agli incassi record di chi produce il decoder. magari la fruizione è sicuramente migliore ma la truffa è far comprare per forza il decoder … MARIO

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  4. Anonimo ha detto:

    CHE PALLA CHE SIETE MA NON VI STA BENE NULLA??!!

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  5. Abu Abbas ha detto:

    Infatti a me personalmente NON MI STA BENE NIENTE PROPINATOMI SENZA IL MIO CONSENSO:

    Non era mai successo prima che un'innovazione tecnologica venisse imposta per legge senza dare ai consumatori la possibilità di scegliere. Ogni innovazione in passato, se veniva ritenuta utile, rendeva obsoleta la tecnologia a cui andava a sostituirsi, ma lo faceva gradualmente e senza oneri o obblighi per il consumatore. Era una libera scelta! Tant'è che io ancora oggi potrei guardare un film in una televisione in bianco e nero, ascoltare un disco in vinile o fare un giro sulla carrozza trainata dai cavalli, senza che il legislatore me lo impedisca. E questo è quello che, in riferimento alla tecnologia del digitale terrestre, accade anche in Europa. Ad esempio in Gran Bretagna l'86% delle famiglie riceve il segnale ma il 70% continua a utilizzare l'analogico.
    Inoltre la difficoltà di ricezione in alcune zone ha fatto correre ai ripari mediaset, rai e la7, creando una società chiamata Tivù Sat che si avvale di un satellite. Quì sta l'aspetto comico e grottesco: pensiamo ad un abbonato a Sky che risiede in una zona fuori dal campo di ricezione Rai, Mediaset, La7. si troverà, per poter ricevere tutte le emittenti in chiaro e non oscurate, (infatti alcuni programmi non vanno sul satellite) ad avere tre decoder e quattro telecomandi. Il tutto per non creare il decoder unico (cosa tecnologicamente fattibile) visto che già vendono tv con il DTT incorporato(si proprio così: il DTT, solo che invece di uccidere le zanzare uccide gli esseri umani ridotti ad insetti davanti allo schermo). questo è il destino di noi poveri consumatori teledipendenti, per far sì che si glorifichi invece “il destino di un cavaliere.”
    io personalmente ho abolito il televisore e ascolto solo la radio e usufruisco di internet e dei miei 4 quotidiani al giorno per informarmi.

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  6. PAOLO E PAOLA ha detto:

    BELLISSIMO QUESTO COMMENTO. UN'OTTIMA RISPOSTA ALL'ECTOPLASMA DEL 10 DIC 2009 14,43

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