è morto un altro 17enne

Ieri ho letto, su molti giornali, che un 17enne rom è stato trovato morto fuori al pronto soccorso dell’Ospedale di Giugliano. Molti siti riportano la notizia rimarcando che forse il minore è caduto per commettere un furto. Il ragazzo è stato accompagnato e lasciato fuori al pronto soccorso, così come si lascia un sacco di patate. E’ la vita di un rom, di un minorenne, di un ragazzino che ha voglia di morire per andare a rubare… Ma quel forse mi dà un enorme fastidio, quell’ipotesi, se pur confermata, comunque mi fa schifo. La morte, a fronte di un furto, poniamo come esempio, di 500 euro? O la borsa o la vita!, “Cosa vale di più, un Rolex o l’esistenza di un adolescente”? Ma la risposta è facile, “te la sei cercata se vai a rubare… così come le ragazzine che indossano le minigonne, un po’ di violenza in questi casi…”.  Ma l’attenzione è solo un’etichetta sociale, uno stigma grande quanto i chiodi che hanno crocifisso il cristo; resistenti come un collante, gli uomini li usano per fini economici e politici, senza distinzione e per ogni occasione di prestigio. Il ragazzino ha guanti in lattice infilati alle mani, non è che forse sta lavorando a nero come giardiniere?, oppure li indossa solamente per proteggersi dal freddo, o solo per divertimento? Nessun giornale si chiede chi l’ha accompagnato e scaricato fuori al pronto soccorso? E perché fuori e non dentro l’ospedale?

Ragionando per assurdo:

Ipotesi 1 – Era vero che voleva rubare, aveva dei complici che per paura di essere arrestati (ma anche per pietà), l’avevano lasciato appena fuori il pronto soccorso.

Ipotesi 2 – Stava lavorando irregolarmente in una casa di una famiglia che per paura di essere denunciati (e sempre per pietà), lo avevano lasciato sperando che qualcuno si accorgesse del ferito.

Ipotesi 3 – Il ragazzo era caduto accidentalmente, le persone che l’avevano soccorso ed accompagnato, avevano successivamente sospettato che stava rubando, cosicché per non immischiarsi in situazioni che non li riguardavano, l’avevano abbandonato.

E’ mai possibile che ancora oggi nun ce mettimme scuorne di scrivere informazioni così palesemente false? Quel maledetto forse può confondere chi deve fare le indagini, chi deve dare la notizia e chi non vuole essere indifferente. Ma se fosse stato un diciassettenne italiano, abbandonato fuori ad un pronto soccorso, avremmo noi avuto la forza del distacco, dell’impassibilità della notizia? Quel forse così freddo, così insensibile, neanche si stesse parlando di un animale, mi mette in soggezione, crea una rottura che mi fa comprendere l’inutilità di quell’avvenimento. E’ mai possibile che un minorenne muore buttato fuori ad un pronto soccorso? La forza di quel forse, l’espressione di questo termine, distorce la verità; quest’avverbio da solo crea la possibilità dell’incertezza, del dubbio, della notizia che si dissolve un secondo dopo averla letta. Quel forse distrugge una figura, l’annienta, la fa diventare cosa, come un oggetto, la scarnifica fino a farla diventare vuota. Tutte le notizie si dimenticano, tutte hanno un significato. [+blogger]

 

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