acqua extralarge

Quattordici Agosto, ore 21,00, via Francesco Caracciolo. Ho sete, di solito non dimentico mai di portare una bottiglia d’acqua, ma il troppo caldo e l’umidità schiacciante mi hanno fatto finire la scorta. Mangio un panino, portato sempre da casa, assieme alla mia famiglia. Sono indeciso se comprarla o no, è vile comprare l’acqua in bottiglia, soprattutto se la bottiglia è di plastica. Cerco un fontanile, ma l’accecante miopia non mi fa scorgere nulla di simile. Ho sete, anche i bambini ne hanno. Non posso, troppo difficile tornare a casa, c’è traffico e ci sono più di 30 chilometri da fare. Mi avvicino ad un chiostro e chiedo di dissetarmi. Il signore, abbastanza giovane, prima mi guarda con una certa introspezione, poi estrae dal basso, in un frigo che non vedo, una bottiglia d’acqua di 2 litri, tra le più scadenti, per usare un eufemismo; gli chiedo quanto deve avere, mi risponde: “2,5 euro “. Estraggo dal portafoglio molto lentamente 10 euro, sono tentato di fuggire, sono schifato, e schifo anche il mio lavoro. Tutto è giusto, lui paga salato l’occupazione del suolo, io quando non guadagno degnamente preferisco non lavorare. Cos’è che porta queste due estreme conseguenze?

Durante la terribile quarantena di Marzo e Aprile, molte testate e tg nazionali hanno parlato di solidarietà, di bene comune, di forza collettiva, di nuova unione. Ma ora vedo che l’azione economica è molto più forte di quella sociale (bella scoperta). In realtà, l’ho scritto già in un articolo precedente, c’è qualcosa in più che ha fatto questo virus (almeno per chi parla usando solo un vocabolario di convenienza): è la perdita totale dell’interesse comune. Già scardinato da tempo, ha finito per perdere la sua più grande resistenza: la vicinanza. La solidarietà non può essere fatta a distanza, è da religiosi farlo così. Durante l’invisibile pandemia, con le dovute distanze, hanno fatto cantare, ballare, applaudire migliaia di persone dai loro balconi e finestre, “andrà tutto bene”, cosicché nella paura generale sono aumentati: la pasta, i detersivi, l’alcol, i guanti, il disinfettante, la frutta, la verdura, i computer, le stampanti, i tablet, l’ombrellone, la sedia sdraio, la discesa a mare… ecc. Molto poetica è, invece, la diminuzione della quantità. Infatti, questa strategia è molto usata, anche in passato è stata attuata. Il prezzo non cambia, “noi non aumentiamo da decenni”, però diminuiscono le dosi: in una bibita di 2 litri ora ne posso trovare 1,75; in un gelato di 500 g ora ne posso trovare 400 g; in un pacco di patatine di 100 g ne trovo solo 0,90  ecc ecc. Così come i bonus che ci hanno regalato. Ad esempio quello per le vacanze. Un albergo del Cilento, abbastanza modesto, ha chiesto, per le due settimane centrali di Agosto, pensione completa, più di 5000 euro (per fortuna prendono anche il bonus di 400 euro, mica lo fanno tutti). Naturalmente il lusso è a parte.

Il tutto è giustificato dai 5 parlamentari della repubblica che hanno chiesto aiuto per la spesa e che, nel rispetto della legge, essi hanno avuto il contributo previsto. Ho toccato le corde dell’intimo sentire: chiedendo di dissetarmi, sono rimasto folgorato.  Ti schifo, tu mi schifi. Io sono un pezzente, tu sei un ladro. Equazione lontana e comunista che mette le definizioni fuori gioco. Il linguaggio non può sostituire la realtà. Una cosa è la teoria, un’altra è la pratica. E così facendo abbiamo stemperato ogni forma di conservazione della specie. Una ribellione vale l’altra. Schifo l’acquaiuolo della via F. Caracciolo, così come schifo il mio lavoro che mi ha portato a pensare che, morte tua/vita mia, è pur sempre un’equazione comunista. [+blogger]

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