Sui diversi articoli che sono stati scritti in relazione alla turistificazione della città di Napoli, quasi tutti parlano dell’aumento vertiginoso delle case in affitto per i turisti e dei b&b. I dati del comune di Napoli ci dicono che più del 40% delle abitazioni sono state trasformate in case vacanza. Centinaia, se non migliaia, di famiglie stanno lasciando i quartieri spagnoli, il rione sanità, forcella, spaccanapoli. Da tempo i comitati che lottano per una città più vivibile, si scontrano con gli uomini politici che sembrano sottovalutare questo fenomeno di portata generale. Cosa si può fare per contrastare questo fenomeno? Bisogna invertire la tendenza, nel modo più antico e più efficace che l’uomo conosce: propiziare riti.
Questa soluzione può far ridere, ma è la sola che accorda le diverse opinioni a riguardo. Un esempio. Da diversi anni i Campi Flegrei sono interessati all’innalzamento della crosta vulcanica. È un fenomeno naturale che è diventato angosciante. Il rischio, che le persone hanno sempre vissuto ed elaborato, ora invece è indefinito: la terra si muove in un altro modo. In passato gli abitanti di Pozzuoli hanno dichiarato che “sentire oscillare il suolo sotto i piedi è normale”, una condizione definita dalla loro esperienza. Una volta un pescatore mi ha confessato di avere il mal di terra[1], ma che diminuiva quando sentiva ondeggiare (da un leggerissimo terremoto) la sua abitazione: era come stare su un peschereccio. Oggi il rischio coltivato del bradisismo, ossia definito da tutti, non è più tale e ha perso la sua definizione. Ha fatto nascere, giustamente, la paura verso qualcosa che prima non c’era, o meglio che c’era, ma era coltivata da tutti. La definizione di paura è un fenomeno sociale molto importante. Quando essa è interiorizzata dal nostro pensiero diventa rassicurante. Quando invece questa tranquillità è sovrapposta, cioè è sovvertita, diventa caos. Adesso, come diceva un bravissimo studioso napoletano morto prematuramente, davanti al caos gli esseri umani prendono posizioni.
Molti hanno sperato che il fenomeno del turismo di massa, che sta in parte depauperando il tessuto sociale, potesse essere arginato attraverso una risposta netta della politica locale che, in verità, non è arrivata. È nato invece un conflitto tra chi pensa che questo tipo di economia sia una cosa buona è giusta, e chi invece crede che bisogna quanto prima imporre regole che proteggono i cittadini. Sta di fatto che nessuno ha mai realmente preso posizione a riguardo.
Nel centro storico di Napoli qualcuno mi ha detto che vuole affittare di nuovo le case agli studenti. Quelle che prima erano state trasformate in b&b, non hanno un mercato sicuro. Ritornare a stipulare un contratto a lungo termine è cosa più stabile. È possibile avere un’altra inversione di tendenza: i numerosi locali che offrono da mangiare e che sono spuntati come funghi, non tutti hanno clienti certi. Gli aumenti sproporzionati, in relazione alla quantità di offerta, non riesce ad assorbire la domanda che è spesso frammentaria o povera.
È un’inversione di tendenza, anche piuttosto breve visto il tempo trascorso; infondo a Napoli la turistificazione di massa è nata dieci anni fa (anno in più, anno in meno non ha importanza). Quello che forse non è concepibile è la velocità, una cosa vecchia quanto le teorie economiche: se produci tanto e non distribuisci la ricchezza, la produzione è nulla. L’entusiasmo napoletano potrebbe insegnare alle altre città interessate dal fenomeno di cui sopra, che le aspettative spesso non nascono da calcoli, ma per caso. E così come nascono possono morire. È possibile che i terremoti che stanno interessando l’area napoletana, stiano giocando un ruolo importante in questa fase discendente. E si sa che un fenomeno naturale non può essere fermato dalla scienza ma soltanto dai riti propiziatori. E solo le donne e gli uomini (e a volte anche i bambini), hanno la capacità di opporsi all’indefinito. La tendenza di concepire un fenomeno così totalizzante come il turismo di massa fa nascere, in quelli che non partecipano attivamente, un senso di oppressione, di limitazione che deve essere arginata e superata. Il simbolo del vulcano che può esplodere da un momento all’altro è la sicurezza che gli abitanti hanno nei confronti della loro terra. Sono difesi a rischio di essere annientati. Così come le api proteggono la loro regina, la terra preserva la sua attività. Le preghiere fermeranno il bradisismo, così come il bradisismo fermerà il turismo? Non deve finire il turismo, deve invece finire la sua indeterminatezza.[+blogger]
[1]Sono molti i pescatori che dichiarano di avere il mal di terra perché amano stare in barca, amano le oscillazioni del mare e i suoi impercepibili rumori indefiniti.