precarietà sotto assedio

Giovanna F. 30 anni laureata in architettura. Un contratto a progetto da circa 5 anni. E’ stata più volte spostata da una società all’altra.

Attualmente quali sono le tue impressioni sul mondo lavorativo? Disastrose e apocalittiche, non solo per la disperazione che ti raggiunge continuamente ma per tutto quello che ne consegue sia sotto il profilo privato che sociale. Cosa intendi? Mi spiego meglio. Già abitare da queste parti è un’etichetta ben precisa, poi dover letteralmente “elemosinare” e ringraziare quando per caso riesci a trovare un lavoro – non so se mi spiego bene – credo che questo sia, per la stabilità mentale, una dissociazione. Lavori? Si. Precario da 5 anni contro ogni legge e norma, ti scaricano da una ditta all’altra e viceversa così non solo aumentano fittiziamente il numero degli occupati ma continuano anche indisturbati a tenerti al “guinzaglio”. Perché ti riferivi alla dissociazione? Mi sento un dissociato… chi ti dà questo lavoro dovrebbe vergognarsi!, invece capita che ti vergogni tu per non essere capace di farti “passare” full time. Nel momento in cui ti rinnovano un contratto a progetto, un secondo dopo ritorni a pensare che non puoi e non devi progettare la tua vita, e non puoi neanche venderti le tue vergogne. Laureato con lode e master, ritorni ad essere nulla, sei uno che deve continuamente “copiare e incollare”, eseguire automaticamente tralasciando la creatività e l’armonia lavorativa. Questo ti fa sentire dissociato… anche se molti vivono la tua stessa realtà? Non è solo questo. Una persona un po’ più fragile, magari che non ha una famiglia che lo può aiutare, rischia di sentirsi isolato, pensare che la pensione di vecchiaia sia utopia, è assurdo, solo i paesi più arretrati vivono queste ingiustizie, anzi oggi in Italia c’è più arretratezza di alcune parti dell’Africa, dove molti intellettuali che prima avevano lasciato le loro case adesso stanno ritornando portando innovazioni e lavoro indeterminato. Vai in africa? Ci sto pensando. A parte gli scherzi, sarebbe stupido chiederti i disagi più fastidiosi? No, non lo è. Non sono i soldi! Con 800 euro a mese ti assicuro che non senti un disagio monetario, sono così pochi che questa differenza ti sfugge. Quello che è più fastidioso, come dici tu, è la dissociazione che ti porta a vivere in uno stato di confusione gratuita. Confusione gratuita? …un termine che ho coniato io, spero che mi daranno il nobel. Sì, in quest’epoca vivere nel rione, a Napoli ecc, ti crea una certa [in]definizione che ti fa confondere le idee. Ad esempio, vivo in una costante e crescente paura della morte, anzi a volte confondo la vita e la morte e spesso quando mi sveglio credo di essere vivo nel sogno oppure morto nella realtà. Cosa? In verità (spero che questa sia la verità), vivendo la mia vita in modo precario, non riesco più a vivere una vita stabile. Ho paura che mi possa venire qualche malattia, ho paura che possa morire una persona cara, ho paura degli altri e forse anche di me stesso. La precarietà lavorativa mi fa vivere anche la precarietà percettiva, uditiva, sensoriale, tattile… ecco la confusione gratuita detta anche dissociazione.


Stai dicendo che il mondo del lavoro è la stabilità economica sono fondamentali per la vita? Oggi non è più l’essere umano che determina il lavoro ma è l’economia che definisce la vita. Da molti anni l’economico ha invaso tutti i campi del sociale e questo ci ha fatto perdere cognizione di causa, come in effetti l’ho persa anche io. Oggi tutto mi sembra precario. I rapporti sentimentali sono un disastro (non tutti per fortuna), in ufficio non ne parliamo, in famiglia c’è sempre qualcuno ammalato di tumore o con qualche malattia rara. Le notizie brutte si susseguono ai telegiornali, Gomorra, Napoli muore sotto l’incubo dei rifiuti tossici, diossina, cibo infetto… poi è sempre colpa dell’altro, dello straniero, dello sconosciuto. Non sono proprio così stupido basta aver letto qualche libro di storia per capire che la gente ha sempre massacrato altra gente, ma oggi la differenza la fanno i media reificando il mondo circostante. Quindi questo porta ad una rassegnazione? Peggio, porta al silenzio. Tutto è liquidato in poco e niente, avevi ragione quando parlavi di far tacere i napoletani grazie alle vittorie della squadra del Napoli. Oggi tutto questo è disarmante. Qualsiasi cosa passi attraverso lo schermo come povertà, disagio, malattia, denunce è devitalizzato in partenza per accelerare il dimenticatoio. La peggiore malattia di quest’epoca è la libertà democratica, quella tutta all’italiana: “parla pure, sfogati, denuncia, fai in modo che gli altri si indignano alle tue parole, tanto chi ti guarda non ti sta ascoltando”. Insomma, una definizione Brechtiana, quando tutti saranno deportati grazie anche alla mia complicità non ci sarà più nessuno che potrà aiutarmi… Giusto! Secondo te di chi è la colpa? La colpa è dell’ottusità; è di chi inventa rimanendo in trappola delle sue stesse invenzioni; ma in realtà credo che la colpa più grande sia di chi definisce le situazioni e le circostanze. Ad esempio le frasi come povera gente oppure malfamato, morti di fame ecc, se avessero un’accezione differente rispetto a quelli che credono (sbagliando) nel termine negativo, sarebbero frasi capaci di capovolgere le situazioni di povertà estrema, di mal nutrimento, di guerra e di ingiustizia. Grazie.[+Blogger]

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    anche io vivo questa steassa situazione lavorativa ed è per questo che oggi la crisi economica si fa sentire maggiormente. non vivo le stesse paure ma faccio dei sogni simili… speriamo bene ANTONELLA

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  2. Anonimo ha detto:

    ormai il lavoro è finito adesso ci tocca inventare l’assurdo per poter valrare in santa pace. poi ci accusono di ARRANGIACI ma se adesso tutta l’italia sti sta arraggiando. è così evidente ca crisi che basti pensare ad una nazione più avanzata, praticamente quasi tutte.

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  3. Anonimo ha detto:

    andare avanti comunque e sempre. più notizie bune e favorevoli senza dimenticarci di quello che stiamo facendo. noi poniamo speranze e ammiriamo che ni la forza di dire NO. non senza fatica la rete sanità sta dimostrado tenacia e amore per questo rione amato e odiato come un martire ai tempi dell’inquisizione. Pato

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  4. Anonimo ha detto:

    consiglio a tutti questi chiagnazzari: alzare il culo e andarsi a cercare il lavoro dove c’è: francia, germania ecc. E’ ora di svegliarsi ragazzi! Altro che rete Sanità, qui siete tutti imbrigliati in una ragnatela di mentalità distorte. Forza, alzate il culo e andatevene. JATEVENNE!!! Questa è una città senza speranza; Il vostro rione è un cesso alla turca, una latrina; politici, amministratori locali e quant’altri gli hanno già staccato la spina; è un quartiere in agonia, in fase terminale, tutta Napoli e provincia sono già defunte. Pigliate ‘o curaggio JATEVENNE

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  5. Anonimo ha detto:

    firmati se hai le p..e stupido. anzi se hai coraggio vieni a schinazzare le tue assurde repressioni all’incontro della rete..ti assicuro ci sono buoni psicologi. Rita Pane.

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  6. Anonimo ha detto:

    Capisco che siete dei poveri illusi, ma è un dovere morale e civile dire a chi può di fare armi e bagagli ed andarsene. Ma non riuscite proprio a capire che qui hanno ucciso anche la speranza!Per me una che si accontenta di vivacchiare e si lamenta, pur avendo le carte in regola per andarsene è un’idiota. Qui non c’è niente da salvare!

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