lavoro, modelli, confronto, informazione.

Si sa che l’informazione non é attualmente il punto forte del nostro bel Paese e questo é sicuramente vero per quanto riguarda gli strumenti classici dell’informazione di massa (giornali, radio e, soprattutto, televisione). Nello spazio del blog, sono state spesso illustrate in modo egregiamente dettagliate e con esempi calzanti, molte delle dinamiche mistificatrici che stiamo subendo nostro malgrado. Io vorrei però passare dal generale al particolare ed illustrare un piccolo esempio sul quale ho avuto l’opportunità di riflettere in questi giorni che dimostrano come anche il flusso di informazioni Istituzioni/cittadini é gravemente deficitario. Si parla molto di crisi economica, di perdita dei posti di lavoro, di disoccupazione. Vorrei precisare che sono italiana ma che da oramai 7 anni vivo in Francia anche se non ho mai tagliato il cordone ombelicale che sempre mi legherà alla mia famiglia, ai miei ricondi di infanzia, alle mie amicizie più care e, perché no, ad una classica “idea del ritorno” che gira da sempre nella mia testa. Allora, capirete, in questo contesto é quasi impossibile non fare paragoni e rassegnermi al fatto che due paesi diversi hanno due modi di funzionamento diversi e non si possono mettere a confronto. E in questi periodi dove il tasso di disoccupazione aumenta a seguito dei licenziamenti non ho potuto resistere alla tentazione di mettere a confronto due strumenti che dovrebbero aiutare l’incontro fa domanda e offerta di lavoro: I Centri per l’impiego e l’ANPE francese (Agence Nationale Pour l’Emploi ndr). La mia intenzione non é quella di fare l’elogio dell’ANPE (che fra l’altro non é esente da critiche feroci da parte dei francesi) ma di mettere alla luce alcune caratteristiche interessanti ed alcune misure efficaci che sono organizzate e finanziate dallo stato francese per favorire l’incontro fra domande e offerte di lavoro. Prima fra queste é la creazione la gestione e l’aggiornamento di un sito nazionale di ricerca di impiego (per gli interessati http://www.poleemploi.fr/accueil/), dove non solo si possono ricercare le varie offerte di lavoro su scala nazionale a partire da vari criteri (parola chiave, regione, tipo di lavoro, retribuzione etc. etc.), ma dove si puo’ anche trovare una lista di schede che descrivono ogni singolo profilo professionale (da agricoltore a zoologo! 531 moduli che raggruppano più di 10.000 denominazioni di mestieri ). In ogni singola scheda si può trovare una descrizione del profilo e delle competenze ricercate per ogni professione (elementi utili per creare un buon curriculum – vedi code ROME – sito internet: http://www.poleemploi.fr/espacecandidat/romeligne/RliIndex.do).
Inoltre c’è un area dedicata ai consigli per creare un buon CV, un’altra che descrive le ultime tendenze del mercato del lavoro, ed una lista dei vari aiuti proposti dall’ANPE. Gli aiuti proposti sono il mio secondo punto e vorrei solo citare qualche esempio di aiuto alla mobilità proposto: l’iscritto può usufruire nel limite di una volta ogni due mesi, del rimborso del biglietto del treno (tranne TAV) che ha utilizzato al fine di poter partecipare ad un colloquio di lavoro (previa autorizzazione dell’ANPE e di un giustificativo dell’azienda che richiede il colloquio), nel raggio di 2000 km anche oltre i confini del territorio nazionale; in caso in cui l’iscritto sia assunto da un azienda la cui sede non é nell’area di residenza, puo’ beneficiare di un aiuto alla mobilità consistente per il primo mese (e prioritariamente per i contratti di lavoro di almeno 6 mesi) del rimborso delle spese di affitto dei due domicili; l’iscritto può partecipare e proporre, nel corso dei colloqui personalizzati ( che vengono organizzati con cadenza piu’o meno mensile), proposte di formazione professionale o una richiesta di bilancio di competenze (al fine di cambiare il proprio profilo professionale e di ri-orientarsi verso un altro profilo professionale); l’iscritto può avvalersi del VAE (validation des aquis des competences) e richiedere una qualificazione scolastica a partire dall’esperienza maturata in campo professionale (immaginiamo una segretaria che da più di 4 anni lavora come ragioniera senza essere diplomata può, per esempio, passando un esame davanti ad una commissione di esperti, acquisire il diploma di categoria). Non voglio dilungarmi. Ma potrei ancora continuare! Vorrei passare adesso ai Centri per l’impiego in Italia. Punto primo: sito internet nazionale inesistente! Per cercare le offerte di lavoro o ci si affida a siti privati (trovit, trovolavoro, jobrapido) o altrimenti bisogna zigzagare fra i vari siti delle provincie che hanno una pagina dedicata al centro per l’impiego. Io c’ho provato! Innanzitutto, una disparità abissale fra un sito e l’altro. Le città a più alto tasso di disoccupazione come Napoli e Palermo non hanno neanche un sito internet ( il centro per l’impiego di Napoli non ha neanche l’indirizzo e-mail!!!). Alcune città ci provano come Bari (sul sito pugliaimpiego) ma ahimé!, il sito é temporaneamente indisponibile… Faccio un giro sul sito internet di Brindisi e là trovo quattro offerte di lavoro, una delle quali ha come descrizione: N. 1 SARTA (alla selezione possono partecipare solo donne) Assolutamente illegale!!! Su di un sito istituzionale si pubblicano offerte di lavoro i cui criteri di selezione sono discriminanti per certe categorie. Le offerte di lavoro infatti devono obbligatoriamente essere proposte ad entrambi i sessi!!! Roma invece: http://www.informaservizi.it/cpi.asp si può trovare la lista dei centri per l’impiego, ma quando si clicca sul link “lavoro” a sinistra dello schermo, la pagina risulta in allestimento. Nella lista dei centri per l’impiego, al quale si puo’ accedere grazie ad una meravigliosa mappa virtuale dei quartieri, si riescono a trovare gli indirizzi e-mail, telefono e fax, ma non esiste un sito internet, e di offerte di lavoro non ne vedo l’ombra. Potrei continuare la lista dei siti fantasma e della malainformazione, ma sono contenta di sottolineare che a mia grande sorpresa sono capitata su siti internet ben costruiti, il sito di Modena per esempio é molto dettagliato, come quelli di Trento e Milano che hanno un motore di ricerca semplice da usare.
Insomma, la domanda nasce spontanea: ma perché due pesi due misure? Non sarebbe meglio semplificare le cose e creare un sito unico?, dove le aziende possono, sulla base di profili stabiliti di categorie professionali, pubblicare le loro offerte di lavoro direttamente? (previo controllo dei responsabili per evitare brutture come quella dell’annuncio di Brindisi). Perché non aiutare la mobilità con incentivi economici? Perché non rafforzare gli effettivi e mettere in opera misure di accompagnamento serie? Perché il flusso di informazioni non é fatto in modo univoco e serio? Uno dei parametri per giudicare una democrazie é quello di analizzare in che misura il flusso di informazioni arriva a tutti senza storture e diseguaglianze. “L’Italia é una Repubblica fondata sul lavoro”, mi viene in mente questa frase imparata fra i banchi di scuola prima ancora dell’alfabeto. E mi trovo dinnanzi un grande sconforto!! A Napoli dove sono cresciuta, il primo articolo della Costituzione é stato sempre recitato con un soriso ironico di chi sa che é svantaggiato a priori, senza nessuna colpa. Poi sembrerà strano, ma alla fine di tutta quasta riflessione mi viene da sorridere! Perché il mio pensiero sta andando alla mia mamma, ‘che già mi sembra d’ascoltarla mentre mi propone la sua classica riflessione… “Si lamenta di tutto adesso … mi sta diventando proprio francese!”. [Leandra Figliuolo]

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    Letto come sempre con avidità. i modelli a confornto sono molto interessanti anche se avevo già conoscenza della nostra vecchia puttana lavoratrice e instancabile Italia, oggi anche su internet la sua “approssimazione” rifeltta un male radicato e in parte autolesionista. cosa dire, oggi il laureato è depresso e privo di inizaiative perché o lavoro ma fa tutt'altro, o non lavora e fa la botta. io sono uno di questi.

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  2. Anonimo ha detto:

    la foto è vomitevole.. fa impressione. che skifo. grasso, grasso, grasso….

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  3. Gesù ha detto:

    la differenza abissale tra le politiche sociali in Francia e quelle in Italia hanno una lunga storia di differenze e di alternative. L'Italia è un paese addormentato e chi dice che si stava meglio quando si stava peggio è ancora più coglione. la situazione attuale è dovuta proprio al fatto che negli anni 60, 70 e 80 tutti facevano illeciti, a partire dalle rimesse che arrivavano dall'estero fino al terremoto dell'80. un continuo mangia mangia, poi il paradosso: ci c'è il colpevole, condannato pagare i risarcimenti, paga e poi si rimette in politica. L'italia ha venduto sangue infetto e armi per farsi “bombardare” Lampedusa, oggi è l'amico gheddafi. ma come si po' pensare ad una politica sociale e per i lavoro? noi siamo rimasti fermi, sono 40 anni che non progrediamo.

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  4. Laura ha detto:

    forse i centri per l'impiego in Francia funzionano meglio perchè sono innanzitutto i lavoratori ad essere consapevoli della loro condizione.
    Non a caso quando in Francia il governo propone delle leggi che possono in qualche modo ledere i diritti dei lavoratori, questi ultimi scendono subito in piazza e fanno valere le proprie ragioni.
    Qua dormiamo su tutti i fronti…

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  5. Anonimo ha detto:

    Lo so che non c'entra nulla con questo post…ma sono scioccata per quello che sta succedendo a Rosarno.
    Stiamo diventando un paese di razzisti. Pensavo che al sud il senso di accoglienza fosse più spiccato rispetto agli italiani che vivono al nord ma a quanto pare mi sbagliavo.
    Cara Leandra, penso che la Francia in fatto di accoglienza ci possa dare qualche bella lezione…correggimi se sbaglio.
    Francesca

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  6. Leandra ha detto:

    Cara Francesca, non illudiamoci, la notizia di Rosarno e' stata diffusa anche in Francia, e con molto rammarico ho notato che l'enfasi e' stata messa sui tafferugli, i feriti, i “deportati” nei centri di accoglienza. Nessuna spiegazione, se non vaga e incompleta, sul motivo per il quale la rivolta dei lavoratori stranieri si e' scatenata. Anche sui giornali italiani non mi sembra sia stata fatta luce su questo punto fondamentale della notizia.Pero' girando sul web ho trovato questa pagina che mi sembra spiegare in modo interessante la situazione di quella zona e in generale degli impiegati agricoli>
    http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/article/il-sud-in-pasto-alla-mafia-12169

    In Francia c'e' molto razzismo, ma a differenza dell'Italia la Francia ha una tradizione di associazionismo molto forte> insieme le persone e dal “basso” riescono a far valere i loro diritti molto di piu' di quanto facciano in Italia. Non ho analisi sociologica per spiegare questo fenomeno, ma apprezzo molto |esta forza che, probabilmente nel corso dei secoli, i francesi hanno saputo canalizzare e organizzare a loro difesa. Questo dovrebbe essere l'obiettivo di tutti noi!

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  7. Robert ha detto:

    l'italia non è razzista, ma in questo periodo è una nazione molto faziosa.

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