la luna e i calanchi

La luna, senza i calanchi. In Basilicata nei giorni scorsi si è tenuto il festival “la luna e i calanchi” nella cornice paesaggista di Aliano e dintorni. Festival che raggiunge alte vette di cultura, paragonabili come qualità allo scenario in cui si svolge. Grandi numeri,ì logicamente rapportate alla realtà Lucana, un richiamo nazionale ed internazionale, una presenza sulla stampa, passaggi in radio e tv. Ovvero tutte le caratteristiche “moderne” per ammettere che il festival è vivo. Migliaia di persone che si muovono per partecipare e chi arriva viene stregato dalla luce, dai colori, dalla forza della natura modellata da migliaia di anni e dal sudore di generazioni e generazioni.

Ma le generazioni oggi sono volatilizzate. La comunità esistente è il frutto perverso del progresso. Sterile, come sembrano sterili i calanchi al sole. Eppure la TERRA di Aliano ha prodotto in simbiosi con la SUA COMUNITA’ in millenni (tre/quattro) ricchezza e sostentamento, ma soprattutto riproducibilità e sostenibilità. Unico dato negativo la ricchezza prodotta, nel corso del tempo, era ed è stata equamente mal distribuita. Pochi ingrassavano, moltissimi sudavano. Il progresso ha dettato una piccola variazione, si continua a sudare ma molti possono ingrassare. Ovvero ha offerto possibilità di vita migliore ma ad un prezzo enorme. Distruzione delle comunità, l’annientamento di interi paesi. Da cui l’esigenza di “paesologi” e della “paesologia”. Appunto, ritorno al festival e alla luna.

E’ un merito aver mobilitato tre/quattro mila persone che in una settimana arrivano ad Aliano, ballano, cantano, festeggiano, amano e si immergono nella luna stando con i piedi sui calanghi. Immagino gli urletti di stupore affacciati ai panorami mozzafiato, le foto e i tag, i messaggi inviati sui social e i brividi di un abbraccio o un bacio dato mentre si scivola sulla creta bianca. “Bellissimo, stupendo, eccezionale, unico” gli aggettivi che si ripetono incessantemente, quasi un mantra per giustificare la presenza, il viaggio, i costi, il caldo, l’insonnia… ma è un mantra che viene ripetuto spessissimo nella società del progresso e dei festival, dove gli eventi si susseguono senza soluzione di continuità, quasi che nevicassero. Alla fine il festival rientra, come tutte le cose e “la comunità provvisoria” si sfilaccia, rientra nella vita ordinaria in cerca di un nuovo evento, di un nuovo appuntamento, di altro.

Altro che qualitativamente non è neanche paragonabile alla luna e i calanchi. Gli Aliano tornano nel loro torpore, i calanchi nel silenzio, la luna resta luna. Territori in cui il silenzio non è più causato dallo sforzo del lavoro ma dalla mancanza dello stesso. Millenni di esperienze andate in progresso. I calanchi restano soli. Gli uomini, le donne, i bambini che animavano con il loro lavoro la terra e amavano la luna spariti, al loro posto un consumo effimero della loro bellezza e della tragedia in cui si spegne la storia. La luna passerà come sempre ma i calanchi non potranno seguirla. Nessun rivolo di sudore prodotto dal lavoro potrà unire il sogno alla realtà! [mario martorano]

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