Mentre crediamo che il turismo risolva parte dei numerosi problemi, decine di colpi di arma da fuoco continuano a ferire giovani e meno giovani, creando ancor più in certezze e indifferenza nella nostra città. Non è un caso che le città più visitante al mondo siano anche le più pericolose. Alla conquista del West Napoli si è avviata circa quindici anni fa. Oggi è diventata la perla dei viaggiatori internazionali. Nulla può un “bancariello” che raccogli firme contro Airbnb, nulla possono le famiglie che sono costrette a lasciare il centro città. Esagerato? Faccio due conti e mi avvalgo del sito insideairbnb.com/naples, prendendo come esempio solo il capoluogo partenopeo. Le case in affitto della città di Napoli (non considerando chi si fa pagare a nero), sono 10,760: intera abitazione 7155; una stanza 3415. Per quanto riguarda il rione Sanità (Stella), premetto che qualche anno fa erano solo una diecina, oggi sono 567 anch’essa divisa in appartamenti e stanze. Ma il quartiere è anche parte della sezione San Carlo alla Arena con le sue 494 case in affitto. Prima queste abitazioni erano tutte, o quasi, occupate da famiglie napoletane. Una domanda è lecita: Napoli sta cambiando realmente? Leggendo le cronache degli ultimi tempi non sembra affatto. Ma allora cos’è che spinge una buona parte di turisti (molti dei quali non sono stranieri ma napoletani o di altre città d’Italia, che in passato non avevano mai visitato il rione), a scegliere di pernottare nel quartiere o di investire in un locale commerciale?
Con queste prerogative, legittimare il lavoro o una parte di economia turistica come panacea è pressappoco irrilevante. Premetto che il tema del lavoro presuppone uno studio a parte, visto che le paghe sono ferme, anzi sono scese al di sotto della media europea, a trent’anni fa. Oggi con 800 euro al mese al massimo ci fai la spesa. Ma in realtà cosa significa tutto ciò? È una domanda difficile da rispondere perché siamo in piena transizione; il passaggio di un epoca ad un’altra, peggiore e dirompente. Spero di sbagliarmi. Una cosa è sotto gli occhi di tutti, lo spazio pubblico è sempre più ridotto. Oggi vivere ai quartieri Spagnoli è impossibile. Immagino la povera gente che abita Largo Maradona: non possono avere mal di testa, non possono guardare la tv né leggere o riposare. Il luogo è una bolgia infernale, avere le finestre aperte equivale ad avere in casa un concerto rapper o neomelodico. L’altro ieri, per caso, sono passato e ho visto una donna con un bambino in un passeggino che cercava, inerpicandosi tra centinai di turisti che occupavano il portone del palazzo, di entrare nella sua abitazione. Non capisco come fanno ad autorizzare a mettere tavolini e sedie nella zona percorribile alle auto. Camminare, sedersi a mangiare, o solo sostare per pochi minuti, è un attentato alla vita.
La statistica di cui sopra è destinata a crescere vertiginosamente, in un tempo limitato e drammatico. Niente si farà perché abbiamo una classe politica ignorante, una borghesia incapace, e una massa di gente povera che non può affrontare da sola la minaccia in corso. Finisco esegeticamente riportando quello che Giorgio Bassani scrive nel libro “il Giardino dei Finzi-Contini”. Citando un saggio del 1931 di Trotsky, afferma: “Il capitalismo, in fase di espansione imperialistica, non può che mostrarsi intollerante nei confronti di tutte le minoranze nazionali”; in questo caso le minoranze, dovute a questa specie di espansione economica, sono i napoletani e i loro diritti ad entrare e restare comodamente nelle loro abitazioni. [+blogger]