partenoir

Ho letto un articolo molto interessante sul blog di Loredana Lipperini. Appena finito, ho riletto il libro “Partenoir”, pubblicato da Tullio Pironti nel Maggio del 2006, l’autore si chiama Alessandro Timpano. Non ci sono recensioni (il libro è ancora in vendita, solo poche righe, quarta di copertina), così ho deciso di scriverne una io, visto che il concetto di distopia è pervaso nel rione grazie a questo scrittore. Il libro inizia con un delitto su di un autobus di linea e prosegue con cinque amici che hanno intenzione di svaligiare una banca, la Banca di Credito Partenopeo. La mente della rapina è Filippo, esperto dei sotterranei greco/romani. Con lui, oltre ad Alfredo, quest’ultimo abitante del quartiere Sanità, c’è Mario, un disoccupato per “devozione”, proveniente da una discendenza nobile. Il quarto amico è Antonio, ex ospite della casa circondariale di Poggioreale, e infine Ciro, un muratore di professione, dotato di una straordinaria forza fisica. I cinque sono consacrati alla “banda del buco”, solo che non c’è niente da ridere se paragonati al film “Operazione san Gennaro”. Ritorno alle prime righe del libro. Il delitto sull’autobus spiazza i migliori criminologi. Come possibile credere, un’ esecuzione a Napoli è di stampo camorristico, ma questa tesi è scartata; anche quella del delitto passionale è smontata, e anche altre tesi più probabili sono impossibili. Ad uccidere il povero cristo è stato un morso inflitto sull’arteria giugulare, in perfetto stile demoniaco.

I cinque, decisi nel loro colpo, si calano nei sotterranei della collina di Capodimonte, scendono molti metri in profondità, percorrendo buona parte delle viscere del quartiere Sanità. Ad un tratto si perdono e, nella risalita, fanno uno straordinario incontro. Una comunità di diseredati, con a capo un medico, ultimo o primo rampollo di una civiltà in costruzione, popolano i mille cunicoli e pozzi sotterranei, con tanto di stanze, piazze, cucine, teatro, e cani da guardia. Essi si alimentano di carne umana, squartano vive le loro prede, le selezionano, le maciullano e i resti delle carcasse, per puro divertimento, attraverso le note di Tammurriata nera, li danno in pasto ad un drago di Komodo. La classica canzone può sembrare paradossale, ma la prima metà del libro è spaventosa. Le spiegazioni particolari degli assassini, l’incessante puzza di carne umana mescolata con l’odore dell’umidità del tufo giallo, il corpo semicosciente di una delle vittime che parla senza riuscire a pronunciare le lettere b, f, m, p, v, senza femore, monco dalle mani ai piedi, perché tranciate dai carnefici. Nelle cavità, decine di corpi smembrati, trafitti dai denti di pitbull addestrati per succhiare sangue umano, staccare gli ossi, recidere orecchie e arti. Tutto va a finire nella pentola di un nano cuoco e servito ai derelitti della comunità che sotto gli effetti di stupefacenti, si ingozzano nel silenzio più assoluto. I delitti della Napoli su, del quartiere Sanità, sono la diretta conseguenza della Napoli giù. La mente è un primario dell’Ospedale Cardarelli, ricchissimo abitante della via Posillipo, che vive in una villa settecentesca. Lo Stoker napoletano probabilmente ha origini nel rione Sanità visto che è un appassionato devoto delle anime purganti. L’ossario delle Fontanelle, un luogo questo che frequenta estaticamente, che mette pace tra la sua mente criminale e la razionalità del culto, così come le migliaia di ossa umane che popolano il cimitero, creano una miscela di sadismo e soddisfazione incline alla sua psiche.

La seconda parte incute rappresentazioni più probabili ma con colpi di scena degni del più vivace Edgar Allan Poe . Un’ altra nota particolare, l’assenza di un detective o un commissario, tanto caro ai libri noir. Alessandro Timpano spiega molto bene il concetto della perversione di umana razionalità, così come nell’articolo che ho linkato, attraverso la voce del mostro protagonista che, non a caso, si chiama Generoso: Che ne è delle nostre azioni diecimila o centomila anni dopo che le abbiamo compiute? L’unica cosa in cui credo è l’appagamento del desiderio. E’ questo il gioco, qualcuno soffre e qualcuno gode. Perseguire il piacere finché è possibile, e con tutti i mezzi, esplorarlo, ampliarlo, questa è la filosofia mia […] Non esiste piacere più sublime per l’uomo che dare concretezze alle proprie fantasie, di qualunque genere esse siano. Senza queste non esisterebbe l’arte. Non svelo il finale come giusto che sia, ma l’ultima considerazione sul quartiere è necessaria. Se tutto ciò non fosse inventato e dalle costole spezzate della camorra nascesse una specie di uomo (o di uomini), così come descritto nel libro, capace di salire fino al 33esimo piano di un grattacielo degli Stati Uniti, invitato da ricchi signori per un banchetto a base di pedo pornografia, e nel delirio generale il sesso lasciasse il posto al cannibalismo, lo spettro della distopia includerebbe nell’irragionevolezza il massimo sforzo di debellare uno dei tanti cancri della civiltà. Paradossale sì, ma come è palesemente vero tutto e il contrario di tutto. Banale anche a ripeterlo. [+blogger]

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