dal fruttivendolo

Ogni volta che vado a comprare la frutta o la verdura, il mio fruttivendolo mi informa della situazione del quartiere, di quello che succede e, se possibile, anche di qualche pettegolezzo fresco fresco. La sua non è una semplice spiegazione, il mio fruttivendolo diserta loquacemente e quando parla dei diritti è un vero esperto avvocato forense. Mi dice sempre, “io vorrei vendere anche questo però la legge non me lo permette, io vorrei fare anche quest’altro però ci vuole tale o taluni requisiti che io non ho”. La sua è una vera attività, e le sue spiegazioni sono esaustive e determinate.

Riferendomi che il rione soffre del traffico e di questi “sfaccim e guagliuni che parcheggiano come cani”, mi ha fatto ricordare che in realtà anche lui qualche piccolo reato lo commette: caccia fuori al marciapiede qualche cassetta di legno con lattughe, pomodori, mele. Mi dice “in realtà questo è un mercato sarebbe brutto che tutti fossero dentro i loro negozi, si snaturerebbe l’identità del mercato e forse non venderemo più”. “Certo una migliore circolazione sarebbe più opportuna anche per chi cammina a piedi”, rispondo io.

Il “problema” è il fatto ne noi viviamo nel rione sanità, questo è un quartiere che ha le sue prerogative, che non possono essere paragonate ad una cittadina della Toscana, ma che sarebbe totalmente innaturale trasformarlo in un luogo solo per i turisti o per i passanti di turno. “L’artista che trasfigura il rione è pur sempre uno straniero”, mi dice sempre il mio buon fruttivendolo, “quelli della televisione vengono e riprendono quello che a loro fa piacere, ognuno si crea le sue congetture o le sue caratteristiche e credono di avere conosciuto, di sapere, di poter giudicare”.

Ed ha ragione, questa situazione crea una concezione meticcia che a volte fa essere critici anche gli stessi abitanti del rione. I più duri sul quartiere sono proprio coloro che vivono e che magari hanno passato buona parte della loro vita nella Sanità. Mi dice sempre ‘o verdummaro: “è normal ca a signora Antonietta a ritt’ ca è meglie ca s’apiccia tutto cose”, se poi sente dalla tv o dalla radio, in un italiano perfetto, che la munnezza la fanno solo i napoletani e che nel quartiere l’inciviltà è sinonimo del dialetto. [+blogger]

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. suor ha detto:

    bene, forse conosciamo questo fruttivendolo e se è lui è un vero asso, è un uomo onesto, simpatico e veramente intelligente. ma appena ho la possibilità di scendere vado e vedo se ti conosce blogger così vediamo se mi sono bagliata.

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  2. Anonimo ha detto:

    Il fruttarolo più dinamico del mondo!

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  3. Anonimo ha detto:

    ma chi è questo signore? vorrei tanto conoscerlo, parlarci. mi stupisce sempre di più il fatto che la gente

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