buchi neri

Alla via San Nicandro. I buchi sono tanti, non si possono vedere tutti, ma questo di via stella ha una particolarità: sono due anni che le zoccole s’affacciano tranquillamente, seguite anche dalle blatte e altri animali sotterranei. Era vuoto, adesso si è riempito ed è molto profondo. La munnezza è una cosa, i buchi un’altra; nella munnezza ci puoi andare a finire per sbaglio e al massimo ti sporchi; in un buco profondo te può arapì ‘a capa ‘e puoi murì. A pochi metri c’è l’istituto “Froebeliano”. Niente di tutto ciò postano i nostri consiglieri.

Ho notato una cosa che diceva Domenico Rea a proposito dei politici: una volta eletti scompaiono, fai prima ad avere un appuntamento con i Papa. I nostri invece scrivono sui social solo quando credono di fare qualcosa di buono. “Abbiamo fatto questo, stiamo facendo quall’altro, abbiamo approvato quello ecc, ecc”. Avevo un amico che prima di essere eletto criticava, a giusta ragione, mettendo in rilievo ogni situazione precaria, voragini e buchi compresi. Dopo la schiacciante vittoria, invece, si prodiga solo a scrivere, elogiando, l’operato del Comune. Si capisce che a Napoli e, in particolare, nella nostra Minuicipalità, non ci sono più problemi.

Il buco però è una storia vecchia. Il buco più è profondo, più rappresenta l’alterità. E’ la scongiura della morte che sotto terra ci riporta (perdonate la rima casuale). Gli occhietti del topolino che, smarrito, cerca da mangiare, rappresenta il neonato che, dal reparto maternità, cerca un seno da succhiare. Questa filosofia morte/vita non ha mai lasciato i politici napoletani che, nelle loro premure, cercano di evitare sensazionalismi. Giusto, il padre di famiglia deve rassicurare e non mettere ansia. Ma in casa comme s’accongia ‘o tacchetto ra funtana, accussì s’azzecca ‘a scale ro palazzo. Perdonata ancora la mia presunzione, non ho mai sentito quest’ultima frase, è uscita così per caso, ma diciamo pure che è un antico proverbio partenopeo. [+blogger]

Lascia un commento