contratto a progetto: che fare?

Lavoro “stabilmente” da circa 5 anni, da quando mi sono laureato: assistente di un antropologo canadese per circa un anno, responsabile degli eventi di una libreria, webcontent per una azienda di turismo ed infine insegnante esterno presso una scuola statale. Puntualmente la forma di contratto che mi veniva offerta è quella a progetto. Puntualmente, alla fine, mi ritrovavo disoccupato e costretto a cambiare datore di lavoro per gravi inadempienze contrattuali.

Due anni fa, l’azienda che si occupava di turismo, alla scadenza del primo progetto, me ne firmò un altro, ma dopo pochi giorni il capò decideva che il mio “mandato” si esauriva nell’incomprensibilità assoluta. Rimasi con quel pezzo di carta tra le mani. Andai da un avvocato, c’erano tutte le attenuanti per denunciare l’azienda. Un contratto firmato dalle parti, reciso inconsapevolmente senza una giusta causa. Andai ha parlare con il mio ex datore di lavoro, che di tutto slancio mi disse che se ne fotteva e che quel contratto me lo potevo mettere nel culo. Che fare? Lì ci lavora ancora la mia ragazza!

Pochi giorni fa l’associazione che mi aveva firmato un contratto per 10 mesi come sociologo ed insegnate ha deciso di fare la stessa cosa, interrompere il rapporto senza motivo. In quest’ultimo lavoro oltre alle mie mansioni di insegnate, avevo il compito di produrre documentazioni (foto, costruzione e gestione di un blog). Il direttore dell’associazione sapeva che io producevo filmati e, con la scusa di rinnovarmi, dopo la scadenza, il contratto, si fece curare una mostra fotografica e realizzare due cortometraggi extra lavoro. Alla scadenza la stessa cosa: niente rinnovo, niente lavoro, di nuovo disoccupato.

Questa volta però, c’era qualcosa di diverso. Mentre il primo capò si pulì il culo con il mio bel contratto firmato e non rispettato quest’ultimo, sapendo che potevo impugnare sia la mostra fotografica che i cortometraggi come lavori realizzati e non pagati, si era giustificato parlandomi come un padre parla ad un figlio: cercando di farmi firmare una rinuncia per le opere realizzate, giustificando il tutto come prestazioni di attività a titolo gratuito e di volontariato. Ancora una volta, che fare? [+blogger]

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mario M. ha detto:

    io un consiglio te lo darei per farti risolvere questi problemi attuali: non accettare più compromessi di tale natura, attieniti a quelle che sono le normative vigenti, e aspettati sempre di essere licenziato a fine contratto, così non rimarrai deluso del seguito. Io ho messo proprio di lavorare, sto cercando chi mi dia una tessera di povertà, ti assicuro è più è molto, molto più dignitoso che vendere il proprio lavoro e ricevere porcate. ciao in bocca al lupo.

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  2. Anonimo ha detto:

    denunciarli senza mezzi termini! far capire che questi non si possono permettere di avere la botte piena e la moglie ubriaca.

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  3. vichi ha detto:

    a noi precari per la vita, a noi diversamente lavoratori, a noi che ci tolgono la dignità, il decoro, la vita e la speranza, un plauso perché siamo i veri eroi in questo mondo chi ha la ricchezza ha anche il diritto di vivere. è proprio vero che le ingiustizie non finiscono mai.

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  4. wikipedia.org ha detto:

    Il contratto a progetto, o meglio contratto di collaborazione per programma, o progetto o fase di esso, è un tipo di contratto di lavoro disciplinato in Italia dal D. Lgs. n. 276/2003 (c.d. Legge Biagi), di attuazione della legge delega 30 del 2003.

    Il contratto di lavoro a progetto (co.pro.) ha sostituito il cosiddetto contratto di collaborazione coordinata e continuativa (altrimenti detto co.co.co.), al cui assetto si perviene attraverso:
    l'abrogazione di disposizioni codicistiche cardinali (es. art. 2097 c.c.: “Il contratto di lavoro si reputa a tempo indeterminato se il termine non risulta dalla specialità del rapporto o da atto scritto”, ad opera dell'art. 9 della legge n. 230/1962) per la tenuta del sistema previgente, che prevedeva il lavoro a tempo indeterminato come rapporto di lavoro normale, regolare;
    la successiva individuazione di fattispecie esulanti dallo schema classico del lavoro dipendente a tempo indeterminato, dapprima viste come eccezionali;
    la prassi della frantumazione dello schema contrattuale tipico del lavoro dipendente ed infine l'abrogazione del sistema stabilito dalla l.230/62, nonostante le vacue petizioni di principio di cui alla dir. 70/99 CEE, nella quale il rapporto a tempo indeterminato viene considerato come “forma comune” del rapporto di lavoro.
    Fonti della Collaborazione coordinata e continuativa, oltre che le norme sotto citate sul lavoro autonomo, sono quelle di cui all'art. 409 c.p.c. e poi, in particolare, quelle previdenziali e tributarie, che replicano il contenuto della disposizione del codice di procedura civile

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  5. vncenzo ha detto:

    Con questa gente, questi tipi di imprenditori, non si dovrebbe nemmeno dialogare. Se dico questo è perché io, che faccio lo stesso mestiere, inquadro i miei dipendenti, rispetto le forme contrattuali e alla fine non c'è stato mai nessuno che mi ha citato in giudizio, d'altronde era impossibile farlo. Dico questo perché spesso so che i miei colleghi ne approfittano solo perché hanno il coltello dalla parte del manico. Se invece anche nel momento in cui viviamo una crisi dialoghiamo, non abbandoniamo i nostri operai, anzi cerchiamo di spiegare e spiegarci, allora la collaborazione è massima, solo in questo mondo, e non lo dico per difendere i lavoratori, possiamo risolvere anche i problemi gravi.

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  6. Peppe P. ha detto:

    oggi il governo sta rischiando di nuovo la crisi proprio per le manovre, la finanziaria, che tocca i cittadini più poveri (le 13esime e il pedaggio autostradale), senza regolare il lavoro e i contratti che sono quelli che stano mandando in tilt il mondo. se non si farà questo il sistema economico è destinato a fallire, così come il clima, e gli uomini.

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  7. Leandra ha detto:

    bhe in Italia abbiamo ancora la certezza del diritto…prime che il Berlusca ci tolga anche quella…l'unica cosa da fare e' denunciare…se lo facessero tutti gli imprenditori ci penserebbero su prima di permettersi di fare il bello e il cattivo tempo. Associarsi, denunciare, lottare,aspettare anni…ma e' sempre meglio che skiattare in corpo e non far nulla no?

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