vittime

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Giovedì 27 gennaio si è celebrata la giornata della memoria, in ricordo di quando, nella stessa data di molto tempo fa le truppe sovietiche aprirono i cancelli di quello che divenne da allora in poi sinonimo di orrore: quelli del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, dove si consumò gran parte della “soluzione finale” nazista al problema ebraico in Europa, e dove trovarono la morte una parte consistente dei sei milioni di ebrei ufficialmente registrati. Altrettanto numerosi furono i dissidenti politici, ma anche molti cristiani di tutte le confessioni, testimoni di Geova, omosessuali, zingari, il cui numero esatto di vittime ingoiate dal loro olocausto, il porrajmos, non è certo, sono vittime dimenticate.

Ricordare è giusto, ma se si onorano le vittime di ieri, è giusto non dimenticare i tanti olocausti silenziosi o più o meno rumorosi che a scadenze alterne o quotidianamente si consumano più o meno lontano da noi. Solo vent’anni fa a quarant’anni dalla seconda guerra mondiale e dalla scoperta dei campi di concentramento, nella ex Jugoslavia si è svolto il più grande massacro dei Balcani, quando si sperava che mai più in Europa si assistesse a pulizie etniche, poi il Ruanda con il massacro tra tutsi e hutu, favorito anche e soprattutto dagli interessi della grandi potenze ex coloniali, in particolare Belgio e Francia, e poi il Sudan, la Somalia.

Perché la memoria non diventi vuota retorica, cerchiamo di non commettere l’errore di non vedere, come fecero tutti allora. Altre leggi razziali si stanno attuando sotto i nostri occhi: in Italia, dove un governo influenzato dall’ideologia becera della Lega Nord, ha imposto leggi inumane che vanno contro ogni buon senso e contro ogni norma del diritto, Sarkosy in Francia, che ha deciso la deportazione (è il caso di dirlo) indiscriminata di molti rom, tutto in nome di un concetto di sicurezza che mira più a scatenare guerre tra poveri, che al vero interesse della cosiddetta società civile, tutto per difendere il posto privilegiato alla tavola del benessere, quasi come in un senso di assedio come raramente è capitato nella storia dell’umanità, forse come deve essere capitato nel passaggio dal mondo antico all’età di mezzo.

Come dimenticare i bambini del campo rom del Triboniano a Milano, che un giorno sono stati sfrattati con le ruspe, e che un gruppo di maestre coraggiose e appassionate della loro missione (si, perché insegnare non è un lavoro come gli altri), erano riuscite a portare a scuola. Cosa penseranno quei bambini? Che sono condannati ad essere per sempre ai margini per il fatto di appartenere ad una razza “sbagliata”? E che dire dei barconi di disperati respinti in Libia, e senza che spesso vengano soccorsi? E’ per queste nuove vittime della storia che è nostro dovere vigilare, affinché non venga fatta anche a noi la domanda che abbiamo fatto ai nostri padri e nonni: ” e voi, che cosa avete fatto?” [vincenzo minei]

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    quante ingiustizie!!

    Mi piace

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