non è andata così male

Ultimo giorno del 2020. Un anno terribile? Mica tanto. Il coronavirus ha squilibrato gli assetti e un po’ tutte le nostre abitudini. A Marzo o Aprile non ricordo bene, sul sito di un giornale nazionale è apparso un articolo (con tanto di gif animata) che ha mostrato come il clima si è purificato grazie alla sospensione delle attività industriali, agli scarichi delle auto, delle navi ecc. Insomma il nostro paese (si è potuto notare, grazie al video che mostra come dai colori arancione/rosso dell’inquinamento si è passati al verde/azzurro dell’aria sempre più pulita), è passato da un circuito di inquinamento atmosferico a quello di un virtuoso ciclo della natura. Il covid ha presentato un sud Italia diverso. Quest’ultimo, da storicamente disorganizzato soprattutto sotto il profilo sanitario, è stato visto nella realtà dell’emergenza, soprattutto con la prova d’eccellenza che ha dato l’ospedale Cotugno di Napoli, come non più obsoleto e/o deficitario. Le librerie, da anni in crisi, hanno potuto sperimentare la vendita on line che ha permesso di creare forse un nuovo ciclo economico. Il Computer, internet, le chat e le videochiamate, che prima qualcuno giudicava come forma di regressione della socializzazione e dall’estrema individualità, con le nuove norme di vita sono diventati fondamentali per una corretta informazione e per una continua forma di sopravvivenza comunitaria. Le relazioni reciproche non si sono annullate, così come la scuola ha adottato l’insegnamento a distanza, e il lavoro d’ufficio è stato sostituito con lo smart working. Negli Stati Uniti si sono svuotati gli edifici che prima ospitavano gli uffici delle aziende: è possibile che questo possa, in qualche modo, abbassare gli affitti? La stessa cosa è successa a Napoli e soprattutto nel centro storico: i numerosi b&b hanno fatto aumentare il prezzo degli appartamenti del mille per cento. Oggi i decumani sono vuoti, è possibile che le case abbiano una svalutazione economica?! L’Italia non ha mai visto tanti soldi arrivare così in fretta come gli attuali recovery fund, un piano Marshall, molto più sontuoso, che se spesi bene, possono far ripartire stabilmente settori che da anni sono stati abbandonati. Il virus, che porta paura ed incertezza, può diminuire la percezione economica a favore di quella sociale? Il tempo ci aiuterà a capire.

L’articolo andrebbe approfondito per ogni punto che ho trattato impropriamente, ma in questo caso perderebbe tutto il suo ottimismo. Visto che non credo in questo termine, il post è quanto mai sintomatico di un’epoca di transizione e di rivelazioni future. [+blogger]

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