morire a quindici anni

Morire a quindici anni, anche Genny Cesarano morì giovanissimo. Protestarono… e protestano ancora. Napoli cambia e cambiano i tempi. Le condizioni di un modello culturale basato sulla logica dell’eroe, che quando va in vacanza lascia indifesi i propri figli, narra un’epoca dell’indifferenza; una logica vista e rivista quando non si sa che pesci prendere. Se il presunto cambiamento del rione Sanità, grazie al turismo e alla ripresa economica, fosse visto alla luce delle nuove disuguaglianze, ci sarebbe di che temere visto i presupposti che si sono sviluppati in quest’ultimi anni.

Si continua a sparare nel quartiere, anche se i giornali non ne parlano, o peggio, se ne parlano, affrontano il discorso sotto la luce di un riflettore sbiadito. Se un tempo si poteva additare un colpevole, oggi non solo il colpevole non esiste più, ma l’efficacia di una prospettiva salvifica supera di gran lunga le condizioni drammatiche. Non è cambiata Napoli, e non è cambiato il rione Sanità, quello che è cambiato sono le rappresentazioni sociali che gli altri hanno (e in modo particolare la borghesia napoletana), nei confronti dei quartieri napoletani. Quest’ultimi non sono migliori e non sono peggiori di adesso. La nostra città vive meno le sue preoccupazioni e il turismo, in questo caso, gioca una funzione di contraltare. Se fossimo in una fiction, potremmo dire che la commedia all’italiana piace perché fa ridere e pensare, ma visto che siamo in un periodo in cui i film comici sono polpette al sugo, la tragicità degli eventi è la parte tagliata della sceneggiatura. E’ come esistere in una serie televisiva (o meglio in un video gioco a puntate): finisce e ricomincia secondo le nostre aspettative. Viviamo la società come la logica on-demand (brutto termine questo in inglese), che ci raccomanda facendoci credere che siamo noi a decidere cosa guardare. I politici attuano le stesse decisioni, ragionando per opzioni, ossia “se non facciamo questo possiamo fare quell’altro”.   

Con quello che sta succedendo ma che sembra essere invisibile, bisogna rispolverare alcune dichiarazione dell’ex sindaco di Napoli Maurizio Valenzi: Se fosse possibile metterei sulla piazza Municipio gli altoparlanti collegati al telefono del sindaco e degli assessori. Tutti i cittadini devono sapere cosa si combina negli uffici. E ancora, sul turismo, quello che scriveva Domenico Rea: Il turismo, come tante altre voci fallimentari in questi anni di disastrosi consuntivi, ha, in realtà, sbagliato tutto. Ha accantonato ciò che costituiva la sua ragion d’essere l’uso del viaggiare per farsi un’idea più concreta del mondo o, come nel nostro caso, del proprio vicinato e non come evasione sulle rampe di un tapis roulant: passare da un albergo all’altro, da una spiaggia affatto simile all’altra, da una trattoria o da un night, che hanno di diverso soltanto le insegne, lasciandosi alle spalle il meglio, i paesi, gli abitanti, la loro resistenza alla massificazione, il loro eventuale contributo a rinvigorire le fonti di recupero di una misura umana meno scaduta.  

Il rione sanità è spiazzato dall’ottimismo sfrenato ed eroico. La velocità in cui il cambiamento è stato percepito è la naturale conseguenza di un modello fuorviante, che rivela le sue mancanze senza possibilità di ragionare. Ci siamo dimenticati di Genny Cesarano, così come ci dimenticheremo di quest’altra vittima, ma con una differenza: prima potevamo confrontarci, ora invece l’appiattimento è radicale, privo di ogni riferimento e di ogni argomentazione.  La conclusione più che tragica sembra essere naturale, e se per natura si intende la vita scaduta, è possibile che anche quest’articolo possa far ridere più che pensare. [+blogger] 

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