totò: quarantaquattro anni dopo

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Dimenticato o, forse, preso in giro dalle istituzioni, il grande attore rischia di morire una seconda volta. Ma, non nella memoria dei napoletani.

Il 15 aprile 1967, quarantaquattro anni fa, lasciava questa vita uno dei più grandi attori italiani, interprete di teatro e di cinema: Totò. L’Anniversario sarebbe caduto nel dimenticatoio, o quasi, se proprio pochi giorni fa il Parlamento italiano non lo avesse celebrato – in seduta solenne – come uno dei “costruttori” dell’Unità d’Italia per il suo contributo alla lingua parlata e alla creatività artistica, strumenti che hanno favorito la crescita dell’italianità. Anche un anno fa, a ben ricordare, e sempre in prossimità dell’Anniversario (è uno “scherzo” che Totò … ripete – per singolare coincidenza – ad ogni Anniversario della sua morte?) sulle pagine dei giornali era “arrivata” una notizia clamorosa quanto allarmante: la collina di S. Maria del Pianto, quella dell’omonimo cimitero ove è sepolto Totò, sta inesorabilmente franando, le cappelle – compresa quella di Totò – sono a rischio crollo: una vera beffa per l’indimenticabile dimenticato!

Sottovalutato in vita da gran parte della critica ma da questa poi osannato solo post mortem, amato invece dal pubblico che affollava le sale teatrali e cinematografiche e che tutt’oggi lo ama rivedendolo in televisione o in videocassette domestiche: così oggi è ricordato Totò, la sua mimica, la sua maschera, la sua poetica, le sue battute, i suoi giochi di parole, la sua vita avventurosa, il suo personaggio unico e irripetibile, il suo pensiero acuto, il suo gesto inconfondibile.

Ma anche oggi che pur è ricordato da politici, giornalisti e critici cinematografici, tale atteggiamento è più formale e ufficiale che reale, concreto. Per esempio, a Napoli le istituzioni non ricordano il “principe del sorriso” nel giusto modo; non lo considerano un punto di riferimento per il proprio riscatto civile di oggi e di domani: essenziale parte del proprio patrimonio culturale, artistico, delle proprie radici, della propria storia. Basteranno tre o quattro esempi. A Totò è intitolata una strada del suo quartiere di nascita e della sua giovinezza, una piccola strada secondaria – praticamente un vicolo, nei pressi di via Foría – laddove gli si sarebbe dovuta intitolare l’arteria più importante della Sanità, e cioè piazza Sanità: per esempio chiamandola “piazza Totò alla Sanità”. O, se ciò fa storcere il naso ai burocrati della toponomastica, gli si sarebbe potuta intitolare la Villa Comunale di Napoli, che è nel quartiere del padre di Totò. Oppure la Stazione ferroviaria che ancora si chiama, anonimamente, “Napoli Centrale”.

Inoltre il parco “Totò” – un parco/giochi nella attigua piazza Cavour – è in rovina tra scivoli e altalene divelte, alberi morti e non sostituiti, totale assenza di sorveglianza e manutenzione. Non vi è poi a Napoli, dedicata a Totò, una statua degna di questo nome. Statua (o busto) che io stesso proposi fosse realizzata attraverso un concorso internazionale e collocata in piazza Sanità in occasione del rifacimento della piazza stessa sei anni fa: ma né la (allora) Circoscrizione né il Comune presero neppure in considerazione la petizione popolare e le centinaia di firme che allegai.

A completamento del sostanziale oblío istituzionale di cui continua a “godere” Totò, restano da esaminare (e pochi giorni fa, in Parlamento, la figlia e la nipote di Totò hanno di nuovo grottescamente annunciato l’imminenza dell’apertura) le ancor più misere vicende del Museo dedicato a Totò la cui inaugurazione da un ventennio viene data per imminente per poi puntualmente essere rinviata. Un intero piano di uno storico palazzo della Sanità e la consulenza quindicennale della figlia Liliana sono pronti a materializzare un museo che, con parola moderna, lo si potrebbe definire virtuale: un virtuoso aggettivo che sta per inesistente. E, ancora, la casa povera e disadorna ove Totò trascorse l’infanzia e la giovinezza in via S. Maria Antesaecula: c’è una lapide sull’ingresso del palazzo ma le tre stanzette fatiscenti della casa sono state totalmente ignorate dal Comune di Napoli. Dopo aver fatto andare deserte ben undici battute d’asta a scendere (partite da 60 milioni di lire, gradualmente diminuite) e, nonostante ciò, sempre disertate dal Comune in cui Totò è nato e poi vissuto per vent’anni, il Comune di Napoli ha poi gridato allo scandalo quando una piccola famiglia – madre e figlio trentenne – del quartiere vinse l’asta acquistando la diroccata casa al prezzo di 18.000 euro nel 2002!

Il Comune di Napoli, la Regione Campania, la stessa Circoscrizione e poi la Municipalità Stella-san Carlo all’Arena hanno sempre ignorato, ad esempio, nel “Maggio dei Monumenti” la casa di Totò. Le leggi italiane prevedono che luoghi come casa Totò, ancorché privati, siano considerati beni culturali da restaurare con ampio concorso di soldi pubblici e da tutelare; ma fino ad oggi né
la pre-esistente Circoscrizione né l’attuale Municipalità, né la Regione nè il Comune, né la Soprintendenza hanno mai minimamente proposto un restauro di tale storica abitazione, sita peraltro in un palazzo storico, a pochi passi dal quale invece il Comune ha autorizzato – senza alcuna opposizione della Soprintendenza – la costruzione di un Supermercato a più piani … al posto di un teatro: il “Felix”.

Ecco, questo teatro – a pochi passi da casa Totò – il cui abbattimento è stato frettolosamente consentito dal Comune di Napoli violando le stesse procedure di legge, questo teatro “Felix potrebbe far parte, nel quartiere Sanità, nei vicoli cari a Totò oggi insozzati di morte dai santuari camorristici dello spaccio di droga, di quel volano – fin qui inesistente – per il riscatto civile, politico, culturale del quartiere, dell’intera città.

Ma evidentemente questo non è. Totò, il grande attore, il sublime interprete della risata e non solo: una qualsiasi Città al mondo ne vantasse i natali gli avrebbe dedicato una pubblica Accademia teatrale e cinematografica, una Scuola per custodire, tramandare e insegnare il dialetto, una Fondazione, un Premio nazionale per la cinematografia, traendone vanto e anche vantaggio turistico ed economico. Il museo a lui dedicato, la sua casa, nella memoria della Città stanno facendo la stessa fine di quel 3° piano del palazzo di via Tasso (dove gli occupanti nazisti torturarono partigiani ed ebrei) a Roma, sacro alla memoria storica degli Italiani, ma non del Comune di Roma che – disertate varie aste – si è fatto soffiare lo storico immobile, acquistato poi da un privato! Caro Totò, questa è la tua Napoli ufficiale che ti ha fatto morire una seconda volta. E che non ti fa nemmeno riposare in pace.

Ma, ricordalo bene: tu che eri sia plebeo che nobile di natali, tu che hai amato Napoli e la sua lingua sopra ogni cosa, tu che eri mentalmente monarchico e di destra ma socialista e di sinistra di cuore, tu sei parte di noi e della nostra memoria collettiva. E delle istituzioni possiamo, insieme con te, continuare a ridere. Ieri come oggi. [francesco Ruotolo]

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Carlo Leggieri ha detto:

    Circa un anno fa accompagnavo in visita alla Sanità Olivier Goujon un reporter di VSD. Il giornalista, conoscendo bene che il quartiere ha dato i natali a Totò mi chiedeva della sua casa natale. Consapevole dello stato di abbandono e degrado in cui versa il luogo mi intrattenevo su altre realtà monumentali, ma alla fine, incalzato, cedetti alla sua richiesta e lo condussi in via Santa Maria Antesaecula 109. Un cumulo d’immondizia troneggiava all’angolo, un pronunciato degrado edilizio caratterizzava il fabbricato e in particolare gli esterni dell’appartamento. La targa, posta troppo in alto, appena visibile. Indicai l’immobile avvertendo profonda la mortificazione di mostrare un cameo della nostra storia offeso da incuria e abbandono. Olivier osservò e rivolgendosi a me disse : “Sapessi cosa è la casa di Fernandel a Parigi”. Un pugno allo stomaco. Deglutii, incassai lo schiaffo e in cuor mio chiesi scusa al Principe.

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