la nuova spoon river

Ci siamo “fatti da soli”: questo è il mito della piccola e media impresa del nord-est dove si profondevano lodi bipartisan al dinamismo del piccolo imprenditore Veneto… alla fine il simulacro dell’individualismo ha rivelato la sua vera subordinazione alla finanza speculativa, all’indebitamento senza freni, alle assicurazioni che scommettono sul fallimento (hedge founds). Ecco la trappola nella quale son caduti i veneti leghisti: La crisi, come la morte (una morte selettiva infatti), non guarda in faccia a nessuno e non fa distinzione fra piccola borghesia e proletariato. Purtroppo chi è vittima dell’individualismo, chi crede di poter “fare da solo” sempre e comunque, si trova d’improvviso davanti ad un bivio: nichilismo o suicidio, poiché non rientra nella mentalità del piccolo imprenditore del nord-est (ma anche dell’operaio ormai) la possibilità di un’azione collettiva.

“L’inizio del dramma. Il primo capitolo della «Spoon River» veneta, antologia tragica che raccoglie le storie delle vittime del lavoro, l’ha scritto il 28 settembre 2008 un grafico pubblicitario di Padova, che a 42 anni si è impiccato in casa perchè aveva perso il posto e non riusciva a trovarne un altro. Sul tavolo della cucina un biglietto ai familiari: «Io non sono il tipo che si fa pagare le bollette». Due settimane dopo, il 12 ottobre a Montegrotto Terme, si è ucciso un impresario edile di 60 anni. [….] Il 26 marzo 2009, il Veneto piange la sua prima vittima straniera. Williams Agiekum, ghanese di 37 anni, dopo dieci anni nelle concerie di Arzignano (Vicenza) era finito in cassa integrazione, a 800 euro al mese. Ne versava 650 euro d’affitto e da due mesi stava al freddo e al buio: gli avevano tagliato luce e il gas. Ha ingoiato un bicchiere di soda caustica e ha chiuso gli occhi per sempre.

[…] Ma non c’è nemmeno il tempo di piangere, perchè il 21 maggio 2009 Stefano Grollo, 43enne dirigente della Simec, si getta sotto un treno a Castello di Godego (Treviso). In azienda si cominciava a parlare di cassa integrazione a rotazione per tutti i 124 operai e lui non ha retto. Poco dopo le 11 si è accovacciato sui binari, aspettando per mezz’ora l’arrivo del convoglio che l’ha travolto. Nessuno ha visto nulla. In quel periodo si sono suicidati quattro operai: un romeno, che non percepiva lo stipendio da qualche mese a causa della chiusura temporanea della «Tms» e che versava in una grave situazione finanziaria dovuta a una figlia malata; un 40enne di Campodarsego (Padova) che dopo il licenziamento dalla fabbrica per cui lavorava da dieci anni si è cosparso di benzina e si è dato fuoco nella sua auto; un 32enne impiegato nel settore della chimica a Marghera e a casa da qualche mese; un uomo di Spinea (Venezia), che dopo aver perso il lavoro si è tagliato le vene.” [abu abbas – Fonte: corriere del veneto]

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mauro Migliazza ha detto:

    il bello è che ci fanno credere che la crisi è passata, che in Italia tutto funziona bene basta vedere la televisione. tranne pochi giornali queste notizie pure quando sono mandate in onda lasciano il tempo che trovano, subito prima o subito dopo c'è qualcosa di forte, di particolare, di caratteristico che distoglie l'attenzione e la fa passare in silenzio. bella la nostra democrazia, la nostra informazione. oggi chi ha perso un lavoro è, come spesso affermate, un poveraccio da evitare.

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  2. franco ha detto:

    ho ritrovato la notizia su facebook. credo che il problema prima di tutto che economico sia politico. non voglio rischiare di dire una stupidaggine o fare la scoperta dell'acqua calda, ma l'esame che tutti realmente dobbiamo farci è quello di considerare questa classe dirigente/politica alla di sitto di un “mercatino rionale”.

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  3. Anonimo ha detto:

    tutto questo non ha senso in un paese “civile”.

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  4. Anonimo ha detto:

    Che sconforto! Fino a quando ci saranno i suicidi, per le statistiche saranno solo numeri, per l'economia solo disoccupati in meno, per l'informazione solo notiziette da giornali di provincia… Immagino un giorno in cui le vittime di questo sistema economico infernale sapranno trasformare il loro sconforto in forza e faranno sentire la loro voce…Sarà solo allora che queste vittime avranno giustizia!

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  5. Anonimo ha detto:

    prima ci si ribella contro lo stipendio che non aumenta da 10 anni, poi contro i contratti a progetto, ad aria, a giorni, a ore, a minuti, poi ancora contro lo strapotere degli imprenditori che di cacciano anche se hai un contratto a tempo indeterminato, contro chi vuole togliere quei pochi diritti che hanno i lavoratori. in questo modo, stando insieme.

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  6. Bit ha detto:

    qualcuno ha visto il lavoro?

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  7. Anonimo ha detto:

    il lavoro in quest'epoca sfugge un po' a tutti, ma in realtà in Italia il lavoro manca da circa vent'anni. un po' le mafie, un po' lo stato che non fa leggi che tuteli il lavoro, un po' i loschi affari, un po' la nostra cultura truffaldina, insomma una miscela di cose che ci aiuta a vivere peggio. oggi un poveraccio che perde il lavo come si può classificare? un disoccupato? ma non è disoccupato pure quello che ha un contratto per uno o due mesi? e quelli che hanno un contratto che non si rinnova? oppure scade? queste formule da libro bianco non hanno fatto altro che impoverire il mercato del lavoro. oggi non si riconosce più la domanda e l'offerta, non c'è più questa differenza, oggi c'è il lavoro a tempo, ossia mancanza di professionalità, mancanza di diritti, mancanza di salute mentale.
    Un consiglio per gli “acquisti”: prima di accettare un contratto assicuratevi che sia veramente un lavoro. Grazie

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  8. http://parma.repubblica.it/dettaglio/quasi-uno-sfratto-al-giorno-la-spoon-river-dei-senza-casa/1846873 ha detto:

    Quasi uno sfratto al giorno
    La Spoon river dei senza casa
    Chi sono, che volto hanno, come vivono le persone senza un'abitazione a Parma? Ecco le loro storie, una piccola antologia di vite sul marciapiede, sulla falsa riga del libro di Edgar Lee Masters – Spoon river appunto (1915) – una raccolta di poesie dedicate alla vita delle persone sepolte nel cimitero d'un piccolo paese della provincia americana…
    E' un terremoto silenzioso, strisciante. In media ogni giorno toglie la casa a una famiglia. Non fa scalpore perchè non lascia tracce né macerie. E' lo sfratto esecutivo, un cataclisma che nel parmense – secondo gli stessi ufficiali giudiziari – colpisce 30 volte al mese, quasi sempre per morosità (LEGGI). Vittime sono soprattutto gli stranieri, “ma tanti sono i parmigiani coinvolti e che per pudore non parlano” dice la rete Diritti in casa (La protesta 1 | 2 | 3 | 4). Si tratta spesso di famiglie rimaste senza lavoro, senza soldi, senza garanzie: impossibilitate, complice la crisi economica, a pagare le rate d'affitto. Alla fine dell'anno, su tutto il territorio, un esercito di sfollati si ritrova così in strada: un esercito fantasma però. Chi sono, che volto hanno, come vivono i 'terremotati' invisibili di Parma e provincia? Abbiamo raccolto alcuni nomi, qualche storia. Ecco allora la 'Spoon river' degli sfratti, un'antologia – in divenire – di vite finite in strada spesso nell'indifferenza dei 'sismografi' della società civile.

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  9. Gaetano Morg. ha detto:

    il blog del quartiere sanità, proprio una bella idea, blog sui quartieri “malfamati” di napoli non ce ne sono.
    complimenti.

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