de[s]mocrazia

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“Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano” [Franz Kafka].

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  1. IGOR ha detto:

    QUESTO FILM E' BELLISSIMO ANZI DIREI STUPENDO L'HO VISTO ALMENO 4 VOLTE. ++++++

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  2. Anonimo ha detto:

    AIUTATE LA GENTE DI TERZIGNO, DI BOSCOREALE E DEI PAESI VESUVIANI. nel parco nazionale del Vesuvio un'altra discarica si apre, inquiniamo ancora i pomodori, la verza, le patate, la lattuga… e soprattutto i polmoni e le viscere delle persone che abitano lì.

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  3. Anonimo ha detto:

    nascondo la mia ignoranza, non sono uno che guarda molti i film e non conosco questo regista, sono attaccato ancora elle forme pubblicitarie che gonfiano la nostra realtà, ma lo vedrò e vi farò sapere. ho notato che siete dei cultori del cinema. AUGURI Nando

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  4. trama del film ha detto:

    Il giorno stesso della sua promozione al comando dell'Ufficio Politico della Questura, il capo della sezione Omicidi (Gian Maria Volonté), uomo all'antica e reazionario, assassina la propria bellissima amante (Florinda Bolkan) nel suo appartamento, in via del Tempio nº 1. Il film è realizzato con la tecnica dei flash back nei quali viene rivelato che Augusta Terzi invitava il commissario ad abusare del proprio potere o a narrargli particolari scabrosi cui aveva assistito nelle vesti di poliziotto o, ancora, lo provocava parlandogli di una sua relazione con un giovane “rivoluzionario” che altri non è, poi, che lo studente Pace. Consapevole e contemporaneamente incapace di sostenere il potere che egli stesso incarna, il poliziotto dissemina la scena del delitto di prove e, durante le indagini, alternativamente ricatta, imbecca e depista i colleghi che si occupano del caso. Se in un primo momento ciò che guida il protagonista pare essere l'arroganza di chi confida nella propria insospettabilità, la veridicità di questa convinzione viene via via smentita dai fatti.
    Il poliziotto assassino, in virtù della vittoria dell'ordine costituito, finisce per agognare alla propria punizione, che tuttavia gli viene preclusa dal suo potere e dalla sua posizione: l'unico testimone dei fatti, un anarchico individualista, non vorrà denunciarlo per poterlo ricattare (“Un criminale a dirigere la repressione: è perfetto!” esclama durante l'interrogatorio).
    Il protagonista oramai deciso sulla sua posizione autopunitiva, consegna una lettera di confessione ai suoi colleghi, e – invocando quale unica attenuante il fatto di essere stato continuativamente preso in giro dalla propria vittima – s'impone gli arresti domiciliari: a casa, nell'attesa del suo arresto ufficiale, si addormenta e sogna di essere costretto dai suoi superiori e colleghi, che analizzano e rifiutano la validità degli indizi e delle prove, a firmare la “confessione della propria innocenza”. Al risveglio, con l'arrivo dei pezzi grossi della polizia, lo attende il vero finale che non viene però svelato ed è lasciato in sospeso dal regista. Il film si chiude con l'immagine delle tapparelle che si abbassano nella stanza in cui il protagonista ha appena ricevuto gli inquirenti, mentre sullo schermo appare la citazione di Franz Kafka che chiude il film: Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano.

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