la proprietà non è più un furto

Immaginate un mondo senza regole, immaginate una donna senza le sue regole; immaginate uno stato senza la legge, immaginate una religione senza la sua bibbia. La consuetudine incontrastata ci attanaglia contro la semplicità e la assoluta libertà. Oggetti sempre più cavillosi, macchine che sfornano oggetti prestigiosi per format televisivi. Stonature che farebbero scatenare anche la più mite delle anime, quelle che si incontrano nell’ultimo cerchio, quelle infime prive di entità, le cape che per metà sono sottoterra.

Immaginate un lavoro stabile e duraturo, immaginate una pensione di vecchiaia; immaginate poi una casa, una automobile, un matrimonio all’italiana, una festa di compleanno. In quest’epoca, da trent’anni, ci manca la semplicità, ci manca lo stipendio, ci mancano le case, la famiglia, il lavoro. Tutto e sotto o sopravalutato: la religione, l’anarchia, la moralità, l’ateismo. Noi sempre al punto di partenza, l’attenzione che ci respinge, la forza che non ha più voglia di mostrarsi.

Immaginate un percorso a ritroso, immaginate la povertà; ora invece guardiamo tutti alla ricchezza, alla sontuosità, alla beatitudine. Adesso vi cito le parole di un film:

“ma cchè ce farò io con tutto quel denaro che accumulo, dal momento in cui ormai sono in grado, e da molto tempo, di provvedere a tutti i bisogni della mia vita? Bhè, lo utilizzerò per farne altro, altro ancora… milioni, miliardi… perché il mio bisogno fondamentale è quello di arricchire. Quando penso ai cassieri di banca che a rischio di morire pe difendere il capitale altrui, oppure al fattorino del tramme che ogni sera immancabilmente consegna l’incasso della giornata. O a quei morti di fame che accettano passivamente la loro disgrazia nel rispetto della legge in difesa della proprietà. Embè, e allora ciò proprio il sospetto che in questi nullatenenti… embè, va avanti la pazzia, aleggi la stronzaggine. Ciò me tranquillizza, perché è su di loro che io mi arricchisco. Ma malgrado tutto io non so felice. E no, perché anch’io, come il danaro, vorrei essere eterno”. [+blogger].

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    e' un grande film da capire e vederlo almeno 2 volte in questa situazione tutti possono essere malati di mente per poi decidere di abbattere i ricchi e gli egoisti ma quello che non ci ferma è la maldicenza che non ha confini e non fa muovere la gente, anzi li attanaglia conto l'ostilità e la persecuzione.

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  2. Anonimo ha detto:

    FATE ATTENZIONE LA PROPRIETA' PRIVATA E' DISUGUAGLIANZA E DISTRUZIONE PAROLA DI AMERIGO

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  3. wikipedia ha detto:

    La proprietà non è più un furto è un film grottesco del 1973 diretto da Elio Petri. Fa parte di una sorta di “trilogia della nevrosi”, composta da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (“nevrosi del potere”) e La classe operaia va in paradiso (“nevrosi del lavoro”), che si completa con una spietata analisi della “nevrosi del denaro”.

    L'impiegato di banca Total, preso da irrefrenabile odio nei confronti del denaro, assume come simbolo da punire un ricco macellaio e lo deruba progressivamente di ogni suo avere.

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  4. Francesca ha detto:

    abbiamo la consapevolezza di essere, di capire ogni cosa, di fare in modo sbrigativo e di essere intelligenti, belli, attivi, pieni di vita e magari pensiamo anche di vivere come Berlusconi 120anni. se queste sono le premesse per una vita alternativa allora io penso che è meglio tornare all'età della pietra, quando mangiavamo senza il fuoco e facevamo l'amore senza vergognarci.

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  5. pip ha detto:

    perfide considerazione di un malato di mente che ha stra maledettamente ragione

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