voglia di raccontare

Lidia mi chiama più volte sul cellulare “aiuto, ho voglia di raccontare, di denunciare, di farmi ascoltare”. Quando parla è sempre un po’ agitata, mi spiega quello che le è successo, e io non ho voglia di commentare. Una storia vera ed assurda. Mi spiega partendo dalla fine “hanno scritto una sentenza insensata, hanno dichiarato di tutto, ma com’è possibile?”.

“Ho un figlio borderline. E’ stato ricoverato diverse volte, in casa mi minacciava, avevo paura per le altre due mie figlie adolescenti. Mi sono affidata a dei servizi sociali, e forse questo è stato il mio grave errore. Gli esperti hanno dichiarato che io sono la causa di tutto, del male di mio figlio, di quello che gli è successo. Mi hanno accusato di essere una madre pessima, solo per il fatto che mi vesto decentemente, questo sarebbe sinonimo di trascuratezza verso i miei bambini. Nel frattempo mio marito muore tragicamente in un incidente stradale, i medici del servizi sociali hanno dichiarato la morte poco chiara, come se l’avessi indotto io ad ammazzarsi. Solo perché negli ultimi tempi io e mio marito ci siamo divisi, questo è bastato per formulare una presunta accusa di noncuranza. Mio figlio è stato denunciato da una ragazza per molestie, riesce a scappare illudendo i sorveglianti, me lo ritrovo una sera a casa, mamma mi hanno liberato. Chiamo i carabinieri, non voglio aggravare di più la sua situazione, gli dico che si è pentito, infondo è sempre un malato mentale. Gli assistenti sociali mi chiamano e mi riaccusano un’altra volta. Mi dicono che denunciare è stato una follia e che loro adesso non possono far più niente. Intanto anche la sentenza di primo grado mi accusa, il giudice scrive di una mamma poco affidabile, strana, eccentrica, e forse malata. Faccio fatica a spigare alle mie figlie cosa sta succedendo. Per fortuna la loro intelligenza è superiore alla media”.

Non posso e non voglio spiegare di più. Solo queste poche righe bastano per farsi una idea. Le odissee non finiscono mai, la gente è distrutta, giudicata, maltrattata. Una delle sue due figlie cerca di parlare un po’, di difendere la madre spigandomi che ama anche suo fratello. Piange. Lidia invece non si commuove, è forte, è una mamma che non ha voglia di lasciare da sole le sue figlie. Deve lavorare, pensare al suo “bambino” malato, deve difendersi dalle accuse, deve vivere. Lidia è una donna giovane, ma forse questo è il suo problema. Il suo aspetto fisico la tradisce. La crisi ti deve debilitare, ti deve distruggere, ti dive abbattere. Non devi più crescere, non devi più sacrificarti, non devi più illuderti. L’amore non ti serve più, non c’è più spazio per te nella società, debilitati, non aggiustarti più i capelli, non metterti più il rossetto, non andare più a lavorare: forse, vedrai, che il giudice si commuoverà. [+blogger]

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mario ha detto:

    purtroppo di storie così e forse anche più tragiche ce ne sono moltissime e nascoste tutti hanno paura di parlare, di denunciare, di essere poi screditati. questa è un'altra piaga delle nostra società. quando hai ragione ti possono screditare e distruggerti. una piccola cosa la fanno diventare grande e ti fanno vergognare di essere. ma io dico a tutti non avete paura non preoccupatevi se avete subito una ingiustizia denunciate la verità verrà sempre a galla.

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  2. www.ansa.it ha detto:

    STRASBURGO – ''Inimmaginabile'': cosi' Marc Neve, portavoce e componente del Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa, ha definito la realta' trovata ad Aversa, nell'ospedale psichiatrico giudiziario Filippo Saporito, in occasione della visita effettuata nel settembre 2008. Mobili ''disgustosamente sporchi'', ratti nel cortile, mancanza dell'attrezzatura piu' basica e strumentazione medica risalente anche a 35 anni fa. In questa struttura, si legge nel rapporto del Cpt diffuso oggi, i reclusi-pazienti che mostravano comportamenti aggressivi venivano immobilizzati anche per dieci giorni a un letto. Per 24 ore su 24 rimanevano legati mani e piedi e al livello del torace senza alcuna possibilita' di muoversi, semi nudi, senza mai essere lavati, su un materasso di lattice con un'apertura centrale sotto la quale era posto un secchio per raccogliere urina e escrementi. Se le condizioni in cui versa questo ospedale preoccupano in modo particolare il Cpt, e' perche' – ha detto Neve all'ANSA – qui e' reclusa ''la categoria di detenuti piu' vulnerabili, quella di cui nessuno parla''. Nella relazione il Comitato pone l'accento anche sui casi di maltrattamento denunciati da detenuti ed esprime ''grande preoccupazione'' per la mancanza di adeguate tutele rispetto all'operato delle forze dell'ordine. ''La sensazione e' che in Italia stia crescendo il livello di impunita' per questo tipo di reato'' ha aggiunto Neve. Oltre ai letti di contenimento, ad Aversa il Comitato ha trovato molti altri elementi che rendono questa struttura poco idonea al ruolo che dovrebbe svolgere. A cominciare dal sovraffollamento riscontrato in occasione della visita.

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  3. Anonimo ha detto:

    …ma che diavolo!

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  4. Anonimo ha detto:

    racconto al limite della indecenza. ma chi sono queste persone che giudicano, se tutto questo è vero è scandaloso.

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  5. Anonimo ha detto:

    aiutiamo napoli ad usciere da una crisi ormai che dura tutta una vita. uno del nord italia.

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  6. Anonimo ha detto:

    debbiamo essere tutti noi ad aiutare, magari è una utopia ma questo mi senti di dire in questo momento, poi non farò nulla, non ci sarà niente… non servirà. seriamo di no.

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