Mentre cercovo di parcheggia nei pressi della via Marina di Napoli, avevo incontrato una giovane ragazza che un cartello tra le mani; c’era scritto: “Alimentate la dispersione scolastica”. Assieme alle loro mamma, altre giovanissime, erano andate a protestare sotto agli uffici scolastici regionali.
Ieri Fabrizio Geremicca, sul Corriere del Mezzogiorno, aveva pubblicato un articolo dal titolo: “Rione Sanità, 30 ragazzi senza scuola. Frequentano l’Istituto D’Este-Caracciolo e sono vittime di un pasticcio burocratico”. Gli iscritti alla Caracciolo erano stati trasferiti ad un’altra scuola, con un altro indirizzo di studi.
Un’altra ragazza successivamente mi aveva mostrato un foglio scritto a mano, la scrittura era pulita e senza nessuna abbreviazione digitale: “Io e le mie compagne oggi ci stiamo battendo per un diritto entrato in vigore 61 anni fa. […] Ci state negando un diritto importantissimo, quello dell’istruzione… […] Mi chiedo come si possa restare indifferenti e far passare inosservata una situazione di tale gravità. […] Se sono queste le condizioni in cui dobbiamo vivere, allora non lamentatevi del degrado e dell’ignoranza che porta aventi questo paese e neanche delle fughe dei cervelli. Perché questo è un paese Decadente. I.L 17 anni.” Sotto gli uffici di via Ponte della Maddalena c’era anche Rete del Rione Sanità, con padre Alex Zanotelli che chiedeva un incontro con il responsabile.
L’Istituto Francesco Caracciolo, che in passato aveva formato migliaia di studenti, era stato distrutto da una dirigenza scellerata (del resto il fallimento di una scuola non era certo imputabile agli alunni o alle loro famiglie).
Negli anni passati, mentre si diceva che nel rione imperava la camorra, il nepotismo e l’ignoranza, a via santa Maria Antesaecula c’erano circa ottocento iscritti; quando invece si credeva che il quartiere fosse cambiato e che il turismo avesse fatto il miracolo, la scuola non riusciva più a formare gli alunni di un tempo. Colpa della dispersione, diceva qualcuno.
L’impressione che avevo avuto, mentre asepttavo la delegazione che si riuniva, era netta: il loro contro il noi. Se non fosse stato per una persona influente Alex Zanotelli non sarebbe mai stato ricevuto negli uffici. Ma perché quella ragazzina che aveva scritto la lettera, in parte con un accento disperato, non poteva leggerla alla preside o a qualche altra responsabile di turno? La cosa che mi spaventava di più era il distacco tra le persone che ricoprivano un ruolo istituzionale e la gente normale. Un distacco che metteva soggezione e tristezza. Un poliziotto discuteva animatamente con una delle ragazze perché aveva alzato la voce. Premetto che non sapevo chi avesse ragione, ma quell’io contro te era generato principalmente da una eccessiva difesa personale. Come se ci sentissimo sempre attaccati o come se qualcuno volesse toglierci continuamente i nostri diritti. Negli Ospedali si discuteva (si discute) animatamente fino ad arrivare alla violenza; anche nelle Asl e negli gli uffici comunali o nelle scuole succedeva (succede) la stessa cosa.
Abbiamo costruito un territorio di privilegi e ne siamo rimasti intrappolati. Una concezione paradossale che mettevano tutti contro tutti, senza che nessuno potesse uscirne vittorioso. Negando costantemente ci difendiamo. Queste pretese ci emarginano e ci sottraggono alla vita sociale; ci penalizzano e ci proiettano, così come aveva scritto l’alunna, in un epoca decadente. Mi domandavo, ma non era incredibile che delle ragazze chiedessero di andare a scuola, quella che avevano scelto e che volevano frequentare? [+blogger]
