viciè, devi votare così…

Negli anni Ottanta/Novanta alla via s. Maria Antesaeucla c’era una vecchia saracinesca che quando si apriva, al suo interno, potevi vedere manifesti rossi, con simbolo falce e martello, volantini sparsi un po’ ovunque, una scrivania consunta, alcune sedie scassate. Dentro la piccola saletta, c’era sempre un signore molto basso, gracile di statura, che però quando parlava sembrava riempire un po’ tutta la sala. Accompagnato da altri signori, durante le elezioni, girava sempre per la Sanità, faceva la propaganda porta a porta. Ricordo che quando arrivava nel mio palazzo, e bussava l’interno 12, mio padre l’apriva sempre con grande meraviglia. Si conoscevano da tempo. Con molta educazione salutava e subito dopo deponeva una quantità si scartoffie sulla tavola.

“Viciè, devi votare così … tu che sei un operaio da trent’anni”. Mio padre l’ascoltava con rispetto e ammirazione, unica ragione che dava nei confronti dei suoi vecchi amici e conoscenti. Il signore comunista, non ricordo il suo nome, si aspettava sempre qualche domanda, cosa che in realtà mio padre faceva volentieri: “ma quann’ cagnene ‘e ccose?” La risposta fu secca ed in qualche modo anche inaspettata: “nuje stamm all’opposizione, pecché se ghiammo al Governo ce n’ghiavecammo”. E subito la contro risposta di mio padre: “allora stu voto nun serve a nient”!?. “Serve Viciè, disse l’amico, pecché chi se po’ permettere di parlare saddà ricurdà ca ce staje pure tu!”.

Per anni non ho capito che senso avesse tutto ciò, pensavo: “chi vuoi che se ne fotte della condizione della mia famiglia, oltretutto comunista e in minoranza? Queste parole mi sono ritornate alla mente ieri pomeriggio che, dopo il mancato voto degli ultimi 4 o 5 Governi, sono andato a rivotare. Anche io continuo ad essere in minoranza, non salirò mai sul carro dei vincitori, non darò mai un voto qualunquista. Le parole dell’amico di mio padre e delle domande di quest’ultimo, sono tutt’ora vive nella mia mente, così come nella mente di molta gente che per costruire la propria storia s’aggrappa non solo allo scetticismo ma anche al rifiuto dell’insopportabile indifferenza.  [+blogger]

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