comunicare?

Gli “internettiani” vengono accusati di perdere tempo, di comunicare con gli invisibili come ectoplasmi, di parlare con chi non c’è e non po’ rispondere direttamente. Alieni che da soli ridono, sghignazzano, si illudono ma che in realtà sono inetti, perdenti, nullafacenti…

Il Post di cui sotto parla dell’iniziativa dei cittadini del rione Sanità di conversare, scrivere, comunicare, far vedere e farsi vedere tramite facebook. L’argomento è diventato piuttosto complesso visto i numerosi studi su internet e le moltissime tesi a riguardo. Sociologi ed antropologi parlano di una nuova fenomenologia ascritta ai rapporti “liquidi”. Si parla di nuovo esibizionismo, di perdita di tempo e spreco per la complessità celebrale e di invecchiamento precoce stando seduto tutto il giorno davanti ad un computer. C’è chi in vece loda questo tipo di comunicazione semplice, diretta e soprattutto che informa pluralmente… visti i tempi che corrono. Questa la tesi della redazione. Attualmente c’è la possibilità di conoscere molto più velocemente le cose, ossia quello che succede nel mondo. Il blog del rione fa conoscere il quartiere più velocemente e con poco spreco di risorse ed energia.
Lo stare insieme è prerogativa dell’uomo, dell’essere umano che si accoppia e si riproduce. Il successo di internet non è solo dovuto al fatto che tutti possono dire, possono fare, possono pubblicare e farsi vedere, d’altronde quando è nata l’area web le argomentazioni erano che, proprio grazie al computer, ci si poteva celare, nascondere vivendo una, dieci, cento, mille vite. Oggi qualcosa è cambiato: c’è un “grande fratello” che oltrepassa la tesi orwelliana e quella dei media, minacciando quest’ultimi e tenendoli, per certi aspetti, sotto controllo. Il voler comunicare e farsi sentire, è condizione basilare e di una naturale espressione dell’essere e del divenire. Non è la condizione di apparire, o per lo meno non quella principale, che ci introduce nel mondo degli altri, del sapere anche le piccole cose. La diceria, a Napoli volgarmente si dice n’ciuci, è condizione naturale che spinge gli esseri all’unione, alla solidarietà, qualcuno potrebbe dire al socialismo…
In un mondo sempre più diviso tra l’individualismo e la costrizione, l’evasione che trasforma i rapporti materiali in rapporti liquidi è un modo per ritornare alla solidarietà, intessendo relazioni reciproche e di aiuto. È straordinario: andate su qualche blog o forum e chiedete aiuto per qualsiasi cosa. Saranno centinaia le persone che cercheranno di risolvervi il problema. Ed è proprio partendo da quest’esempio che la nostra tesi prende corpo e si consolida.
Attualmente si possono combattere le ingiustizia medianiche. Attenzione non dobbiamo diventare “comunicazione di nicchia” altrimenti rischiamo di leggerci soltanto e di tesserci le lodi di un qualcosa che non supererà il nostro naso. La nostra deve essere una partecipazione attiva e costante avendo la capacità di smuovere nel momento opportuno le coscienze e le alternative. Non aspettiamo che siano gli altri a denunciare. Oggi i potenti hanno paura di internet, dei blogger, di chi ha intenzione di comunicare con le masse senza essere criptato, ecco perché vogliono regolamentare quest’area. Ricordiamo che solo la Cina e qualche altro piccolo staterello dell’universo, se non mi sbaglio Marte e Uranio, impediscono di dialogare liberamente obbligando gli internauti ad accettare condizioni illiberali e anacronistiche. [+Blogger]

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    la rete la costruiremo noi e chi non ci crede bSTA CHE venga il 13 a parco san gernnaro per capire come e in che modo ci stimo organizzando… la massima è, meglio tardi che mai. fRANCO STE

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  2. Anonimo ha detto:

    e’ abbastanz acile pensare che meglio il silenzio della gente. zittirci tutti è sempre stata una prerogativa del potere. anche i camorristi hanno paura dell’opinione pubblica. gli sporchi affari non devo usciere allo scoperto. politici, villici, impiaztri e vesciche piene di piscio hanno invaso la nostra cultura. bastardi per fortuna che non ne sietemolti anche se fate un rumore identico allo “sfiato rettale”. barbara

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  3. Alessandra ha detto:

    Prima di Internet e dei blog ci stavamo allontanando. Le persone si stavano chiudendo, ognuna nel proprio mondo individuale, stava scomparendo la voglia di parlare, perché nessuno mostrava interesse a voler sentire . Con Internet e con i blog, forse, la voglia di parlare, insieme a quella di sentire e ascoltare, stanno ritornando. E che ben venga tutto ciò…ovviamente senza correre il rischio di ripararsi dietro lo schermo e non farsi vedere, questo comporterebbe un ulteriore isolamento, resteremmo invisibili e allora parlare e farsi sentire non avrebbe più senso…Alessandra (Sanità)

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  4. Anonimo ha detto:

    Alcune idee sono buone, non c’è che dire, come ad esempio quelle degli scec; così come va bene anche poter comunicare. Bisogna però vedere che cosa si comunica. Per quel po’ che ho visto su questo sito non si comunica un gran che. In linea di massima è il solito piagnisteo della suburra partenopea che ama stare in pigiama fino alle 17 e poi si mette sulla vesparella per fare avanti ed indietro, rigorosamente senza casco; i più svegli fanno qualche scippo o vendono un po’ di roba. Il fondo si è toccato con l’inno di gloria al Napoli calcio. Solo degli imbecilli possono fondare il loro valore su 11 ragazzotti che corrono dietro una palla e normalmente usano i piedi al posto della testa!Non noto un moto vero di rivolta, un conato di vomito per tutto quello che significa vivere alla Sanità. Vedo il solito buonismo infarcito di feste e farina (generalmente pizzette unte). Il problema è che bisogna attivare la forca, senza quella (forca morale e materiale) non andrete un passo avanti. Se non li prendete a calci i vostri commercianti che non rilasciano uno scontrino fiscale manco col pugnale al collo e vi tolgono anche lo spazio vitale occupando abusivamente il suolo pubblico; se non fustigate chi tiene il ragazzetto a lavorare a nero e non lo denunciate a che serve la vostra comunicazione, la vostra rete? Puro autoerotismo.

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  5. Anonimo ha detto:

    evidentemente non hai capito il senso dell’articolo “napoli soccer” ti invito a leggerlo di nuovo. leggi bene il blog, non mi sembra la solita minestra, te lo dice una che non abita alla sanità ma che la conosce e ci lavora. a me gli articoli pèiacciono molto leggi attentamente “l’altro spazio” del 12 ottobre, oppure leggi “Bambino/a sulla Moto” 11 settembre e altri. non credo che ci siano articoli di denuncia così pregnanti sui media. ma perchè criticare un inziativa che se pur piccola ha almeno la capazita di farci dialogare? Giuseppina Pan

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  6. Alessandra ha detto:

    Per Anonimo – 11 dicembre 2008 6.55.Sparare sentenze riesce facile a tutti. La cosa difficle, per cui bisogna avere una buona dose di coraggio, pazienza e intraprendenza, è provare, almeno sforzarsi, di capire, di andare a fondo alle cose, scoprire cosa c’è sotto la maschera, oltrepassare i pregiudizi e gli stereotipi che non fanno che infliggere coltellate una dietro l’altra senza dare la possibilità di parlare.E’ facile dire che nella Sanità i commercianti non fanno scontrini, che il ragazzetto lavora a nero, vende la droga. Sono cose che hai sentito al telegiornale o hai visto in televisione. E non capisco perché non si parla e non si legge delle feste e delle cose buone che anche il quartiere Sanità è capace di fare. Non capico perché non si parla della metà buona dei cittadini della Sanità che lottano per uscire dal fetore e dallo sterco. Forse è vero, hai ragione tu, c’è troppa rassegnazione e la gente ci si nasconde dietro per non dover affrontare la cosa faccia a faccia. Ma prima di aprire la bocca e sputare sentenze, ognuno di noi dovrebbe sporcarsi le mani a cercare di capire il motivo che sta dietro ogni cosa. Forse non ci hai pensato, ma organizzare una festa, come quella che si terrà domani al Parco R. Parisi-S. Gennaro (con tutte le pizzette che colano olio…) per i cittadini dello “sporco” quartiere Sanità potrebbe significare un’occasione per dimostrare che qualcuno non ci sta poi tanto comodo in tutta quell’ “immondizia”, un’occasione per far sentire che qualcosa di buono lo si vuol fare…seppure di poca qualità e di non eccessivo eroismo. Con il rischio di essere retorica: basta una sola goccia per poter cambiare le cose e per far traboccare un vaso…per un cambiamento…l’importante è provarci!

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  7. alessandro lenti ha detto:

    con la violenza non si sono mai avuti dei grndi risultati ma con paziena e amore per le persone e la lotta all’anafabetismo che potremmo vedere nell’arco di qualche generazione dei cambiamenti

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  8. alesadro lenti ha detto:

    io sono speranzoso che il mio popolo ce la può fare ad emergere e avere una nostra dignità

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  9. Stefano ha detto:

    “Mia cara Napoli…”Napoli…?!?? Io rispondo si…. NAPOLI!!!! Napoli e’ spesso giudicata male, ci chiamano “TERRONI” ma io rispondo ancora una volta: NAPOLI NAPOLI NAPOLI. La verita’ e’ che il bene e il male esistono dappertutto e che e’ meglio essere poveri ma napoletani che ricchi e vuoti dentro…. Ci chiamano “FECCIA DELLA GENTE” ma io rispondo UMANITA’, POVERTA’ e DIGNITA’. Io stra-amo la mia citta’ e la voglio difendere e vorrei dire che e’ una delle citta’ piu’ belle e intense del MONDO e che Napoli e’ VIVA e che NAPOLI VUOL DIRE AMORE NEL BENE E NEL MALE e CHI NON SA ACCETTARE QUESTO NON PUO’ ESSERE NAPOLETANO. Stefano Caracciolo “duca di Torchiarolo”

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