Napoli “moriva” dentro l’acqua. Per quattro giorni la pioggia bagnò le strade, i palazzi, le auto e le moto. Sprofondò una strada e un palazzo: morirono sette persone. I napoletani erano esausti. Giorni di pioggia, interminabili e tutti uguali, dove molte cose “strane” avvennero. I rivoli d’acqua entrarono nella coscienza di molte persone, penetrarono in profondità, fin dentro le loro anime. Erano giorni particolari. Eppure tutto sembrava essere così immobile, le decisioni da prendere erano ingarbugliate; il mistero dell’acqua che scassava la terra era irrisolto. Una sensazione meravigliosa riapparve grazie ad una azione imposta per magia.
Era il cinque Agosto, quando un imponente e insolito schieramento delle forze dell’ordine, occuparono tutto il lungo mare di Napoli. Per ordine che giungeva dall’alto, in quel giorno nessuno doveva andare sulla spiaggia; nessuno poteva fare il bagno, nessuno poteva attraversare la strade che portavano a mare. Era stato un ordine tassativo, a partire dalle quattro del mattino e fino al giorno dopo, il blocco valeva per tutti, senza distinzione né raccomandazioni. Inutile la resistenza degli scugnizzi che tentarono in tutti i modi di scardinare la muraglia di vigili, carabiniere e poliziotti messi a guardia del mare.
Si accorse che c’era l’alta mare un carabiniere giovane che aveva la moglie con problemi caratteriali. Il sergente (o il maresciallo, non ricordo), si accigliò nel pensare che l’acqua saliva inspiegabilmente. Dall’altra parte, nella villa Comunale, le donne e gli uomini aspettavano, chi con le sedie a sdraio, chi con la cesta e il frigo, chi con la frittata dei maccheroni e con le asciugamani, che il posto di blocco venisse revocato. Alle quattrodici del pomeriggio tutti i bagnanti, delusi, iniziarono a tornare alle loro case. Erano soprattutto gli abitanti dei bassi del Pallonetto di santa Lucia. Mentre raggiungevano le loro case, i bambini si misero a giocare a pallone a piazza del Plebiscito. I bagnanti erano delusi nel capire che quel giorno nessuno poteva raggiungere la spiaggia e gli scogli.
Il sergente questa volta volle misurare il livello dell’acqua. Disegnò una linea orizzontale con un pennellino e, dopo mezz’ora, si accorse che il segno era stato sovrastato dal mare. Dopo un’altra mezz’ora, il mare scavalcò gli scogli e fuoriuscì bagnando tranquillamente le strade di via Francesco Caracciolo. L’acqua, pian piano, senza destare nessuna preoccupazione, attraversò gli alberghi di via Partenope, il circolo Canottieri Napoli, fino via Cesario Console. Raggiunse piazza del Plebiscito, dove gli scugnizzi giocavano a pallone. I ragazzi si bagnarono i piedi, ma continuavano a giocare, divertendosi e rinfrescandosi. L’acqua raggiunse finanche i bassi del Pallonetto di santa Lucia, inerpicandosi fino al Molte di Dio. L’evento non destò preoccupazione, tutti accolsero quello straordinario momento come l’immenso amore che il mare aveva per la sua gente. E nel tempo tutto fu confermato: non poteva esserci giorno, o evento particolare, o ordine dall’alto che potesse far desistere il mare e la sua gente a incontrarsi in un immenso legame. [+blogger – recensione del libro, “Malacqua” di Nicola Pugliese, ed. Bompiani]