fenomeno paradossale

Ieri, ore 12,30 circa, tra via Arena Sanità e piazza Mario Pagano. L’arredo urbano, decantato come gestione di area pubblica da parte di privati, è inesistente. Inaugurata a Giugno del 2018, l’area pedonale è sepolta da scooter, tavolini, sedie, merce. Dissuasori divelti, con moto e auto che occupano la zona di circolazione stradale. L’area esterna del piccolissimo (e unico) ufficio postale, sempre più ristretta e pericolosa. La parte più ristretta della via area Sanità, che non è stata investita dalle innovazioni commerciali, è ancora più critica. L’ora di punta è pericolosissima. Nonostante non ci sia un marciapiede, le auto e i furgoni sostano continuamente mettendo in pericolo i numerosi bambini che escono dalla scuola Angiulli. Ieri con l’auto ho dovuto fare attenzione ad alcune piante messe per delimitare lo spazio dei tavolini. Non permettono di vedere chi esce all’incrocio di un vicolo. Ho dovuto scansarmi carrozzini e bambini perché camminavano, e non potevano fare altrimenti, al centro della strada. Ho svoltato per via Mario Pagano e all’ingresso della scuola, c’erano centinai di persone ammassate nella zona circostante l’entrata. La piazza era gremita di auto in divieto di sosta, scooter in terza e quarta fila. Gremita soprattutto di gente che aspettava l’uscita dei bambini. La navetta dell’ANM, per attraversare la piazza, è dovuta fermarsi continuamente. Ha sfiorato più volte diversi bambini che si ammassavano con i propri genitori verso il marciapiede occupato. La sola zona che circoscrive il perimetro della scuola non è abbastanza grande, visto il numero di iscritti. In quel momento non ho visto nessuna guardia municipale. Nessuno che facesse rispettare il traffico.

Non so se sia più una questione di civiltà o una questione economica. Ogni occasione è buona per approfittare del linguaggio sociale e fare i cazzi propri. Tutto ciò segna la fine di una era. Ma dov’è il principio sbagliato? Dove si ficca quello spazio di mezzo che parla di civiltà aumentando considerevolmente le disuguaglianze? Le disuguaglianze fanno aumentare i pericoli. Quando si vive nel pericolo, per forza di cose, si deve anche vivere la normalità. Se poi questo pericolo è esteso a tutta la città, province comprese, allora l’identificazione è più massiccia, più consapevole. Ma per fortuna non è sempre così. Ho visto una mamma con un carrozzino, che imprecava continuamente contro gli altri. Guardandomi mi ha rivolto velocemente la parola “qui siamo tutti impazziti, gli animali non fanno così”. E non si tratta di una questione di sopravvivenza. Non è forse neanche un fenomeno sociale o d’inciviltà. E’ soltanto un strano fenomeno paradossale, quello che da anni strizza, ingarbuglia, strofina e mescola centinaia di migliaia di esseri umani. [+blogger]

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