riproporre l’altra sanità

Con convinzione intendo riproporre l’articolo del 24 ottobre del 2008. Subito dopo il documentario. Nessuna profezia, solo buon senso, senza la spettacolarizzazione. Perché riproporlo? Perché i documenti vanno ricordati, soprattutto i commenti del passato…   

 

Cos’è che accomuna, in questo determinato periodo, giornalisti e grandi network? Sicuramente un unico denominatore: la notizia. Una grande quantità di notizie, tutte uguali, forniscono la maggior parte dei tabloid, impoverendo ancora di più quel che resta dell’informazione. In realtà si può parlare di “notizia non informata” ossia notizie in serie, “sfornate” per accomunare la stessa produzione attraverso la quantità e non la qualità. In una sola parola si può definire questo stato di cose, che dura ormai da più di 10 anni: disinformazione. Certo parlare del rione Sanità e della Camorra è allettante, così come può essere altrettanto non-allettante informare che nel quartiere esiste una rete di persone che da molto tempo si battono contro i soprusi, le negligenze e gli abusi di potere. E’ una non-notizia il fatto che un comitato (Comitato Penninata) grida il suo impegno per aiutare i vecchietti a salire una rampa di scale non a norma, oppure denuncia un parcheggio abusivo o l’attacchinaggio selvaggio. E’ una non-notizia che per anni alcune associazioni del rione (Adler), si sono battute per la riapertura dell’ossario delle Fontanelle o per aiutare i bambini di strada a vincere la cappa dell’ignoranza. E’ una non-notizia il fatto che “Crescere Insieme” ha aiutato centinaia e centinaia di ragazzi ad uscire dalla tossicodipendenza. “Sott ‘o Ponte”, invece, è una compagnia teatrale nata nel 1993 che accorpa decine di ragazzi e ragazze che intendono fare teatro da professionisti, lavora nel rione e prepara almeno10 spettacoli l’anno. C’è poi la Rete Sanità, fondata nel 2003 da padre Alex Zanotelli, che ha messo insieme diverse anime non-profit che si battono contro la privatizzazione dell’acqua pubblica, per una Sanità più pulita ed ecologica, stampano migliaia di volantini per risvegliare la coscienza dei cittadini contro l’abuso e il sopruso. Moltissima gente del rione, commercianti, disoccupati, precari, ambulanti, medici ed avvocati partecipano alla vita pubblica mediante riunioni della stessa Rete. E’ una non-notizia che alla Via san Gennaro dei Poveri è nato il primo moto spontaneo di Napoli, dopo Masaniello, con la riapertura pacifica del parco omonimo , ripulito e frequentato ora da moltissimi bambini e adulti. E, ancora, a chi può interessare il fatto che una famiglia con 4 figli, di cui 2 diversamente abili (sordomuti), che abitano in un basso di circa 20mq denuncia con forza l’abbandono in cui versa lo stato di assistenza e senza l’aiuto di nessuno fa iscrivere i 2 figli ad una scuola del nord Italia riuscendo nell’intento di farli diplomare con ottimi voti e dargli una vita più dignitosa e meno sofferente?!. Ci sono altre realtà che non abbiamo citato, come i comitati di zona non politicizzati formati da massaie e da operai (il parco degli aranci, alla via Cinesi aperto da poco, è gestito unicamente dalla gente del rione), che pur parlando a bassa voce indicano problemi e soluzioni che se trasformate in promesse fattive potrebbero riempire interi programmi politici e far emergere quello che di buono il rione mostra. Ma tutto questo è una non-notizia.I giornalisti pensano al tragico, al colpo grosso, attraverso le notizie terribili e catastrofiche. Il fascino di una pistola scaricata su di un corpo inerme fa notizia; le bombe esplose che squarciano i corpi di donne e bambini fa notizia; la gente della sanità che ha paura di denunciare i camorristi fa notizia, e indigna i benpensanti. Crediamo che non bisogna chiedere ai ragazzi che vivono in un quartiere a rischio: “conosci qualche camorrista? Sai dove spacciano la droga? Hai mai pagato il pizzo? Domande del genere sono faziose è incutono in quelli che ascoltano paura e umiliazione. Crediamo che la paura non sia quella di pensare ma quella di subire, subire per cause sconosciute o di forza maggiore. Allora, anche se, come diceva qualcuno che ha lasciato un commento, siamo tutti Saviano, è pur vero che lo spettro di questo scrittore coraggioso si sta rivelando un boomerang per chi intende la giustizia e l’onestà. Oggi i media parlano di Saviano “valoroso” ma in costante pericolo di morte, questo lato non ha precedenti per chi “intende questa paura” e, peggio ancora, per chi vive in luoghi cosiddetti pericolosi: questo tipo di notizia va abbattuta nella sua radice. Lo stare dentro alle cose e viverle e concepirle non è da giornalista. Se continuiamo a non informare la quantità eccessiva di notizie, tutte eguali e tutte stereotipate, continuerà a farci subire e a non farci riflettere correttamente. Non che gli esseri umani non hanno la facoltà di astrarre, ma il potere dell’informazione se “scrostata” del suo vero intento apre voragini inaccessibili creando dubbi su dubbi e la massima, “ma in fondo un filo di verità deve pur esserci”, ridefinisce quello che per anni gli antropologi hanno precisato con il termine “profezia che si autoadempie”. [+Blogger]  

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