non servono statue

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E’ molto bella la statua dedicata a Genny Cesarano in Piazza Sanità. Solo che mi fa un po’ ridere quado il fotografo Mimmo Jodice parla del rione lacrimando. Non perché sia un insensibile, d’altronde la sua barba mi è simpatica, è solo per il fatto che mi sarebbe piaciuto vederlo più spesso camminare per il quartiere. Purtroppo gli eventi mediatici attirano gente, mentre la cosa più importante è una vita che non c’è più e altre che possono scomparire. Forse sono uno sciocco che non so che siamo nell’era digitale, ma è pur vero che i giornali (anche quelli di vecchia data), continuano a scrivere utilizzando retorica ed etichette abusate.

Per il quartiere ci vuole un piano strutturale e la riapertura di tutto quello che, in questi anni, è stato chiuso. Più professori qualificati: l’accorpamento delle scuole ha distrutto l’istituto Caracciolo che in tempi passati ha visto otre 1000 studenti. Abbiamo una biblioteca comunale abbandonata a se stessa, abbiamo strutture chiuse che possono essere riutilizzate, adesso anche l’ex Asia di vico Maresca. Oggi sento dire che sono stati  stanziati 300mila euro, per fare cosa? Portare i turisti a spasso per il rione? Non serve!, così come non serve la statua se è fine a se stessa. Conoscete un altro luogo dell’Italia che ha un ufficio postale di 12metri quadri a fonte di 50 mila abitanti?


Per nascondere le proprie incapacità le istituzioni si celano dietro al fatto che la gente ha paura e chiama quest’ultima connivenza. Ma è mai possibile che devo essere io ad arrestare un malvivente? Circa tre anni fa hanno messo telecamere in diverse vie e piazze senza farle funzionare, perché? Qualche azienda forse ha lucrato su questo maleficio? Oggi si spera nella chiesa, e quando i preti andranno via? I preti non sono migliori di tanta gente che ogni giorno trangugiano veleno ed incapacità. Adesso ascoltano: Alex Zanotelli, Padre Loffredo, i volontari, il direttore del teatro, il fioraio; poi ascoltano il pizzaiolo, i professori, il dirigente scolastico, il fotografo illuminato, l’artista sconsiderato, la casalinga… oggi c’è internet, tutti possono vivere in democrazia. Non serve la democrazia partecipata, meglio l’ascolto illuminato, parola di giornalista. [+blogger]

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