Alla fine del vico dei Majorani, prima di raggiungere la più nota Spaccanapoli, vive una signora molto particolare, il corsivo è giustificato. Ogni volta che passo vedo Maria, così si chiama la donna, sfruttare la luce del giorno quanto più possibile. Si frappone tra la minuscola porta d’ingresso, che ha quasi sempre aperta, e la strada prossima san Biagio dei Librai. Nel vico, data la struttura morfologia, la luce del sole entra di sbieco, pallido e privo di luminosità. Nonostante questa particolarità Maria, seduta sull’uscio della sua abitazione, legge migliaia e migliaia di pagine di libri. Sono anni che passo per vico Majorani, non l’ho mai vista fare altro che leggere.
Mi ha confessato che ama tutti i romanzi, in particolare quelli di Sveva Casati Modignani. Quando le ho chiesto chi le ha trasmesso la passione per la lettura, mi ha detto che il suo papà era medico e, sia la mamma che la nonna, erano due insegnanti di scuola elementare. Subito dopo mi ha parlato di quello che è successo durante le quattro giornate di Napoli; ed infine, di Anna Karenina e di altri classici che le sono rimasti nel cuore. Maria è molto simpatica e ha una intelligenza fuori dal comune e, quando accenna alle sue ultime letture, i suoi occhi diventano dolci. Le ho detto che amo Francesco Mastriani e anche altri scrittori partenopei. Nella sua casa/basso, la porta d’ingresso confina con un muro di in palazzo alto circa trenta metri; in quell’”incavo” dove la storia sembra fermarsi per congiungersi all’umiltà, Maria ogni giorno passa ore a leggere quello che ha definito la sua gioia e la sua liberazione.