Sul corriere del mezzogiorno on line del 22/12/’24 è uscito un articolo dal titolo: Salari a Napoli, sono la metà di Milano. E in Campania sono cinque volte più bassi, firmato da Emanuele Imperiali. L’autore riporta la ricerca fatta dalla Ggia di Mestre su dati Inps. Si osserva che a Napoli mediamente si guadagna circa 1400 euro contro i 2650 euro della città di Milano; il confronto regionale in relazione ai salari lordi è 5 volte superiore in Lombardia: 109,000 mila contro i 21,600mila della Campania.
Tra le cause primarie, pur indicandone diverse, l’autore afferma che c’è un divario enorme tra le due regioni: il caro vita è tra le più importanti. L’autore dice che il carrello della spesa dei milanesi è molto più costoso di quello campano. Inoltre indica gli affitti delle case e le cene ai ristoranti, fattori cruciali per le differenze in busta paga.
Premetto che vado quasi ogni anno a Milano a trovare un mio caro amico che abita non lontano dal Navigli. Facciamo la spesa al supermercato e, le differenze così marcate, non le ho mai percepite; anzi, spesso ho visto offerte di olio, latte, biscotti, merendine, formaggio inferiori rispetto i prezzi di Napoli. C’è una cosa che omettono un po’ tutti gli statistici quando valutano i costi nord/sud: da circa vent’anni i napoletani pagano tra i 1000 e 1500 euro all’anno in più di assicurazione auto e moto (circa 40 anni se prendiamo in relazione anche le vecchie lire). Rispetto alle quote che pagano al nord, abbiamo uno scarto di circa 14 mila euro ogni dieci anni. Il prezzo degli affitti e delle vendite delle case, con il turismo di massa che sta snaturato il comparto immobiliare, è aumentato del 500% in pochi anni e non tende a scendere. In passato un basso di 50mq costava mensilmente 150 euro, oggi costa 500 euro. Nel centro storico un negozio in affitto costa 130 euro al metro quadro, e un menù turistico non lo paghi più 25 euro. Una pizzetta margherita al taglio costa 2 euro, con formaggio e prosciutto, 2,5 e con salame e funghi 3 euro. Io abito in provincia di Napoli e pago ogni anno più di 600 euro di tassa rifiuti: ho una casa di 80mq con un piccolo giardino.
Per contro valuto il resto dell’articolo, che parla di precariato e di lavoro informale, un punto di partenza (spero che non sia anche un punto d’arrivo). Troppo poco si affronta il discorso delle retribuzioni e soprattutto dei salati, con gli aumenti che, da qualche anno, superano il 40%. Dopo il covid il caffè, i detersivi, l’olio, la pasta ecc, hanno avuto un’impennata degna di una economia di guerra. Oggi una collaboratrice domestica con contratto irregolare guadagna 500 euro al mese. Il lavoro “nero” non fa statistica se non fosse per il fatto che spesso sui contratti si scrive una cosa poi, invece, se ne fa un’altra. Quello che bisogna affrontare sono le paghe alte, le pensioni d’oro, l’elusione fiscale, e soprattutto quello stile di vita che legittima la ricchezza e il lusso. L’articolo alla fine indica, nella debolezza strutturale del modello lavorativo europeo, sottolineato da Mario Draghi, la questione da affrontare rispetto alla dipendenza delle esportazione. In parte è vero in parte no, quello che bisogna capire è che non c’è benessere se se fatutt’ ‘a sant’Anna e niente a Maria. [+blogger].