diversamente liberi

Ero in auto con il figlio del rigattiere, eravamo andati a comprare un pezzo della cucina a gas che avevo comprato per 60 euro. Una volta a casa Giuseppe aveva notato i miei libri e dopo avermi montato la cucina mi chiedeva: “credi che possa leggere Shakespeare”? “Si, credo di si”, gli rispondo. Mi dice: “ho 27 anni e un bambino di 10 mesi”. “Complimenti!”. “Mi sarebbe piaciuto andare a scuola anche se non ne ho avuto la possibilità”.

L’italiano è quasi perfetto, Giuseppe scandisce benissimo le parole e la sua cadenza napoletana non è poi così accentuata. Gli rifaccio i complimenti e poi gli dico: “parli bene l’italiano è raro di questi tempi, soprattutto per chi ha solo la licenza media”. Incomincia a parlare e a conoscerci meglio. Giuseppe vuole sapere che lavoro faccio, perché non mi sono ancora sposato, se sono originario di questo rione e che titolo di studio ho.

Poi gli chiedo: “sei sposato”? Mi dice: “no, convivo da due anni. I genitori della mia ragazza, che sono di Scampia, mi dicono spesso: “quando ti sposi, quando ti sposi”? “E non si sono mai opposti a questa vostra decisione?”. “No, in verità mai”! Allora gli domando ancora più incuriosito: “che titolo di studi hanno i tuoi suoceri”? Risponde: “nulla, quinta elementare lei, pochi anni lui, sono analfabeti, lui lavora come meccanico di auto, ma ancora per poco, lei è una casalinga, sono ignoranti e anche un po’ testardi, ma quando parlo io tutti si stanno zitti. Spesso litigano e succede l’inferno, si tirano scarpe e volano oggetti”.

Adesso parlo io. I miei suoceri: “la mamma della mia ragazza ha studiato giurisprudenza, il padre era responsabile di un settore importante dell’Alenia di Pomigliano. Entrambi con una ottima cultura, parlano benissimo l’italiano, sono informati, leggono, fanno sport, amano la natura e fanno la raccolta differenziata separando minuziosamente tutto. Non amano gli sprechi, hanno educato i loro figli in modo invidiabile, sono onesti fino alla noia, attenti ai problemi sociali e alle differenze. Quando gli abbiamo chiesto se potevamo convivere e non sposarci in chiesa in famiglia però è calata la notte più profonda. Naturalmente essere religiosi non significa essere retrogradi.

Ecco i casi estremi che si toccano, che coincidono, che si intersecano. Il livello il titolo di studi non ha toccato per nulla la cultura sottostante delle coppie. L’educazione ha inciso e ha aperto le strade differenziando gli uni che dovevano diventare gli altri. Chi non ha studiato si è aperto alle relazioni, chi invece lo ha fatto si è chiuso. Livelli soprastanti e sottostanti crescono inversamente proporzionale, l’etichetta preme fino a diventare diversità. E’ l’ibridazione più naturale degli esseri umani che se giudicano dall’esterno diventano umani. È la natura che si incarna, diversamente abile. È il modo di essere degli uomini liberi, degli uomini che hanno la loro autonomia, la loro indipendenza, la loro storia. [+blogger]

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Valentia e Vale ha detto:

    La “cultura” e l'educazione non finisce mai di stupirti. Se tutti realmente avessimo la capacità di capire come gli altri non sono uguale a noi, ma allo stesso tempo sono come noi, tutti sarebbe più facile, tutto sarebbe così meno tragico.

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  2. Anonimo ha detto:

    la libertà non è in vendita…

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  3. da facebook ha detto:

    Io ho imparato che l'apertura mentale ha poco a che vedere con il livello di scolarizzazione. Nel senso che una persona che ha studiato FORSE ha maggiori probabilità di accogliere liberamente più prospettive culturali, ma non necessariamente.

    Ad esempio, le persone più aperte mentalmente che conosca sono i miei nonni, rispettivamente 93 ed 87 anni, che hanno conseguito a malapena la licenza elementare ed hanno origini contadine. Non ho mai notato da parte loro una chiusura, anche rispetto a tematiche di natura religiosa. Quasi che l'apertura mentale sia una mera predisposizione dello spirito e della mente. V. P.

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  4. Leandra ha detto:

    Non so perche' ma mi viene in mente quella ricerca fatta all'universita' sulle storie di vita del periodo pre e post seconda guerra mondiale. Mentre la storiografia colta ci illustrava una guerra in cui i buoni e i cattivi sono nettamente distinti (americani e tedeschi per esempio)dalle storie della gente comune la realta' era talmente piu' complessa e tragica, ma talmente piu' vera. Il ragazzino-soldato tedesco morente col cranio sfondato che fra le braccia della signora del Peschio le dice “non voglio morire”, il soldato tedesco che incontra don Luigi sulla strada di Cassino, che gli ruba l'orologio ma dopo a mo' di scusa gli traduce sul dizionario italiano-tedesco una frase: ” ti invidio, perche tu sei a casa”.
    Gli americani nella loro “generosita'” erano pero' quelli che non si facevano scrupoli a sganciare le bombe a piazza mercato noncuranti della gente inerme. Forse l'apertura mentale ha sicuramente molto piu' a che fare con le esperienze della vita che con l'istruzione. Se non si vivono delle situazioni, non si capiscono e se non ci si confronta, non ci si arricchisce!

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