martire di un quartiere

La vittima sacrificale per eccellenza, reparti smembrati nella solitudine, chiusura forzata. Così si presenta lo storico Ospedale san Gennaro, ormai al collasso di una intermittente gestione, che ha prima restaurato una intera ala, come la Maternità, poi l’ha serrata in un oblio senza presupposti. Ripeto spesso questa domanda: è meglio un ospedale con tanta gente oppure un ospedale vuoto? L’ennesimo sberleffo con una richiesta fatta da più di un anno senza avere mai riposta; e con il pensionamento dell’unico anestesista pronto a mettere il catenaccio anche a quest’ultima attività. La diagnostica strumentale viva fino al 22 settembre di quest’anno, poi con la sua solitudine, il san Gennaro inietta veleno nei suoi assistiti. E’ lui, persona non oggetto, che ha il primato della tortura, scorticato fino in fondo alle sue viscere, umiliato e incompreso, primeggiano solo le catacombe che parlano di morti: sarebbe meglio però salvare prima la traballante vita dei cittadini o degli abitanti o dei morti di fame o dei suoi parcheggiatori abusivi. Grazie ha chi ha protestato, pochi per dire il vero. Quando, tempo fa, il Vaticano chiese conto, a chi gestiva le bellezze del rione, una miriade uniforme e giustificata insorse per lasciare la direzione ai suoi promotori. Ecce Homo. Gracias a la vida che ci ha dato tanto, ci ha dato il turismo, ci ha dato i dolci… e ci ha dato, per fortuna, le pizze sospese. [+blogger]

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