Parlare con Zanotelli

Lunedì scorso ho fatto una intervista filmata a padre Alex Zanotelli. Premetto che periodicamente vado a trovarlo nella sua piccolissima casa di piazza Sanità. Abbiamo parlato del quartiere e di altro ancora. (In un secondo momento pubblicherò l’intervista filmata in modo integrale). Tra i diversi argomenti affrontati, abbiamo parlato anche del tempo, non se piove o se esce il sole, ma del tempo che si perde a guadagnare soldi. Nel suo libro dal titolo “Giustizia”, edito da Moltefedi, c’è una citazione che ho voluto commentare e approfondire. Gli ho detto: “Alex, sono un lavoratore atipico, nel senso che dopo aver lasciato la scuola, ho iniziato a fare vari lavori alle dipendenze come il barista (portavo i caffè e i cornetti), il macellaio, il calzolaio, l’idraulico, il centauro, il meccanico della auto, l’operaio in uno scatolificio, ecc. Passata una settimana a lavorare circa dieci ore al giorno e visto la paga da fame, ho preferito non lavorare più con nessuno e guadagnare solo il necessario per me stresso. Due o tre ore di lavoro al giorno sono già tante per vivere una vita dignitosa”. Mi ha subito riposto padre Alex: “ti prendono per pazzo o per un folle peccatore”.

Ritornando al libro di Zanotelli, nella prefazione, Francesco Gesualdi, citando Pepe Mujica, presidente dell’Uruguay (2010/2015) afferma: “Quando compri credi di farlo con il denaro, ma ti sbagli. Non si compra con i soldi, ma con il tempo che abbiamo usato per guadagnare quel denaro”. “In effetti”, dice l’autore della citazione, “per consumare molto, bisogna disporre di molto denaro che abitualmente si ottiene con molto lavoro. Il problema è che se si passa tutto il tempo a lavorare per fare soldi non ne rimane per le altre dimensioni”.

Quante volte ho sentito padri di famiglia dire ho passato l’intera vita a lavorare e alla fine cosa mi sono ritrovato? un bel niente. Se penso a quelli che dopo venti o trenta di duro lavoro anni sono stati licenziati per fallimento o quelli che non hanno avuto il TFR e non gli sono stati versati i contributi… una vita intera senza vedere il proprio figlio che cresce, senza poterlo accompagnare a scuola, portarlo a giocare a pallone ecc. Questo stile di vita, dice Padre Alex, è scellerato e vivere per consumare, significa non vivere e/o non far vivere gli altri. Sempre nella postfazione c’è scritto: “Dobbiamo occuparci anche di stili di vita per individuare forme di produzione e di consumo sostenibile. I tre miliardi di immiseriti hanno diritto a vivere meglio, ma la loro strada è sbarrata finché noi abitanti del Nord, 15% della popolazione mondiale, continueremo ad utilizzare il 75% delle risorse planetarie e il 40% della terra fertile”. Concludo con un mio pensiero personale: fondamentalmente, passando una vita a lavorare, si fa una vita di merda. [+blogger]

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