4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    la comunione e lo scambio sono l'unica via per la salvezza

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  2. Anonimo ha detto:

    grande armando!

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  3. Anonimo ha detto:

    Bella iniziativa con i cartelloni anche se credo che serve a ben poco

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  4. Per Informare ha detto:

    Paulo Freire, oggi ricordato in modo particolare per aver introdotto i concetti di problem posing all'interno del processo/progetto educativo, ha contribuito a una filosofia dell'educazione proveniente non solo dal più classico approccio riferito a Platone, ma anche dai pensatori moderni marxisti e anticolonialisti. Di fatto, in diversi modi la sua “pedagogia degli oppressi” può essere meglio letta come un'estensione o una risposta a I dannati della Terra di Frantz Fanon, che poneva una forte enfasi sulla necessità di fornire ai popoli nativi un'educazione che fosse, al tempo stesso, nuova e moderna, piuttosto che tradizionale, e anticoloniale (cioè, che non fosse semplicemente un'estensione della cultura del colonizzatore).

    Freire è meglio conosciuto per il suo attacco a quello che chiama il concetto “bancario” dell'educazione, in cui lo studente era visto come un conto vuoto che dev'essere riempito dal docente (educazione depositaria). Certo, questa non è propriamente una nuova concezione rousseauiana del bambino come un apprenditore attivo, che fu già un passo oltre la tabula rasa (che è, fondamentalmente, lo stesso del concetto “bancario”), e pensatori come John Dewey e Alfred North Whitehead sono stati fortemente critici sulla trasmissione di meri “fatti” come fine dell'educazione. Il lavoro di Freire è uno dei fondamenti della pedagogia critica.

    Ben più provocatoria, tuttavia, è la dura avversione di Freire alla dicotomia docente-studente. Questa divisione è ammessa in Rousseau e forzata in Dewey, ma Freire arriva a insistere che verrà completamente abolita. Diventa difficile immaginare questo in termini assoluti (vi deve essere una certa legge della relazione docente-studente nella relazione genitore-figlio), ma ciò che Freire suggerisce è una profonda reciprocità che va inserita nella nostra idea di docente e studente. Freire cerca di pensarli in termini di docente-studente e studente-docente, cioè anche un insegnante che impara e uno studente che insegna, come ruoli basilari della partecipazione della classe. Questo concetto viene ripreso anche nel suo ultimo scritto pubblicato in Italia, “Pedagogia dell'autonomia”, dedicato alla tematica della formazione docente. In esso Freire afferma con forza che “non c'è insegnamento senza apprendimento”, evocando il suggestivo concetto di “do-discenza” (docenza/discenza). Ciò in piena coerenza con il suo stile linguistico, tendente in molti casi a presentare due termini contraddittori per cercarne una conciliazione.

    Questo è un tentativo di implementare qualcosa di simile alla democrazia come metodo educativo, e non meramente un obiettivo dell'educazione democratica. Come Dewey, per il quale la democrazia era una pietra di paragone, non integrò pienamente pratiche democratiche nei suoi metodi. (Comunque questo era, in parte, in funzione dell'atteggiamento di Dewey riguardo l'individualità). Tuttavia, al suo inizio, il rigido modo di fare questo genere di classe è stato più volte criticato sulla base che esso può mascherare più che superare l'autorità dell'insegnante.

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